Wendy Bevan è la Music Director di Settembre 2026

Wendy Bevan ci racconta come le parole, le immagini e la musica si muovano all'unisono nel suo lavoro, creando un mondo ideale e immaginifico. L'estetica del nero e della luce coesistono con il suo suono ricercato e cinematografico. "Alone With The Unknown" è il suo nuovo album, in cui prendono forma tutti i suoi riferimenti e visioni per descrivere una dimensione più grande di cui tutti facciamo parte.

wendy bevan by jesse laitinen

Photographer: Jesse Laitinen

Vorrei partire dal tuo primo ricordo legato alla musica.

Non credo di avere un unico ricordo, ma un insieme di avvenimenti. Da bambina suonavo diversi strumenti, cantavo con mio padre, che suonava spesso la chitarra. Ma, se devo spostare il tutto su un piano più personale, mi ricordo la prima volta che vidi un violino. Ricordo di aver visto Nigel Kennedy suonare in televisione e di aver pensato che fosse lo strumento più magico che avessi mai visto. Così ho iniziato a suonare il violino a circa sei o sette anni. Forse il vero primo ricordo è proprio quello di suonare il violino a casa. Anni dopo vidi Vanessa Mae suonare il violino elettronico e scoprii anche quella possibilità.

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Photographer: Jesse Laitinen

Sei un’artista poliedrica. Credo che questa sia una caratteristica fondamentale per un’artista o per una persona creativa. Come e quando la fotografia e il cinema si sono incontrati, o si sono fusi, con la musica?

Pensando a quando ero più piccola e studiavo musica, mi rendo conto di quanto fossi appassionata di cinema. Con il passare del tempo, quando ho dovuto decidere il percorso universitario, ho optato per un percorso artistico invece di frequentare il conservatorio. Ho studiato nello specifico fotografia, un’altra delle mie passioni da quando ero piccola. Avevo questa piccola macchina fotografica rossa, scattavo sempre fotografie e trovavo emozionante l’attesa dello sviluppo dei rullini. Quindi ho studiato fotografia all’università, ma allo stesso tempo ho coltivato la passione per la musica suonando in diverse band. Ho messo da parte per qualche anno il violino, ma nella realtà è sempre stato parte di me. Quello che è successo è che ho portato avanti la fotografia, il cinema, la moda e la teatralità dell’immagine, ma più passava il tempo, più capivo che tutto questo, per me, aveva anche un suono. A un certo punto ho cominciato a coniugare il tutto con le mie band e con le compagnie teatrali con cui ho lavorato, e questa è stata la base da cui è partito tutto il mio immaginario come artista. È stato sempre un lavoro di bilanciamento fra le varie arti. Penso molto in maniera visuale, ma sento sempre il suono delle immagini, e questo ha creato il mio universo estetico. Tutto ciò è visibile nelle mie interpretazioni sul palco e nei video musicali, dove i personaggi del cinema che mi affascinano mi influenzano profondamente.

wendy bevan by jesse laitinen

Photographer: Jesse Laitinen

Il tuo immaginario è legato all’oscurità, alla cultura goth, al dramma e ai riferimenti cinematografici. Il nero è un forte simbolo di tutti questi elementi. Cosa rappresenta il nero per te ?

Il nero è uno spazio e offre infinite possibilità. Se guardiamo il cielo di notte, le uniche cose che possiamo vedere sono le luci. Direi che il mio mondo comincia dal nero, ma non può vivere senza la luce e senza il connubio delle due cose. Non voglio che le persone colgano solo la cupezza del nero nel mio lavoro, ma vorrei che leggessero ciò che amo del nero, ossia la sua teatralità. Sono profondamente guidata dalla luce, ma al tempo stesso profondamente affascinata dalla teatralità e dall’eleganza delle culture estetiche legate al nero, quindi mi sento onorata di essere collegata, in un certo senso, con queste. Penso anche che il mio lavoro abbia un crossover con il pop, il rock e la musica sperimentale e, più passa il tempo, più mi rendo conto di trovare interessante il lato patinato del pop.

a figure standing on a cinema projector background wearing lingerie

Photographer: Jesse Laitinen

Passando al tuo nuovo album, “Alone With The Unknown”, possiamo dire che parli della scoperta di sé e dell’idea che siamo parte di qualcosa di più grande di noi. Credo che potrebbe essere un’affermazione molto significativa per i nostri tempi. Qual è il messaggio che vorresti che il tuo album rappresentasse?

Partendo dal titolo stesso dell’album, “Alone With The Unknown”, c’è sicuramente un profondo collegamento con l’oscurità e la paura di ciò che non si conosce. Proprio questa paura è qualcosa che dovremmo tenere in considerazione nella nostra vita. Mi piace che le canzoni che scrivo siano mezzi attraverso cui sognare e trovare uno spazio che permetta alle persone di immaginare più di ciò che hanno. Considerando la fragilità del mondo, la risposta è sempre legata alla nostra vulnerabilità e impotenza. Molte canzoni parlano di questo e sembrano quasi dei monologhi. Credo molto nel potere delle parole ed è per questo che curo molto i testi delle mie canzoni. Molte delle parole che uso arrivano intenzionalmente da fonti diverse e da parole antiche ormai in disuso, ma che alla fine conosciamo, per raggiungere un senso di eternità.

wendy bevan by jesse laitinen

Photographer: Jesse Laitinen

Restando sul tuo album, l’amore è un elemento centrale. Partendo dal tuo singolo “Innocence”, sembra che l’amore sia una formula universale per immergersi nella scoperta di sé. Per me questo è il significato più profondo dell’amore. C’è una canzone della tracklist a cui sei particolarmente legata?

C’è una canzone di cui vado molto fiera, che si chiama “Slow Moon”, che parla dell’amore ponendoci delle domande a cui tutti abbiamo pensato almeno una volta nella vita e chiedendoci se sia il caso di dare all’amore un’altra possibilità. Tutto questo avviene in un dialogo intimo con la luna, che spalanca veramente quel senso di vulnerabilità.

Vorrei sapere come ti approcci alla ricerca musicale. Come ti descriveresti come amante e fruitrice di musica?

In passato ho collezionato moltissimi vinili, comprando la musica più disparata e ricercando continuamente tra diversi generi. Oggi ammetto di navigare profondamente su Spotify e YouTube e di collezionare fisicamente meno. Non sono d’accordo con le politiche che esistono online per gli artisti, ma devo ammettere che, a livello di fruibilità, le possibilità sono molto più ampie, comode e potenzialmente infinite rispetto al fisico. Pensi a una canzone, la cerchi semplicemente digitando qualcosa su una tastiera e da lì si aprono liste e liste di ascolti consigliati: è incredibile. È vero, poi, che oggi si sono aperte nuove possibilità di ascolto fisico e di condivisione che vanno oltre i concerti. Penso, ad esempio, a realtà come i listening bar, che permettono alle persone di condividere gli ascolti e scoprire nuove atmosfere e generi.

wendy bevan by jesse laitinen

Photographer: Jesse Laitinen

Non credi che l'immensa possibilità di fruizione online e quindi a portata di mano, alimenti la pigrizia delle persone?

Credo che la pigrizia delle persone sia sempre esistita. In qualsiasi epoca le possibilità di ricerca, se le vuoi, non sono mai mancate. Oggi sono ancora più a portata di mano.

Passando alle immagini che accompagnano la tua musica — fotografie, copertine e videoclip — come lavori al processo creativo che sta dietro a questi elementi?

Sono costantemente alla ricerca di nuove reference. Entrambi i mondi sono estremamente collaborativi; pensiamo solo al fatto che un progetto, per essere finalizzato necessita sempre di un team di persone. Sono realmente la direttrice creativa di questa fase di costruzione, ma penso che non si possa essere perennemente in controllo di tutto. Bisogna avere fiducia nel proprio team e nel processo.

Sei più un’artista da studio o da palcoscenico?

Assolutamente da palcoscenico. Penso che il desiderio di rendere reale un progetto nella dimensione live sia il motore di tutto. Mi rendo conto di aver scritto alcuni brani dell’album pensando a come li avrei portati in scena durante la performance.

Immagino che ci saranno alcuni concerti dal vivo dopo l’uscita dell’album. Cosa dobbiamo aspettarci?

Ho il mio mondo, il mio immaginario e spero di riuscire a portare sul palcoscenico quell’atmosfera, permettendo al mio pubblico di immergersi al suo interno.

Hai curato la Playlist per Harper’s Bazaar come Music Director del mese di Settembre, come la descriveresti?

Notti e neon; brani per quelle ore di confine in cui il mondo sembra sospeso.

person with bob haircut, wearing dark clothing and a metallic necklace, looking serious.

Photographer: Jesse Laitinen

Images Full Credits

Photographer: Jesse Laitinen

Styling: Rebekah Roy

Styling Assistant: Isabella Savery

Makeup: Makeup by Jo Sugar using Embryolisse and Nars

Hair: Tyler Johnston

Location: All Is Joy, Soho London

Special thanks to Joel Peter Levack & @fealyfilms