Vini pregiati, il maxi furto. “Le 30mila bottiglie Antinori sparite in direzione Francia”

Firenze, 10 ottobre 2026 – Sono già passati sei giorni, ma il marchese Piero Antinori non dispera. Anzi, è molto fiducioso sulle indagini che le forze dell’ordine stanno conducendo da domenica notte. Quando i ladri sono entrati nella sede della celebre azienda vinicola a Cortona, in provincia di Arezzo, si sono trovati come in un Louvre dell’enologia, o nella Tiffany del Supertuscan, con bottiglie preziose come gioielli. E il patron del famoso Tignanello ha una certezza: “Sapevano bene cosa avrebbero trovato”.

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Una cantina della Marchesi Antinori

Marchese Antinori, cosa pensare di questo maxi furto da 30mila bottiglie dal valore di circa 5 milioni di euro?

“Che probabilmente era su commissione. Abbiamo visto che non è il primo colpo di questo genere messo a segno recentemente, anche se di queste dimensioni è davvero una novità. Dovevano sapere in anticipo dove piazzare tutto questo vino. Ed è per questo che sono abbastanza ottimista sul ritrovamento. Diciamo che mi auguro che riescano a scoprire i responsabili quanto prima”.

Tra le tante vostre sedi, perché hanno preso di mira proprio Cortona?

“Perché è il centro della nostra logistica. È lì che ci sono i magazzini da cui partono le spedizioni dei nostri prodotti, sia in Italia che all’estero. È una zona importante anche per la produzione di molti vini della zona, ma soprattutto è il punto da cui partono i tir per la vendita”.

Così hanno fatto anche i ladri, sono venuti con i tir...

“Ben due. E hanno caricato tutta la merce pronta per essere spedita. Solo che è partita sui camion sbagliati. È chiaro che lo sapevano. Oltre al grave danno, ci dispiace per alcuni dei nostri clienti più affezionati, che dovranno aspettare per ricevere la loro l’ordinazione”.

Dove era destinata la merce pronta alla spedizione?

“Una parte doveva partire per la Francia, a quelli che vengono chiamati “négociant di Bordeaux“, che sono degli affezionati clienti in particolare del Solaia, una delle nostre etichette più pregiate e costose. Ma c’erano anche spedizioni per diverse altre destinazioni fra cui gli Stati Uniti”.

Com’ è potuto accadere? Hanno aggirato tutti i sistemi di sicurezza?

“Sì, sono riusciti a disattivare l’impianto di allarme. Certo, ci sono le videocamere di sorveglianza, però erano mascherati e le targhe dei camion erano false. Quindi si vede cosa è successo ma non si riconoscono i responsabili. Però, visto che era domenica sera, e che nei festivi quei tir non possono circolare, speriamo che non siano andati troppo lontani. E siamo fiduciosi sul lavoro delle forze dell’ordine che si sono attivate in una maniera davvero straordinaria”.

Si è parlato di un valore di 5 milioni di euro. È giusto?

“Considerato che erano circa 30mila bottiglie della nostra produzione più pregiata il calcolo è giusto: parliamo del Guado al Tasso, Solaia, Tignanello, che hanno un prezzo di vendita tra i 150 e i 500 euro a bottiglia. Insomma, come entrare in gioielleria. Probabilmente è il furto di vino più grande che sia mai avvenuto”.