“Villa di Cicerone” riemerge a Pompei dopo tre secoli di oblio: ritrovati i ruderi perduti

L'enigma di Pompei riemerge dalle ceneri dopo 300 anni. Il mistero svelato grazie alle tecnologie geofisiche non invasive. Il Parco archeologico ha, così, risolto il giallo dei veri confini della celebre e dimenticata Villa “di Cicerone”. La storia dell’archeologia è fatta di grandi scoperte, ma anche di lunghi e misteriosi silenzi. Tra i casi più affascinanti e complessi di Pompei spicca senz’altro quello della cosiddetta Villa “di Cicerone”, un’imponente dimora extraurbana la cui attribuzione all’oratore romano è priva di fondamento storico, ma il cui valore artistico e architettonico non ha nulla da invidiare a complessi celebri come la Villa dei Misteri o la Villa di Diomede.

I suoi straordinari affreschi e i preziosi mosaici rappresentano oggi alcune delle opere più ammirate ed esposte al Museo archeologico nazionale di Napoli. Tra i visitatori d’eccezione del passato figura anche Johann Winckelmann, il padre della moderna storia dell’arte, che nel 1764 rimase folgorato dalle pitture raffiguranti delicate danzatrici, descritte dallo studioso «fluide come un pensiero e belle come se fossero state realizzate per mano delle Grazie».

Nonostante tanta bellezza, la villa è rimasta per tre secoli quasi del tutto invisibile. Le prime esplorazioni sistematiche ebbero inizio nel 1748, all’avvio delle campagne promosse dalla corte Borbonica, e proseguirono con varie interruzioni fino al 1779. L’indagine venne condotta con la tecnica dell’epoca: un sistema di "crateri", ovvero grandi fosse, trincee e strette gallerie sotterranee scavate nel tufo e nei lapilli. Una volta estratti gli affreschi, le sculture e i mosaici ritenuti di pregio per arricchire le collezioni reali, la struttura fu reinterrata per motivi di sicurezza. Da allora l’oblio.

L’area 


Oggi, al posto dei fasti romani, il visitatore scorge un’incontaminata collina verde nel Parco archeologico, ricoperta da frutteti e vigneti legati al progetto di valorizzazione “Azienda agricola Pompei”. Una chiave per comprendere il passato. A differenza di altri cantieri settecenteschi, lo scavo della Villa di Cicerone lasciò una preziosa eredità di diari di bordo e planimetrie dettagliate. Come sottolinea il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel: «È l’unica possibilità che ci rimane di capire fino in fondo il metodo di scavo dei Borbone, confrontando la documentazione dell’epoca con quanto lasciato sul posto. Per questo si tratta di una riserva archeologica unica. Comprendere la villa di Cicerone significa risolvere un giallo che riguarda quasi tutta la città antica di Pompei: troviamo le tracce delle prime esplorazioni un po’ ovunque, ma quasi mai abbiamo notizie storiche che ci aiutano a capire meglio cosa esattamente sia successo e quando. Qui, invece, abbiamo una documentazione abbastanza dettagliata».

La svolta arriva grazie alla tecnologia moderna. Un progetto di ricerca internazionale, guidato da Ivo van der Graaff (University of New Hampshire) e John Clarke (University of Texas at Austin), ha avviato una campagna di indagini geofisiche non invasive. Attraverso strumenti all'avanguardia è possibile scansionare il terreno e “vedere” al di sotto della superficie senza dover muovere un solo granello di terra. I primi risultati, pubblicati sull’E-Journal degli Scavi di Pompei, hanno rivelato una realtà sorprendente: i resti sotto la collina sono più estesi e articolati rispetto a quanto ipotizzato dagli studiosi del passato. Conclude il direttore Zuchtriegel: «C’è tanto da indagare: saranno da valutare i prossimi passi, tenendo conto del delicato equilibrio tra scavo e tutela del patrimonio».