Villa Fastiggi, minaccia di sfigurare l'infermiera del carcere: «Dammi la terapia o ti faccio pentire, quando esco ti butto l’acido in faccia»

PESARO Ha minacciato di gettare l’acido in faccia all’infermiera del carcere di Villa Fastiggi, promettendo poi di far passare «sei mesi di inferno» all'agente della polizia penitenziaria intervenuto per riportare la calma. Si è aperto ieri in tribunale il dibattimento a carico di un tunisino di 42 anni, già detenuto nella casa circondariale di Villa Fastiggi, accusato di minacce aggravate, oltraggio a pubblico ufficiale e danneggiamento. 

La ricostruzione

I fatti risalgono a qualche tempo fa, quando l'uomo si è scagliato verbalmente contro l’operatrice sanitaria in servizio all'interno della struttura di reclusione. «Tu spacci droga, ti denuncio», le avrebbe urlato contro, prima di passare alle intimidazioni più gravi per ottenere i farmaci: «Dammi la terapia altrimenti appena esco e ti trovo, ti butto l’acido in faccia». A quel punto sono seguiti insulti pesanti e frasi irripetibili. L’infermiera ha immediatamente segnalato l'accaduto alla guardia di turno, ma la reazione del detenuto è stata ancora più violenta. L'uomo ha preso di mira l’agente riuscendo a prendere e a brandire un paio di forbici acuminate: «Se mi fai rapporto, ti faccio passare sei mesi di inferno. Volete la guerra? Venite nella mia cella», avrebbe detto con tono di sfida davanti a entrambi gli operatori. Dopo qualche giorno di apparente tranquillità, la tensione all'interno della struttura penitenziaria è poi tornata ad alzarsi. Ottenuta l'autorizzazione dagli agenti alcune chiamate ai familiari, una volta uscito dalla propria cella il 42enne ha dato sfogo alla sua rabbia distruggendo tre plafoniere al neon lungo l'illuminazione del corridoio.

La denuncia

Il gesto ha fatto scattare un'ulteriore denuncia per danneggiamento, oltre alle accuse per le gravi intimidazioni rivolte al personale sanitario e alle forze dell'ordine. Nell'udienza di ieri, i legali difensori Lamberto Carraro e Martina Angelini hanno chiesto al giudice l’acquisizione delle cartelle cliniche sullo stato psicofisico del loro assistito. Il processo proseguirà nelle prossime settimane.