“Vogliamo affermare il nostro potere su Milano. Ibarra morto? L’ho visto su Tik Tok”. La guerra fra Latin Kings e pandillas rivali dietro l’omicidio alla stazione Certosa
Milano, 13 luglio 2026 – Milano come Medellín, o come la New York degli anni Ottanta del secolo scorso. Almeno nelle teste dei membri delle pandillas (dallo spagnolo pandilla: gang o gruppo criminale) che si spartiscono il territorio milanese in una guerra pressoché infinita per affermare il proprio potere sulla città. È quanto emerge – non bastassero le inchieste e gli arresti che dai primi anni Duemila hanno aperto uno squarcio sul sottobosco criminale d’importazione sudamericana, fino ad allora praticamente sconosciuto in Italia – dalle dichiarazioni di uno dei latin kings arrestati oggi 13 luglio nell'ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera avvenuto lo scorso 26 maggio alla stazione Certosa.

La polizia scientifica alla stazione di Milano Certosa il mattino successivo alla sera dell'omicidio
I graffiti Lk sui muri
"Siamo in contrasto con altri gruppi, come Ms13 e Neta. Ci scontriamo per affermare il nostro potere in una zona" ha svelato uno di loro agli inquirenti raccontando il retroscena, i preamboli si potrebbero definire, dell'azione omicidiaria scatenata la sera di quel martedì 26 maggio contro Ibarra. Gli scontri fra bande rivali, le vendette, la sete di affermazione. Tutti ingredienti incendiari che quella sera esplodono assieme. Per una parola, un insulto o uno sguardo di troppo. Tanto basta.
L’inutile fuga
"Quel giorno abbiamo imbrattato i muri della stazione col simbolo dei Latin Kings, Lk, poi siamo scesi sul binario 4 e ci siamo messi a cercare quelli dell'Ms13 – ricorda ancora il giovane –. Abbiamo visto Gianluca inciampare mentre scappava. Quando lo abbiamo raggiunto, tre di noi hanno iniziato ad accoltellarlo". Ibarra viene accerchiato dopo aver tentato inutilmente di scappare lungo i binari in direzione di Villapizzone. A rincorrerlo e bloccarlo è Dayro Carlos Leon Campodonico come emerge dai verbali degli interrogatori. Poi partono le accoltellate.

Gianluca Ibarra Silvera, ucciso a 22 anni nella stazione di Milano Certosa
“Urlava per le ferite”
"Ricordo ancora che urlava per le ferite – continua il racconto horror –. Siamo allora scappati per paura che arrivasse la polizia e, una volta in treno, mi è stato mostrato il coltello insanguinato utilizzato per colpirlo. Per qualche ora non abbiamo parlato di quello che era successo, poi sulla piattaforma Sidnia abbiamo iniziato a scambiare qualche messaggio, in particolare dopo che su Tik tok abbiamo appreso che l'accoltellato da noi (sic, ndr) era morto". "Da Facebook", invece, "ho appreso che accusavano me di questo omicidio, mandando la mia foto anche perché ero stato inquadralo da una telecamera mentre scappavo".

Un frame, tratto da un video diffuso dalla Polizia sulla notte dell'omicidio, riprende la fuga dei membri della pandilla attraverso i binari
Una vera e propria esecuzione
Quella a cui va incontro Ibarra è dunque una vera e propria esecuzione che sembra quasi pianificata nella sua brutalità: il gruppo, appartenente alla gang Latin King, inizialmente accerchia la vittima, il fratello (che riuscirà a scappare) e un loro amico. Per poi aggredirli con sassi, bottiglie e coltelli, inseguendoli lungo i binari ferroviari. Durante la fuga, la vittima cade a terra, venendo raggiunta e colpita ripetutamente con armi da taglio. Almeno una trentina i fendenti inferti. Poi soccombe alle lesioni riportate, in particolare quell’arteria femorale che non gli lascia scampo.

Gianluca Ibarra Silvera (nella foto a destra), a sinistra il 19enne Jefferson Smit Echevarra Verano
Chi sono gli arrestati
Un gruppo composto composto da almeno 17 appartenenti. Con le ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate questa mattina dalla gip Sara Cipolla nei confronti di sei sudamericani – un 19enne dominicano e 5 peruviani di età compresa fra i 18 e i 22 anni – che si aggiungono agli arresti dei due principali indagati ritenuti gli autori materiali del delitto, avvenuti il 5 e il 9 giugno scorsi, fra qui quello di Jefferson Smit Echevarra Verano, polizia di Stato e Procura hanno completato il “quadro” dell’omicidio. Tra loro c'è anche Oma Jair Rey Cordova, il trapper ventenne noto sulle piattaforme social come Youtube e Tik Tok con il nome di Reyomar.
Secondo la giudice per le indagini preliminari Sara Cipolla, i 17 componenti del gruppo di Latin King "si determinavano ad agire in gruppo, con modalità coordinate, fermi nel proposito omicidiario" della vittima che ritenevano far parte della banda rivale della Ms13 con il quale avevano avuto un precedente scontro poche ore prima dell'aggressione mortale.