Zuppi, l’amico speciale. Insieme ad Auschwitz e da Papa Francesco: "Guccini il mio preferito"
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Nel 2016 andarono in Polonia, partendo da ’Canzone del bambino nel vento’. Poi, nell’aprile del 2018, il viaggio nella Capitale con migliaia di fedeli bolognesi.

Nel 2016 andarono in Polonia, partendo da ’Canzone del bambino nel vento’. Poi, nell’aprile del 2018, il viaggio nella Capitale con migliaia di fedeli bolognesi.

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Il cardinale Matteo Zuppi ha espresso a nome della Chiesa di Bologna vicinanza nella preghiera, cordoglio e partecipazione al dolore della famiglia di Francesco Guccini. La scomparsa di un amico è sempre una questione delicata e l’arcivescovo ha preferito non raccontare quello che questo "saluto della vita terrena" ha suscitato nella sua sfera privata. Quando il 12 dicembre del 2015 il prelato romano aveva preso il possesso dell’arcidiocesi aveva subito etichettato come "suo preferito" il cantautore di Pavana. Aveva anche raccontato che, durante la sua adolescenza, anche grazie alle sue canzoni aveva cambiato idea sulla fede: prima la riteneva un qualcosa di distante e di ereditato dalla sua famiglia, e poi un impulso per spendersi e donarsi agli altri.
Il brano ’Canzone del bambino nel vento’ (Auschwitz) è tra quelli che più fecero riflettere il futuro presbitero e, per ironia della sorte, la visita nel tristemente noto campo di concentramento polacco fu la prima uscita pubblica dei due. Era il marzo del 2016 e quella fu anche la prima volta e unica in cui Guccini andò quel luogo di deportazione e di morte. Erano gli accompagnatori di un gruppo di studenti della Scuola Media di Gaggio Montano, nell’ambito dell’iniziativa ‘Un treno per la memoria’, ma per il cantautore le cose si misero subito male dato che, scivolato su una mattonella sconnessa, cadendo riportò una frattura alla spalla e un trauma al braccio destro, e dovette essere medicato in un ospedale locale prima di riprendere la visita.
In privato i due si erano già conosciuti e Guccini, pur essendo agnostico, aveva sempre nutrito rispetto per gli esponenti della Chiesa aperti al dialogo culturale. Non poteva, quindi, non provare simpatia per un vescovo che, senza rompere con i suoi predecessori, appena arrivato salì sul palco di Piazza Maggiore nella giornata del Primo maggio dimostrandosi subito molto sensibile alle questioni degli ultimi. Qualche pizza di nascosto in Appennino, non proprio a metà strada tra Pavana e Bologna, e poi un secondo viaggio insieme a Roma in Piazza San Pietro.
Era il 21 aprile del 2018, insieme a migliaia di bolognesi, Guccini partecipò all’Udienza speciale al termine del Pellegrinaggio di ringraziamento della Chiesa di Bologna, guidato dall’Arcivescovo, per la Visita pastorale del Papa sotto le Due torri del primo ottobre 2017. Lì pontefice e cantautore scambiarono anche qualche parola. Ma il rapporto non andò oltre anche per la soggezione che il poeta aveva nei confronti di quello che il Santo Padre rappresenta. "Sono agnostico – scrisse Guccini dopo il conclave che elesse Papa Leone XIV – perché è troppa fatica essere atei, ma Zuppi mi onora della sua amicizia. Meglio che non sia stato eletto Papa. Per lui e perché stato troppo grossa avere un amico papa!".
La canzone preferita da “don Matteo” è “Il Pensionato”, un brano che racconta le giornate noiose e ripetitive di un vecchio signore che, rimasto solo, vive nella stanza accanto alla sua. "Viene descritta – spiegava Zuppi – la grande dignità con cui gli anziani subiscono l’essere senza persone che si interessano a loro e cercano negli altri anche solo un sorriso per dare un tono diverso al loro quotidiano".
Nel luglio del 2023 Guccini aveva partecipato a un evento, nel complesso della Basilica di Santo Stefano a Bologna, sul tema della memoria nell’ambito dell’iniziativa ’Un alfabeto per l’umano’, dialogando con il cardinale Zuppi e don Luigi Verdi, fondatore della Comunità di Romena, una realtà del Casentino che accoglie tutti i viandanti: sia quelli che hanno bisogno di ritrovare il senso della loro vita, sia quelli che hanno incontrato qualche difficoltà economica. Francesco era stato diverse volte in quel luogo dove aveva la possibilità di rivivere le sue origini contadine e montanare. Una provenienza che gli aveva insegnato ad accontentarsi e guardare le cose cogliendo gli aspetti più nascosti, dettagli profondi che poi raccontava nelle sue canzoni.
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