«Vuole accoltellare la prof». I compagni fermano un 14enne

Un altro gruppo chiuso, un'altra aggressione annunciata in chat, un altro adolescente pronto a trasformare la violenza a scuola in uno spettacolo per i social. Ma questa volta qualcuno si è messo in mezzo prima che accadesse il peggio. A Lamezia Terme nessuna live Telegram è partita dal telefono del quattordicenne che aveva progettato di accoltellare la sua professoressa di italiano. Il coltello era già nascosto nel bagno della scuola, il piano era stato raccontato la sera prima in chat, persino l'orario era stato stabilito. Ma alcuni compagni di classe dopo aver letto quei messaggi hanno deciso di parlare.

IL PIANO
Il gruppo Telegram era gestito dallo stesso quattordicenne, con un nickname che lasciava poco spazio alle interpretazioni: "uccido la prof". È lì che la sera prima aveva raccontato passo dopo passo ciò che intendeva fare all'insegnante di italiano dell'Istituto comprensivo Nicotera-Costabile, nel quartiere Sambiase di Lamezia. Seguendo uno schema ricorrente nelle frange più estreme della True Crime Community (TCC)- la galassia online che celebrare stragisti e mass shooter - aveva mostrato l'outfit per compiere l'aggressione e poi aveva fatto l'annuncio della diretta. In una foto allo specchio compare con il volto coperto da una mascherina nera, guanti da tiro e una maglietta bianca con la scritta "TCC WRATH": un richiamo esplicito alla community accompagnato dalla parola inglese "wrath", "ira" o "collera".

Alle 20.42 comincia la pianificazione dell'accoltellamento. Un utente che vuole assistere scrive: «Se la fai verso le 10: 15 posso saltare la ricreazione». Il riferimento è al video con cui il ragazzo vuole documentare tutto. Ma c'è un problema: «Mi vedranno entrare con lo zaino nel bagno». Un dettaglio tutt'altro che casuale: è proprio lì che ha già nascosto il coltello che intende usare contro la docente. Alle 20.43 stabilisce anche l'orario. «Vabbè ragazzi io la chiamata la faccio alle 9:00, collegatevi, poi se non risponde nessuno faccio solo un video». Un minuto dopo aggiunge: «Però non assicuro nulla se si blocca tutto, spero non succeda». Non parla più soltanto di quello che vuole fare alla docente, ma di come mostrarlo agli spettatori del web. Alle 20.45 sembra aver preso la decisione definitiva: «Vabbè faccio quello che ho detto». Poi, alle 20.46, l'ultimo messaggio di quella sequenza: «Grazie sperando che nessuno si mette in mezzo». Una frase che suona quasi come un avvertimento. Perché sì, qualcuno invece, si metterà in mezzo. Alle 22.11 arriva un'ennesima richiesta del quattordicenne: «Qualcuno riesci a fare un edit rampage?». Dall'altra parte un utente accetta di farlo: sono i montaggi che circolano nelle frange più estreme della community, ovvero immagini di stragi e aggressioni trasformate in video con musica, effetti e sequenze quasi giocose. Il giovane sembra già pensare non solo a ciò che vuole fare, ma alla notorietà che potrebbe ricavarne sui social.

«Quello che è accaduto è grave e quel ragazzo non va lasciato solo. A funzionare però è stata la rete dei compagni che hanno denunciato l'accaduto», spiega la dirigente Maria Angela Bilotti. Sono proprio alcuni degli studenti presenti nel gruppo Telegram a dare l'allarme. «Siamo andati a riferire tutto», racconta una ragazza al Messaggero: «Voleva uccidere la docente, lo abbiamo bloccato». L'intervento dei carabinieri arriva durante le lezioni: «Seguivo l'ora di inglese quando sono entrati e l'hanno portato via». A quel punto il coltello viene recuperato nel bagno; a casa del quattordicenne vengono sequestrati il cellulare e gli abiti mostrati nelle foto online. Ora il ragazzo, di origine marocchina, è stato segnalato alla Procura per i minorenni di Catanzaro, che dovrà valutare come procedere. Intanto la scuola prepara un percorso di sostegno psicologico per lui e per le classi.

GLI ISTIGATORI
All'origine del piano ci sarebbe il rancore verso la docente di italiano, che il ragazzo riteneva responsabile per le due bocciature subite. Il ragazzo stava frequentando la seconda media per la terza volta. Eppure chi lo conosce lo descrive diversamente: «Era sempre stato un ragazzo tranquillo, non faceva scenate in classe», racconta un'ex compagna. Qualche trasgressione, certo, come fumare a scuola, ma nessun comportamento che avesse fatto immaginare un epilogo simile. Ora l'indagine si sposta dall'aula alla rete. Gli investigatori dovranno capire chi ci fosse davvero in quella chat, quale rapporto avessero gli utenti con il ragazzo e soprattutto se qualcuno lo abbia incoraggiato o istigato. Il telefono è stato sequestrato proprio per ricostruire i contatti su Telegram e accertare se il gruppo fosse composto soltanto da compagni o se vi partecipassero anche persone esterne. Tutto, però, rimanda al precedente di pochi giorni fa a Roma, quando un tredicenne aveva accoltellato la sua professoressa a Centocelle: un caso diventato quasi un modello da emulare. A Lamezia, però, la sequenza si è fermata un istante prima. Proprio là dove il quattordicenne aveva scritto «sperando che nessuno si metta in mezzo», qualcuno ha deciso di farlo. E questa volta il video che aveva promesso alla sua community non è mai stato girato.

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