WTA Pechino, la rinascita di Qinwen Zheng: “Il meglio deve ancora venire”

Si completa con il primo trofeo WTA 1000 il ritorno al successo di Qinwen Zheng dopo la chirurgia al gomito del 2025 e il faticoso rientro. La medaglia d’oro olimpica ed ex n. 4 del mondo ha superato in finale Mirra Andreeva nel torneo di casa, riuscendo finalmente ad abbandonare la tensione che l’ha accompagnata durante questa settimana. Dopo l’esibizione canora durante la premiazione, Qinwen ha parlato di dubbi, lotta interiore, della ricerca sua miglior versione, di non volere rimpianti e altro ancora.

D. Qinwen, congratulazioni. Sei la nuova campionessa del China Open. Puoi raccontarci quali emozioni stai provando in questo momento e che cosa hai sentito quando hai conquistato il titolo?
ZHENG QINWEN: Sinceramente, dopo aver vinto questo titolo ho provato la sensazione di avercela finalmente fatta, di essere finalmente tornata a scrivere la storia. Cerco sempre di superare me stessa, perché tutti mi chiedono quanto sia stato straordinario quello che ho ottenuto nel 2024. Io rispondo sempre che il meglio deve ancora venire.

Il fuoco dentro

D. Dopo le Olimpiadi di Parigi del 2024, in tutta la Cina è esplosa una vera e propria febbre per il tennis. Sempre più persone si stanno avvicinando a questo sport. Tu hai contribuito ad alimentare tutto questo entusiasmo, dentro e fuori dal campo. Come ti senti al riguardo?
ZHENG QINWEN: Dopo aver vinto la medaglia d’oro olimpica nel 2024, ho sempre saputo quanto potessi ispirare le persone. Poi, nel 2025, ho avuto una brusca battuta d’arresto e ho dovuto sottopormi a un importante intervento al gomito, che non è stato affatto facile. Quando ero nel momento più difficile, tutti dicevano che non sarei riuscita a tornare. Avevano dei dubbi su di me.

Anche i miei amici continuavano a chiedermi che cosa mi stesse succedendo in quel periodo. Non riuscivo a rispondere, perché dopo essere tornata dall’infortunio avevo la sensazione di aver semplicemente dimenticato come si compete. Finalmente, dopo tante sconfitte, ho ritrovato il fuoco dentro di me quando scendo in campo per giocare una partita. Come ho sempre detto, il tennis non consiste soltanto nel colpire la palla, ma anche in quanto desideri vincere. Sono davvero grata di aver ritrovato quel fuoco interiore. Adesso sto cercando di diventare la migliore versione possibile di me stessa.

Il desiderio di vincere (anche per zittire certa gente…)

D. Come paragoni le sensazioni che hai provato vincendo l’oro a Parigi, rappresentando la Cina, con quelle che provi oggi? So che qui giochi per te stessa, ma durante questa settimana non è sembrato proprio così. Quanto sono diverse queste emozioni? E quanto è diverso l’orgoglio che provi?
ZHENG QINWEN: Posso dirvi che il nervosismo è stato molto simile. Prima delle partite, in entrambi i casi, avevo la sensazione di stare per vomitare. Questo dimostra quanto desiderassi vincere. (Sorride.) Da un lato è positivo, ma dall’altro il desiderio di vincere è così forte che non riesco a rilassarmi.

Tutti mi dicevano che avevo già fatto la storia raggiungendo la finale. Ma io non volevo fermarmi alla finale: volevo diventare campionessa. Se qualcuno vuole scrivere una nuova pagina di storia, deve arrivare almeno a vincere il titolo, non soltanto a giocare la finale. È come se stessi gareggiando anche contro la me stessa del passato. Oggi ho sentito che il pubblico mi sosteneva moltissimo. Al China Open sono sempre molto motivata, perché voglio mostrare il mio miglior tennis davanti a queste persone.

D. Una volta hai detto che la migliore versione di te stessa deve ancora arrivare. Dopo aver vinto il China Open, quanto ti senti più vicina a quella versione ideale?
ZHENG QINWEN: Non saprei dare un numero preciso per dire quanto mi senta vicina alla migliore versione di me stessa. Ma è vero che ho raggiunto qualcosa che non ero mai riuscita a ottenere quando avevo 21 anni. So che tutti dicono che non avevo mai vinto un torneo WTA 1000. Va bene, sono stata campionessa olimpica, ed è qualcosa di straordinario, ma ci sono ancora tante cose che non ho raggiunto. Voglio conquistarle tutte, così che quelle persone non possano più avere nulla da ridire.

Sono davvero felice di aver compiuto i primi passi. Per me c’è ancora tanto da fare. Sono sinceramente affamatissima di quello che mi aspetta nel resto della mia carriera, perché conosco il mio potenziale e non voglio avere rimpianti il giorno in cui mi ritirerò dal tennis. Voglio dare tutto quello che ho durante la mia carriera.

Dal ritiro del 2025 al titolo (con compleanno)

D. Parliamo nello specifico di come sta il tuo gomito. L’anno scorso ti sei ritirata dal match, mentre adesso hai alzato il trofeo. In che modo, considerando il tuo infortunio e le tue condizioni fisiche, questa vittoria ti ha restituito fiducia?
ZHENG QINWEN: Ricordo benissimo quello che è successo l’anno scorso. Mi sembra ieri. Già dopo la mia prima partita avevo la sensazione di non riuscire più a servire. In quel momento non conoscevo ancora bene questo tipo di infortunio. Non avevo abbastanza esperienza, quindi ho continuato a giocare e a portare avanti la partita. Dopo essermi ritirata,non ho più giocato fino a febbraio. È stato un periodo molto lungo.

All’inizio non mi aspettavo di poter vincere il titolo qui, perché volevo semplicemente affrontare una partita alla volta e vedere fin dove sarei riuscita ad arrivare. Ricordo che l’anno scorso Noskova mi batté e raggiunse anche lei la finale. Questo significa che, nonostante fossi infortunata, il mio livello era comunque molto alto. Mi sento davvero fortunata ad aver ottenuto questo risultato quest’anno. Inoltre, è la prima volta che festeggio il mio compleanno a Pechino. Prima dell’inizio del torneo, il mio team continuava a spronarmi, dicendomi: «Dai, proviamo a farti festeggiare il compleanno qui». Sono felice di esserci riuscita. (Sorride.)

D. Forse un semplice «congratulazioni» non basta, perché l’anno scorso hai attraversato tante difficoltà. Molte persone vorrebbero che la vita scorresse senza ostacoli. In Cina si dice spesso che, dopo aver attraversato tante prove e sofferenze, la giada prende forma. Dopo un periodo così lungo di difficoltà, quali sono gli insegnamenti più importanti che hai tratto da questa esperienza?
ZHENG QINWEN: A dire la verità, pensavo che il periodo difficile sarebbe durato uno o due mesi. Non mi aspettavo che si protraesse per ben sei mesi. Durante quei sei mesi sono stata costretta a imparare molte cose. Ho anche riscoperto me stessa. Sapevo che, quando non giocavo bene, cominciavano a levarsi tante voci. Ho imparato a convivere con me stessa e a non lasciarmi condizionare da quelle voci. Tutto questo mi ha resa più forte.

Tutti, prima o poi, attraversano un periodo difficile. Io vivo costantemente sotto una lente d’ingrandimento, davanti alle telecamere. Ogni parola e ogni gesto vengono ripresi e messi sotto gli occhi di tutti. Un periodo negativo non è necessariamente una cosa brutta. Non saprei dirvi direttamente che cosa ho imparato, ma posso mostrarvelo attraverso il mio tennis.

Una parola per i giovanissimi

D. Molti giovani tifosi cinesi ti considerano un modello da seguire. Abbiamo visto tanti bambini fare il tifo per te. Che cosa vorresti dire a questi giovani appassionati?
ZHENG QINWEN: Nel percorso tennistico incontrerete sicuramente delle sconfitte, momenti di confusione, ma anche la gioia di crescere. Il tennis è uno sport bellissimo. Dovete divertirvi, sentirlo nel profondo del cuore e amarlo. È uno dei modi per riuscire a esprimere tutto il vostro potenziale. Non credo che un bambino piccolo possa capire davvero queste cose. Posso dirvi di apprezzare ogni singolo giorno. È quello che facevo io quando ero bambina.

“Mai rilassata durante il torneo”

D. In campo, quando affronti un’avversaria, sei aggressiva come una pugile. Dopo la partita, invece, ti rilassi cantando. Quanto ti aiuta questo modo di rilassarti a scaricare la pressione? E come riesci a non farti condizionare dalle voci esterne?
ZHENG QINWEN: In effetti, mi piace cantare. Quando ero bambina e perdevo una partita, mi piaceva cantare canzoni, a volte anche tristi, per riuscire a sentire fino in fondo la sensazione della sconfitta. Per quanto riguarda le partite, però, non mi sono sentita affatto rilassata. Anche il giorno del mio compleanno ho seguito la mia routine, fatto gli allenamenti e la fisioterapia. Ho portato a termine ogni singolo punto del programma che avevo stabilito.

Durante il torneo la mia mente non si è mai davvero rilassata. Ho la sensazione che, se non vinco questo torneo, il mio percorso non sia ancora arrivato alla fine e io non possa rilassarmi. Nel momento in cui ho conquistato il titolo, ho sentito che finalmente potevo farlo. Finalmente potevano rilassarsi sia la mia mente sia il mio corpo.

D. Ricordo che a Parigi, durante una conferenza stampa, parlando del significato della medaglia d’oro, raccontasti di aver detto a tuo padre che, anche se in futuro avessi perso delle partite, saresti comunque rimasta una campionessa olimpica. Parlando del significato di questo titolo, se dovessi scrivere una lettera a te stessa da leggere in futuro, nei momenti di dubbio, che cosa ti scriveresti per incoraggiarti durante un altro periodo difficile?
ZHENG QINWEN: Nella lettera mi direi di rimanere sempre umile quando perdo. Ci sono delle ragioni dietro una sconfitta. Potrebbero non avere a che fare con quello che stai facendo in quel momento. Potrebbero dipendere da ciò che è successo nei due o tre mesi precedenti e che ha portato al risultato di oggi.

Sii umile, tieni la testa alta. Non lasciare che la corona ti cada dalla testa. Anche quando attraversi un periodo difficile, ricordati di quello che hai fatto. Ricordati dei tuoi traguardi. Mio padre è un estroverso, questo si vede. Si mette in posa davanti alle telecamere, solleva il trofeo davanti agli obiettivi. Penso che abbia davvero qualcosa di speciale. È proprio uno che sa il fatto suo. (Sorride.)

Lotta su più fronti

D. Hai giocato sette partite negli ultimi undici giorni, con prestazioni molto aggressive. Qual è stato il momento più difficile per te?
ZHENG QINWEN: Ogni partita ha avuto le sue difficoltà specifiche. Mentre lottavo contro le mie avversarie, lottavo anche contro me stessa. Dentro di me combattevo contro il desiderio di vincere e contro le mie debolezze interiori. Devo essere aggressiva, ma devo anche controllare gli errori. Nei momenti decisivi non posso essere timida o tirarmi indietro. È un aspetto per il quale devo trovare una soluzione da molto tempo. Sono davvero felice di esserci riuscita.

Allo US Open ricorderete quel cambio di campo: non riuscivo a strappare il servizio alla mia avversaria. È un momento che ricordo molto chiaramente. Per questo, ripensando a questo torneo, sono davvero contenta di aver evitato che accadesse di nuovo. Sono riuscita a sfruttare le occasioni che mi si sono presentate.