Venezia celebra Tinto Brass mentre il cinema riscrive l'eros e il modo di raccontare le donne

Parto da Christopher Nolan, ammettendo subito d'essere colpevole del peccato di mancata visione di Odissea. Gli altri, però (e guardate qui queste mani che si fanno avanti tentando di evitare valanghe di insulti) li ho visti tutti, e non starò qui a dire che cosa pensi io, del cinema di uno dei registi più acclamati e influenti del momento, ma c'è una cosa su cui più o meno tutti, fan e meno fa, siamo d'accordo: la quasi totale assenza di eros, sensualità e sessualità, nei suoi film.

Parto da Nolan perché penso sia un regista che rispecchi con grande intuito lo spirito del tempo, e che, anzi, essendo in attività ormai da quasi trent'anni (il suo, splendido, esordio, Following, è del 1998) lo abbia persino anticipato. L'aver prima limitato, poi del tutto tolto la componente erotica dai lungometraggi (forse per riversarla in modo massiccio nelle serie tv? Sarebbe un apprendimento da fare) è diventata la nuova normalità, dopo periodi, si pensi agli anni Novanta, mei quali era, al contrario, quasi d'obbligo. E ancora prima, negli anni Settanta, la commedia sexy era un genere a sé stante, con decine e decine di pellicole nelle quali le nostre pulsioni sessuali propulsive per il racconto. Film come Brivido caldo, Attrazione fatale, Basic Instinct e 9 settimane e ½, affidavano al sesso un gran bel pezzo di trama. Oggi l'eros si fatica a metterlo in scena, si tende a ridurlo all'osso e salvo rare eccezioni, mi vengono in mente il recentissimo Camp Miasma di Jane Schoenbrun o Babygirl del 2024 di Halina Reijn con Nicole Kidman (due donne, e non è un caso) ne si fa volentieri a meno.

Perché il cinema contemporaneo ha perso l’eros

Perché? Ho più ipotesi, che risposte. Forse un motivo è che in passato il cinema mostrava quasi sempre la sensualità dal punto di vista maschile, il cosiddetto male gaze, mentre oggi c'è molta più attenzione a evitare la "sessualizzazione" dei corpi, privilegiando spesso il legame emotivo o psicologico rispetto alla semplice carica erotica. Il concetto di male gaze, formalizzato da Laura Mulvey nel suo celebre saggio Visual Pleasure and Narrative Cinema del 1975, nasce proprio da qui: dall’idea che il linguaggio cinematografico classico sia costruito attorno a uno sguardo maschile eterosessuale, che organizza la narrazione, l’inquadratura e, inevitabilmente, anche il costume per soddisfare il proprio punto di vista.

Oggi il cinema mostra meno sensualità a causa di profondi cambiamenti culturali, nuove regole sui set e logiche di mercato globali. Di sicuro è ormai passato mezzo secolo da quando al di fuori della pornografia il sesso cinematografico iniziò a farsi più esplicito e diretto, almeno nei film di Hollywood. Iniziò infatti alla fine degli anni Sessanta un periodo "lungo decenni" in cui, come ha scritto il Guardian, "ogni film che puntava a essere un blockbuster per adulti non poteva dirsi completo se non aveva almeno una scena di sesso".

Questo periodo però sembra essere finito. Lo mostrano alcuni dati e lo hanno notato tra gli altri il Washington Post, secondo cui "le scene di sesso sono ormai dimenticate o comunque ignorate", e il sito della BBC, che ha scritto: "Mentre la società si fa più sessualmente aperta (anche se questa generazione di giovani sembra essere quella che fa meno sesso della storia, ne avevamo parlato qui), nei film per il grande pubblico ci sono sempre meno scene di sesso". Oggi nel cinema mainstream, quello che punta a essere il più visto in assoluto, quello spesso identificato come il cinema di Hollywood, oltre ai tre Cinquanta sfumature di non c’è stato granché.

Venezia 2026 premia Tinto Brass, maestro dell’erotismo

Ecco perché, e arriviamo al senso di questa lunga premessa, colpisce che la Mostra del Cinema di Venezia, in questo 2026 ancora molto parco di eros e sensualità su grande schermo, abbia deciso di premiare il maestro italiano del genere erotico, ovvero Tinto Brass, al quale andrà il Premio Pietro Bianchi, riconoscimento che i Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI) consegnano tradizionalmente al Lido

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Roberto Serra - Iguana Press//Getty Images

Tinto Brass oggi, tra memoria e vita privata

A 92 anni, Brass vive con la moglie Caterina Varzi a Isola Farnese, borgo nascosto sull’Appia Antica, tra le colline della campagna romana, dagli Anni ’70, quando ha comprato un casolare da ristrutturare per poi ripensarlo completamente: “La vita di Piazza del Popolo, dove abitavo prima, era troppo caotica. Qui ho trovato una serenità disarmante”, ha detto in un'intervista dello scorso anno ad Art Tribune. E alla domanda sul bilancio che farebbe oggi, sulla sua vita, Brass rispondeva: "Sono sempre stato un positivo. Ho cercato il lato buono delle cose, sbagliando tante volte, ma con passione. Non rinnego nulla, mi sono preso grandi soddisfazioni. Caterina (Varzi, moglie di Brass, avvocata e psicanalista, ndr) mi ha aiutato a ritrovare certe curve della memoria che, per motivi di salute, avevo perso. Con lei si anima il mio presente. Rileggendo quel passato, ho goduto ancora di più l’intensità emotiva e la ricchezza di tanti momenti. Mentre lavoravo a Una passione libera, libro che abbiamo realizzato insieme durante la pandemia, il mio presente si è riempito di senso".

Da intellettuale raffinato a re del cinema erotico

Prima di diventare il re della commedia erotica d'autore con cult come Miranda (1985), Così fan tutte (1992) e Monella(1998), Giovanni Brass (per tutti Tinto) è stato un intellettuale raffinato. Ha collaborato con la Cinémathèque Française a Parigi, ha frequentato maestri come Roberto Rossellini e Joris Ivens, e i suoi primi film negli anni ’60 e ’70 erano sperimentazioni visive apprezzate dalla critica più severa. Ma è negli anni '80 che Brass compie la sua vera rivoluzione: decide di svestire il cinema dalle sovrastrutture ideologiche per vestirlo (o meglio, svestirlo) di solo desiderio. Il suo erotismo non ha nulla di cupo, morboso o patologico, anzi, al contrario, è solare, ironico, quasi fiabesco. La macchina da presa di Brass non giudica mai, ma contempla, gioca, celebra.

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Roberto Serra - Iguana Press//Getty Images

Le donne di Tinto Brass e un erotismo senza moralismi

Se la storia del cinema ha spesso relegato il corpo femminile a mero "oggetto dello sguardo maschile" (male gaze), Brass ha rovesciato la prospettiva. La donna nel cinema di Tinto Brass non è mai una vittima, né una presenza passiva. È, al contrario, il vero motore narrativo di ogni vicenda. Le sue protagoniste vivono la propria sessualità con totale disinvoltura. Non ci sono punizioni divine o morali ad attenderle nel finale; la ricerca del piacere è una forma di libertà individuale. In un’epoca che iniziava a imporre modelli estetici rigidi e omologati, Brass ha sempre rivendicato una bellezza fatta di curve morbide, rotondità, naturalezza e spontaneità.

Un'estetica viscerale e imperfetta che oggi definiremmo straordinariamente body positive. La sensualità per Brass è un gioco a due in cui è quasi sempre la donna a condurre le danze, consapevole del proprio potere di seduzione e mai sottomessa. Lontano dai moralismi dell'epoca e dalle ipocrisie del presente, il cinema di Tinto Brass ci ricorda che l'erotismo, quando è intriso di ironia e rispetto per la bellezza della vita, è una delle forme d'arte più vitali e liberatorie che esistano. Ha scoperto talenti, sovvertito i tabù e regalato al pubblico femminile un'immagine di sé lontana dagli stereotipi del dovere o del sacrificio.

"L’eros rende liberi": la filosofia di Tinto Brass

D'altronde lui stesso spiegava come l’eros fosse "rivoluzionario. Il potere ama il controllo, e il desiderio invece è indisciplinato. L’orgasmo è anarchia, è perdita di controllo, è verità nuda. E la verità spaventa. L’eros rende liberi, e un individuo libero è pericoloso per qualsiasi sistema. I bigotti si perdono tanto colore". E, infine, rifletteva su ciò che manca oggi, all'erotismo, arrivando alla conclusione che a mancare sia "la poesia. Oggi c’è solo esibizione. Il corpo viene usato come un oggetto, non come un soggetto. Non c’è più narrazione del desiderio, solo consumo. L’erotismo non è prestazione. È un linguaggio sottile, e oggi molti ne hanno perso l’alfabeto".