Wave Gotik Treffen, WGT, Lipsia (22-25-05-2026) - Live Report :: OndaRock

Wave-Gotik-Treffen 2026

Diario del nostro tempo oscuro. Lipsia – Germania – 22-25 maggio 2026

Esiste un luogo magico, che prende forma solo una volta all’anno, capace di unire migliaia di cuori che battono a ritmo di musica dark e alternative. È il Wave Gotik Treffen. Più che un festival, è un’atmosfera sospesa nel tempo, un microcosmo dove la nostra comunità si ritrova per celebrare la propria essenza. E quando siamo tutti lì, uniti dalle stesse note e dalla passione per la stessa musica, la magia si compie: siamo felicemente a casa. Benvenuti al racconto del WGT di quest’anno.
Ogni giornata offre molti percorsi alternativi unici e vi parleremo di quelli che abbiamo scelto, ripercorrendo la cronologia del nostro festival con approfondimenti su band meno conosciute e momenti memorabili.


Venerdì 22 Maggio: Il Rituale della Kuppelhalle

Picnic vittoriano al Clara-Zetkin-Park

Dopo la consueta passeggiata al picnic vittoriano, appuntamento d’obbligo di ogni WGT, con gli immancabili vestiti d’epoca, l’apertura ufficiale del festival ha trovato il suo cuore pulsante nella maestosa cupola del Volkspalast, teatro di una serata dedicata alle sonorità più sacrali, imponenti e rituali della scena.

Arcana (18:00 – 19:40)

La band svedese ha inaugurato la Kuppelhalle con tastiere orchestrali e cori neoclassici, creando un’atmosfera eterea, malinconica e spirituale.

Triarii (20:30 – 22:10)

Il progetto industrial martial fondato da Christian Erdmann prende il controllo del palco con i suoi ritmi solenni, dominati da tamburi neoclassici e campionamenti storici ipnotici.

Rosa Crux (23:00 – 01:05)

Il culmine della notte è stato affidato ai francesi Rosa Crux, maestri del Gothic Ritual. Il loro concerto di oltre 80 minuti è stato una vera e propria performance artistica e cerimoniale. Il palco era immerso nella semioscurità, illuminato da candele e fumi densi. Hanno utilizzato i loro celebri tamburi automatici metallici suonati da scheletri umani e campane azionate da complessi sistemi meccanici. Enormi bandiere nere sventolavano sopra le teste delle prime file sfiorando il pubblico, caricando l’atmosfera di tensione. Hanno presentato “Tonitrui”, uno dei pezzi rituali più cupi e iconici, contenuto originariamente nel loro celebre album “Noctes Insomnes”. Come da tradizione della band, il testo è interamente cantato in latino ecclesiastico e attinge direttamente alle Sacre Scritture e ai testi liturgici medievali. Lo show è stato arricchito dalla caratteristica coreografia rituale dei performer inginocchiati nella sabbia, dai canti in latino e dalle evocazioni che hanno trasformato la Kuppelhalle in una cattedrale profana, chiudendo la prima giornata del festival nel modo più magico possibile.

Sabato 23 Maggio: Dall’Ottone dello Steampunk al Goth-Punk del Täubchenthal e all’atmosfera romantica del Parkschloß


Il sabato ci ha mostrato una triplice anima del WGT: l’eleganza retrò del pomeriggio, l’atmosfera sognante ed eterea di altre dimensioni temporali e la furia underground della sera.

Il Picnic Steampunk: nel pomeriggio, il Clara-Zetkin-Park si è riempito di ingranaggi d’ottone, corsetti e cilindri vittoriani, in un’atmosfera fantascientifica.

Una maratona Batcave si è tenuta al Täubchenthal: un’eccezionale sequenza di band ha infiammato il palco, con una scaletta strutturata per ripercorrere una sorta di cronologia storica del goth-punk e del deathrock, partendo dalle interpretazioni più moderne fino ad arrivare alle radici storiche degli anni ’80.

Astari Nite (16:30): gothic rock moderno dalle sfumature dark glam e romantiche.
Nox Novacula (17:50): Deathrock urgente, crudo e dall’energia underground travolgente.
Altar de Fey (19:10): Linee di basso cupe ed estetica teatrale della prima ondata californiana.
Frustration (20:40): Post-punk e coldwave parigina dai ritmi quadrati e ossessivi.
UK Decay (22:20): Gli storici inni della prima ondata punk gotica inglese hanno chiuso la serata in modo trionfale.

Un’altra location del WGT, aggiunta nel 2025, è il Parkschloß, un palazzo storico in stile barocco staliniano, immerso nel verde del parco Im Dölitzer Holz, che evoca atmosfere d’altri tempi.

Il luogo perfetto per le sonorità eteree e oscure di Evi Vine, cantautrice britannica che vanta collaborazioni con membri dei Cure e dei Mission. Il contrasto armonico tra la sontuosità degli interni e il pubblico vestito di nero ha creato un’elegante drammaturgia visiva. Sul palco, da luci soffuse e fumo denso sono emerse trame sonore dilatate, guidate dai droni cinematografici e dai riverberi della chitarra di Steven Hill, collaboratore di lunga data. La voce incantevole di Evi Vine e le sonorità dream pop hanno trasportato il pubblico in un viaggio onirico e oscuro.

La sua estensione vocale ricorda il timbro ectoplasmatico di Liz Fraser (Cocteau Twins). Una performance intima, con brani storici da “Black Light White Dark” e nuove tracce, in cui melodie malinconiche si uniscono a esplosioni shoegaze e post-rock. Il dolore, tema centrale della musica di Evi Vine, diventa forza espressiva capace di tradurre la sofferenza in musica. “Sabbath” e “Give Your Heart To The Hawks” danno voce alle ferite dell’anima.

La presenza scenica di Evi Vine è ipnotica: statuaria al centro del palco, ha interpretato i brani quasi sempre a occhi chiusi. Il set si è chiuso in un trionfo di feedback e applausi scroscianti, lasciando nel pubblico la consapevolezza di aver assistito a un evento raro.

La musicista si conferma come una delle sacerdotesse contemporanee più sottovalutate della musica dark. La sua proposta artistica è un’esperienza spirituale ed estetica che merita di essere scoperta da una platea più ampia. La sua capacità di fondere la fragilità del cristallo con la potenza del post-rock rappresenta un tesoro nascosto della darkwave odierna. Chiunque cerchi autenticità nel dolore e bellezza nell’oscurità non può più ignorare il suo nome.


Domenica 24 Maggio: Dal Ritual Folk al Summit del Gothic-Rock


Domenica 24 maggio 2026 è stata la giornata centrale e più densa dell’intero Wave-Gotik-Treffen, trasformando Lipsia nel cuore pulsante della scena gothic mondiale. In questa giornata si è concentrato il meglio del gothic-rock, della darkwave e del neofolk internazionale.

Hexperos

Per chi come me cercava sonorità più acustiche, eteree e rituali, la prima destinazione era la Kirchenruine Wachau. Nelle suggestive rovine di questa chiesa gotica alle porte di Lipsia, la band italiana Hexperos, alla terza apparizione al WGT, ha tenuto un concerto intimo e d’atmosfera alle ore 14:00, mescolando violino, arpa e percussioni classiche e primitive, guidate dall’incantevole voce della fondatrice Alessandra Santovito. E’ stato uno dei trionfi italiani più cristallini di questa edizione del WGT. Il quartetto originario di Vasto (Abruzzo) ha letteralmente stregato il pubblico, raccogliendo una sentita standing ovation finale. In una cornice perfetta per la loro proposta musicale, sotto un sole primaverile splendente, le rovine della chiesa medievale di Wachau, le antiche mura a cielo aperto hanno amplificato l’estetica rituale ed ethereal/neofolk del gruppo, creando un perfetto ponte visivo e acustico tra la natura e le pietre storiche, tra la vita e la morte, il cui respiro aleggia nel cimitero circostante.
Il progetto si è presentato al Wave-Gotik-Treffen 2026 con una formazione di polistrumentisti d’alto livello, capace di ricreare dal vivo trame da camera medievali e celtiche.

Tra un brano e l’altro, Alessandra Santovito ha introdotto e spiegato i testi in inglese, guidando gli spettatori attraverso storie tratte dalla mitologia greca, dal paganesimo e dalla letteratura gotica. Il momento più intimo del set è coinciso con l’esecuzione di “I Will Carry On”, la title-track del loro ultimo lavoro in studio. Le note fluttuanti dell’arpa intrecciate alle aperture drammatiche del violino hanno commosso la platea, culminando nel lunghissimo applauso finale che la band stessa ha descritto sui social come un momento indimenticabile e toccante.

Questo trionfo neoclassico rappresenta la terza “faccia” del festival, che bilancia la violenza dell’industrial e la freddezza del post-punk con la pura poesia acustica.


Ci siamo poi spostati al Main Stage dell’Agra, dove si sono esibiti i pilastri storici della scena, offrendo una densità emotiva e musicale senza precedenti. Una sequenza impressionante di leggende ha infiammato il grande padiglione.


Lacrimosa: Il duo tedesco ha guidato la chiusura della serata (ore 23:30) con il loro inconfondibile gothic metal sinfonico.


London After Midnight: La storica band di Sean Brennan ha infiammato il palco alle 21:50 con i loro grandi classici.


She Past Away: Il duo darkwave turco ha tenuto uno dei concerti più magnetici e affollati della giornata alle 20:10.


Clan Of Xymox: I pionieri olandesi hanno dominato il tardo pomeriggio (18:45) con le loro storiche sonorità sintetiche e avvolgenti.


Lunedì 25 Maggio: L’Ultimo Atto all’Agra


Il lunedì ha visto il trionfo di un’altra band italiana: Morgue Ensemble (Kantine del Volkspalast), debutto assoluto al festival del progetto d’avanguardia di Simone Salvatori (Spiritual Front). In un’ambientazione teatrale da casa funeraria, la band ha unito sonorità cinematografiche alla John Carpenter e percussioni industriali, presentando la nota “Your Flesh Feeds My Dreams” e l’inedito assoluto “Entombed Childhood”.

Ma le ultime energie dei ventimila visitatori si consumano all’Agra con una parata finale eclettica e devastante.

Panzer AG (16:30): Andy LaPlegua ha scatenato l’inferno pomeridiano con beat electro-industrial distorti e chitarre metal taglienti.

Unzucht (17:55): dark rock e riff pesanti cantati all’unisono da tutta la sala.

Aesthetic Perfection (19:25): Daniel Graves ha trasformato il padiglione in un dancefloor EBM e synth-pop totale.

I Moonspell (21:05) hanno portato l’oscurità poetica e teatrale del gothic metal portoghese, toccando l’apice con “Alma Mater”. Il frontman Fernando Ribeiro e la band hanno sfruttato il palco principale del WGT per regalare al pubblico una vera e propria anteprima mondiale, suonando per la prima volta due brani tratti dal loro tredicesimo album in studio, “Far From God”, uscito il 3 luglio.

Il concerto è stato diviso visivamente in due atti cromatici molto netti: l’inizio, con il ritmo serrato di “Opium”, ha visto le luci dell’Agra impostate su tonalità rosso fuoco; dalla terza traccia in poi, invece, il palco è sprofondato nel buio, squarciato solo da pochi faretti bianchi. Questa scelta minimalista ha confermato il mood desolato, teatrale e puramente spettrale tipico dello show.

I Moonspell hanno alternato i loro grandi classici (“Awake”, “Extinct”, “Nocturnal”, “Herr Spiegelmann” e la leggendaria “Alma Mater”) a due novità assolute che hanno definito la direzione artistica del nuovo album (“Far From God”, “Cross Your Heart”). “Far From God“, title-track già rilasciata in precedenza come singolo, ha travolto l’Agra con un’intensità bruciante. Fernando Ribeiro ha descritto la canzone come un «inno al tragico amore vampiresco». Sul palco, le tastiere stratificate hanno espanso l’atmosfera cupa, richiamando le vibrazioni romantiche e solenni del capolavoro della band, “Irreligious“. Il brano fonde perfettamente la pesantezza dei riff di chitarra con passaggi melodici intensi.

“Cross Your Heart”, eseguita sul palco del WGT per la prima volta proprio alla vigilia della sua uscita come secondo singolo, ha invece colpito il pubblico del festival per la sua struttura più cadenzata e oscura. La doppietta presentata al WGT ha confermato le parole dei critici: “Far From God” rappresenta una reazione della band a cinque anni di dubbi e ricerche interiori dopo l’album “Hermitage” del 2021. I due brani eseguiti a Lipsia hanno dimostrato che il gruppo ha scelto di abbandonare i virtuosismi artificiali per tornare a un gothic metal viscerale, sincero, oscuro e privo di filtri emotivi.

Molchat Doma (23:00 – 00:30): il post-punk minimale e la coldwave del trio bielorusso hanno stretto il pubblico in un abbraccio nostalgico e ipnotico, chiudendo ufficialmente i live dell’edizione 2026.

Il concerto di chiusura ha rappresentato l’ideale contrappunto stilistico alla teatralità dei Moonspell. Il trio bielorusso ha saputo incarnare la perfetta intersezione tra la fredda malinconia dell’Est Europa e ritmiche electro-dark ballabili. È stato un trionfo di minimalismo geometrico che ha fatto registrare una delle affluenze più imponenti dell’intero festival.

Abbandonata l’esuberanza cromatica rossa e bianca dei Moonspell, il palco dei Molchat Doma è stato ridisegnato per riflettere la loro caratteristica estetica sovietica e industriale. Lo show è stato dominato da luci bianche stroboscopiche, toni blu notte e retroilluminazioni violente. I fari creavano geometrie nette che tagliavano la fitta nebbia del palco, lasciando i tre musicisti spesso in una penombra spettrale, simili a sagome perse nell’architettura.

Il frontman Egor Shkutko ha catalizzato l’attenzione del pubblico con la sua iconica andatura distaccata. Fermo al centro del palco, avvolto nel buio, ha ipnotizzato l’Agra interpretando i testi con la sua profonda, muovendosi con scatti rigidi a tempo con le drum machine.

Lo show si è concluso con atmosfere rarefatte e oscure. Il pezzo finale ha spento lentamente i motori dell’Agra: il pubblico ha accompagnato le ultime glaciali pulsazioni elettroniche prima che la band lasciasse il palco in silenzio, salutata da un lunghissimo e fragoroso applauso del pubblico.

Capitolo Finale: L’Eco della Magia e l’Arrivederci a Lipsia

Quando le luci dei Molchat Doma si sono spente sul palco dell’Agra e gli ultimi accordi hanno lasciato spazio al silenzio, un brivido collettivo ha attraversato la sala. È il momento più duro del Wave-Gotik-Treffen: quello dei saluti.

Nelle ore successive, i tradizionali Final Parties alla Moritzbastei e nei padiglioni della fiera hanno consumato le ultime scintille di energia di una comunità che non voleva arrendersi all’arrivo del mattino.

Il WGT 2026 si chiude così, lasciando sui volti la stanchezza di quattro giorni di balli, ma negli occhi una luce inestinguibile. Abbiamo camminato tra i mercati medievali dell’Heidnisches Dorf, abbiamo respirato la solennità rituale dei Rosa Crux nella Kuppelhalle, abbiamo sudato sotto i colpi post-punk del Täubchenthal e ci siamo uniti in un unico coro davanti al gothic metal dei Moonspell.

Ma il vero trionfo di quest’anno non sta solo nei live straordinari o nella perfetta macchina organizzativa. Sta in quella promessa sussurrata e mantenuta che si rinnova ogni anno a Lipsia. Abbiamo dimostrato, ancora una volta, che la nostra musica non è solo un genere, ma un filo invisibile che unisce anime affini. Ce ne andiamo da Lipsia con le valigie piene di ricordi e tanta nuova musica da conoscere.

Alziamo i calici di idromele e spegniamo le candele. L’oscurità si dilegua, ma l’eco del WGT 2026 risuonerà dentro di noi fino al prossimo incontro. Bis zum nächsten Jahr!