Visita fiscale: «nessuno ha risposto» non prova che eri fuori casa

Tribunale di Avellino, sentenza 1037/2026: il verbale del medico fiscale fa fede fino a querela di falso. Ma solo per quello che dice.

Un medico fiscale suona un campanello alle undici di mattina. Aspetta, suona di nuovo, nessuno apre. Sul verbalescrive: all’indirizzo indicato non ha risposto nessuno.

Quella frase, secondo il Tribunale di Avellino, sezione lavoro, nella sentenza n. 1037 del 14 settembre 2026, non è la stessa cosa di «il lavoratore era assente». Il verbale del medico è un atto pubblico e fa piena prova fino a querela di falso, ma soltanto di quello che il medico attesta. Se scrive che nessuno ha risposto, il lavoratore può dimostrare con altri mezzi che in casa c’era.

Il campanello, in questo articolo, è il confine di ciò che il medico sa davvero. Fino al pulsante ha visto e fatto tutto lui; oltre la porta chiusa, non sa niente.

Indice

  • Cosa deve fare il lavoratore in malattia durante le fasce di reperibilità?
  • Che valore ha il verbale del medico fiscale?
  • Il verbale fa fede su tutto quello che scrive il medico?
  • Quando serve la querela di falso contro il verbale?
  • Si può provare di essere stati in casa se il medico scrive che nessuno ha risposto?
  • Che cosa insegna un campanello sul verbale del medico fiscale?

Cosa deve fare il lavoratore in malattia durante le fasce di reperibilità?

Un impiegato di Avellino è a casa con l’influenza e un certificato di cinque giorni. Per dire: per i dipendenti privati le fasce di reperibilità vanno dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, ogni giorno, festivi compresi. In quelle ore può arrivare la visita fiscale dell’Inps.

Il Tribunale di Avellino ricorda che al lavoratore non basta essere materialmente presente in casa. Ha anche l’onere di adottare ogni misura di comune diligenza che permetta di trovarlo: è il modo in cui mostra la propria disponibilità al controllo.

Le misure sono quelle di buon senso: un campanello che funziona, il nome leggibile sul citofono, il telefono a portata di mano se il medico deve chiamare. Chi dorme con i tappi nelle orecchie e il campanello staccato, alle 11 di un martedì, rischia anche se non è uscito di casa.

E se c’è una contestazione, la prova di aver adottato quelle misure spetta al lavoratore. Le conseguenze di un’assenza ingiustificata alla visita sono serie: si può perdere, in tutto o in parte, l’indennità di malattia, e il datore può avviare un procedimento disciplinare.

Che valore ha il verbale del medico fiscale?

Il medico che fa la visita per conto dell’Inps non è un medico qualunque. Mentre controlla la malattia di un lavoratore è un pubblico ufficiale, e il certificato che redige è un atto pubblico.

L’articolo 2700 del codice civile dice che l’atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso, di tre cose: che il documento proviene dal pubblico ufficiale che lo ha formato; delle dichiarazioni delle parti; e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuti in sua presenza, o compiuti da lui.

Questa forza si chiama fede privilegiata. Per capirci: davanti a un atto pubblico non basta portare un testimone che racconta una versione diversa. Per smentire quello che il pubblico ufficiale dice di aver visto o fatto serve la querela di falso, un procedimento apposito con cui si accusa l’atto di non dire il vero.

Il Tribunale lo ribadisce per i verbali di visita fiscale: il certificato del medico convenzionato con l’Inps fa fede, fino a querela di falso, della sua provenienza e dei fatti che il medico attesta di aver compiuto o che dice essere avvenuti in sua presenza.

Il verbale fa fede su tutto quello che scrive il medico?

La fede privilegiata è forte, ma è stretta. Il Tribunale di Avellino ne indica con precisione i confini.

Riguarda soltanto i fatti che il pubblico ufficiale attesta come avvenuti in sua presenza o compiuti da lui. Non si estende alla verità sostanziale di quello che dicono i terzi: se la portinaia riferisce al medico che il signore è uscito alle nove, il verbale prova che la portinaia lo ha detto, non che il signore sia davvero uscito. E non copre gli apprezzamenti e le valutazioni del verbalizzante.

Il Tribunale fa un passo in più. La fede privilegiata non vale nemmeno per quei fatti avvenuti davanti al pubblico ufficiale che possono risolversi in un suo apprezzamento personale, perché percepiti in un attimo, in modo occasionale, senza poterli verificare con un metro oggettivo. L’esempio classico è un corpo o un oggetto in movimento: una persona che passa veloce davanti a una finestra, un’auto che svolta in fondo alla strada.

Diverso è quando la percezione è statica. La descrizione di uno stato dei luoghi, senza niente che si muova, non lascia margini di apprezzamento: il medico che scrive «il cancello era chiuso con un lucchetto» descrive una cosa ferma, che ha potuto guardare quanto voleva. In quel caso l’atto dispiega tutta la sua fede privilegiata.

Quando serve la querela di falso contro il verbale?

Le contestazioni a un verbale possono essere di due tipi, e la strada cambia a seconda di quale si sceglie.

Se la parte sostiene che il pubblico ufficiale ha percepito male, che si è trattato di un errore di apprezzamento sensoriale, può usare la prova contraria con tutti i mezzi, comprese le presunzioni. Non accusa nessuno di aver mentito: dice che ha visto male una cosa che si poteva vedere male.

Se invece vuole dimostrare che le dichiarazioni e i fatti attestati come avvenuti davanti al pubblico ufficiale sono diversida come sono scritti, la questione cambia natura. Non contesta più una percezione, ma afferma che l’atto è falso. E questo, dice il Tribunale, si può fare soltanto con la querela di falso.

Se il medico scrive di aver suonato tre volte e il lavoratore sostiene che non ha suonato affatto, non basta il racconto di un vicino: serve la querela di falso.

Si può provare di essere stati in casa se il medico scrive che nessuno ha risposto?

Torniamo al campanello. Il medico ha suonato, nessuno ha aperto, e lui lo ha scritto. Detto con il tono di un verbale: il sottoscritto attesta di aver suonato il campanello; del resto dell’appartamento, non risponde.

È esattamente il caso che chiude la sentenza. La fede privilegiata è limitata a quanto attestato nel documento. Se il medico certifica soltanto che all’indirizzo non ha risposto nessuno, senza attestare espressamente che il lavoratore era assente, è ammessa la prova contraria: il lavoratore può dimostrare che in quel momento era in casa.

E non serve la querela di falso, perché non c’è contrasto tra quella prova e il certificato. Il medico dice che nessuno ha aperto; il lavoratore dice che lui c’era. Possono essere vere tutte e due le cose.

La frase «nessuno ha risposto» non è la prova di un’assenza, ma il racconto di un silenzio. E un silenzio può avere molte cause: un campanello guasto, una doccia, un sonno pesante da febbre a 39.

Lo so che qui torna l’altra metà della sentenza. Provare di essere stati in casa non basta, se il campanello era rotto da settimane e nessuno lo aveva fatto aggiustare: la diligenza nel farsi trovare resta un onere del lavoratore. Il testo da cui parto non dice come sia finita la causa decisa ad Avellino, e io non posso aggiungerlo.

Che cosa insegna un campanello sul verbale del medico fiscale?

Torno a quel campanello. Un pulsante di plastica accanto a un nome scritto a penna, premuto due volte da un medico con la borsa in mano e il prossimo indirizzo già sul telefono.

La sentenza di Avellino dice una cosa che vale per tutti gli atti pubblici, non solo per le visite fiscali. La forza di un verbale dipende dalla precisione delle sue parole. Un pubblico ufficiale che scrive quello che ha visto, e solo quello, produce una prova quasi inattaccabile; uno che scrive quello che ha dedotto, no.

A me sembra una regola giusta per entrambe le parti. Protegge il medico, che non deve indovinare cosa succede dietro una porta chiusa. E protegge il lavoratore, che non può essere dichiarato assente da una frase che non lo dice.

Un impiegato con la febbre, un divano, una coperta, il termometro sul tavolino, la televisione bassa, un sonno pesante dopo la tachipirina delle dieci, un campanello che suona due volte in un appartamento di tre stanze, un medico che aspetta un minuto sul pianerottolo e poi scrive una riga sul suo modulo.

Nessuno ha risposto. È tutto quello che il verbale sa.