Vendita dei terreni, è scontro - L'Unione Sarda.it
Norbello.
05 settembre 2026 alle 01:12
Il sindaco: decisione necessaria. La minoranza: scelta da evitareIl caso della vendita dei terreni nella zona industriale di Norbello torna al centro del dibattito politico. Il tema è stato rilanciato in un documento firmato dal gruppo consiliare “Futura” guidato da Daniela Meloni, che contesta la recente ricostruzione fornita dal sindaco Matteo Manca.
La storia
La questione ruota attorno alla gestione del disavanzo 2020, alla vicenda giudiziaria nata dopo l’incidente della tuva con il risarcimento versato dal Comune alla parte offesa e alle scelte compiute dall’amministrazione per far fronte alle difficoltà finanziarie dell’Ente. In campo ci sono due letture opposte, che oggi tornano a confrontarsi dopo il recente intervento della Corte dei Conti. Secondo il sindaco, la vendita dei terreni fu una decisione obbligata, dettata dalla situazione di bilancio e dalle prescrizioni normative. Per la minoranza, invece, quella scelta non era necessaria: il Comune avrebbe già avuto le risorse per affrontare la crisi, senza rinunciare alla proprietà dei terreni. Una divergenza, alimentata anche da richiami della Corte dei Conti, che ha chiesto chiarimenti sull’utilizzo del contributo regionale destinato al risanamento. Il primo cittadino ha sempre rivendicato la correttezza dell’operazione. «A causa della difficile situazione di disavanzo del Comune, dovuta alla causa di sa tuva – spiega Manca- si è reso necessario, come previsto dalla legge, mettere in vendita i terreni e alcuni lotti sono stati acquistati da una società intenzionata a realizzare un impianto fotovoltaico a terra». Negli anni successivi, l’amministrazione ha verificato se l’intervento potesse trasformarsi in un’opportunità. «La legge prevede - spiega il sindaco- che, oltre al valore del terreno acquistato, in caso di realizzazione di un impianto fotovoltaico siano riconosciute al Comune opere compensative pari al 3% dell’investimento. Abbiamo avviato un confronto con la società ottenendo un accordo importante: a proprie spese realizzerà il ripristino della piscina comunale, il rifacimento del campo di calcio a sette e il recupero della piantumazione del parco sportivo».
La polemica
Il gruppo Futura evidenzia invece le ragioni per cui non era necessario vendere. «Il disavanzo del 2020 – si legge nel documento - non nasce dalla vicenda di sa tuva, ma da anni di crediti non riscossi. Nel 2020 il Comune ha dovuto cancellare 754mila euro di crediti inesigibili, generando un disavanzo di 613mila euro. Il debito di sa tuva è stato riconosciuto solo nell’agosto 2022 e dunque non può esserne la causa». La minoranza ricorda anche l’intervento della Corte dei Conti che parla di «evidenti difficoltà dell’Ente nella gestione della riscossione delle entrate. Il valore del terreno – conclude la minoranza- era sottostimato rispetto all’interesse del mercato fotovoltaico. Una stima indica in 7,6 milioni di euro il valore dell’impianto realizzabile sul terreno ceduto per 971mila euro».
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