Via Poma, 15 Dna prelevati e una traccia maschile ignota. La sorella di Simonetta Cesaroni: «Forte speranza. Giustizia per tutte, da Chiara Poggi ai giorni nostri»
A quasi 36 anni dall'omicidio di Simonetta Cesaroni, le nuove analisi sul Dna riaccendono la speranza della famiglia. A parlare è la sorella Paola Cesaroni, che in una lettera inviata al Tg1 commenta gli ultimi sviluppi delle indagini sul delitto di via Poma, uno dei casi irrisolti più noti della cronaca italiana. Al centro dei nuovi accertamenti c'è una traccia genetica appartenente a un uomo non ancora identificato, individuata sul corpetto e sul reggiseno insanguinati che Simonetta indossava quando venne uccisa, il 7 agosto 1990.
Negli ultimi mesi sono stati quindi prelevati i campioni di Dna di 15 persone, con l'obiettivo di procedere alle comparazioni e verificare se possa emergere un elemento utile alle indagini.
Paola Cesaroni: «È un momento delicato»
La famiglia segue con attenzione il nuovo lavoro degli investigatori, ma invita alla cautela. Paola Cesaroni sottolinea infatti che, nonostante gli elementi emersi dalle analisi genetiche, al momento non risultano persone indagate. «È un momento delicato. Lo sforzo degli inquirenti dopo l'ordinanza della gip Arcieri ci dà una forte speranza», scrive la sorella di Simonetta nella lettera al Tg1. Poi la precisazione sugli accertamenti in corso: «È importante chiarire che ci sono esiti del Dna interessanti ma non ci sono ancora indagati».
Parole che fotografano la fase attuale dell'inchiesta: da una parte la speranza che le nuove tecniche di analisi possano fornire risposte rimaste finora irraggiungibili, dall'altra la necessità di non anticipare conclusioni che gli accertamenti investigativi non hanno ancora consentito di trarre.
La traccia maschile e i 15 Dna prelevati
È proprio il Dna maschile ignoto trovato sugli indumenti insanguinati di Simonetta Cesaroni a rappresentare uno degli elementi su cui si concentra l'attenzione. Per cercare di attribuire quella traccia, negli ultimi mesi sono stati raccolti i profili genetici di 15 persone da sottoporre a comparazione.
Gli accertamenti potrebbero quindi permettere di stabilire se esista o meno una corrispondenza utile alla ricostruzione dell'omicidio. Un passaggio investigativo particolarmente atteso perché arriva a distanza di quasi 36 anni da quel 7 agosto 1990, quando Simonetta Cesaroni venne trovata senza vita nell'ufficio di via Carlo Poma dove quel pomeriggio si era recata a lavorare.Nella sua lettera Paola Cesaroni allarga poi lo sguardo oltre la vicenda giudiziaria della sorella, ricordando tutte le donne uccise i cui casi attendono ancora una risposta definitiva. «Simonetta è nel cuore dell'Italia tutta ed è oramai il simbolo di tante donne ammazzate che non hanno ancora avuto giustizia», scrive. La sorella di Simonetta cita anche Chiara Poggi, uccisa a Garlasco nel 2007, legando idealmente casi e generazioni diverse attraverso la richiesta di verità e giustizia. «Da Simonetta passando per Chiara Poggi fino ai giorni nostri. La giustizia, dovuta a tutte loro, preserva la nostra democrazia e riconsegna il senso dello Stato», conclude Paola Cesaroni.
A quasi 36 anni dal delitto di via Poma, dunque, l'attenzione torna ancora una volta sulle prove conservate dalla scena del crimine. Questa volta la speranza della famiglia è affidata soprattutto alla genetica e alla possibilità che quella traccia maschile ancora senza nome possa contribuire a fare luce su uno dei misteri più longevi della cronaca italiana.
Ultimo aggiornamento: domenica 2 agosto 2026, 20:50
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