Vendemmia anticipata per il caldo estremo, usata anche la crema solare per proteggere l'uva: «Crea uno strato sui grappoli»

PORDENONE / UDINE - Arrivata con enorme anticipo, la vendemmia di quest’anno ha un sapore del tutto singolare, con sentori di forte stress termico, siccità ed eventi meteorologici intensi che, in alcuni casi, hanno messo a dura prova le aziende del territorio. Uno scenario del tutto nuovo per agricoltori e professionisti del settore, che hanno cercato di mettere in campo le azioni migliori per preservare il raccolto, ascoltando la voce di chi stava soffrendo di più, le piante. Eppure, nonostante il clima impervio e al di là dell’età, varietà, terreno, tipologia di allevamento, tutti i vigneti hanno regalato un prodotto finito di grande qualità, con grappoli d’uva sani come non si vedevano da anni. 

La vendemmia anticipata

A raccontare la stagione nel pordenonese, con qualche accenno verso la zona di Udine, è un campione di quattro storiche aziende che presentano un totale di oltre 350 ettari di vigne, sparse in lungo e largo sul territorio, con una produzione di una decina di tipologie diverse di vino. Da San Martino a Passariano, da Domanins a Sequals, da Porcia a San Quirino, il filo rosso che unisce le cantine “Pitars” (San Martino di Campagna), “San Simone” (Porcia), “I Magredi” (Domanins) e l’azienda agricola “Russolo” (San Quirino) è la qualità delle uve. Ciascuna, poi, è portatrice di una storia diversa.  Dati alla mano, dai “Pitars”, per 196 ettari, si è verificata una buona raccolta (+12% tra bianchi e rossi), anche grazie alla produzione dei nuovi vigneti, nonostante la resa finale uva-vino abbia subito un leggero arresto (-10%). A Porcia, sui 60 ettari di superficie, a discapito di una raccolta inferiore su alcune varietà coltivate (con picchi anche del -5% per un totale di produzione di 7.600 quintali di uva), la resa finale è risultata pari all’anno scorso. A Domanins sono stati ben 6.200 i quintali totali di grappoli raccolti in 80 ettari di terreno, con una resa uva-mosto in linea dell’anno scorso (tra il 70-75%). Sempre “I Magredi” annuncia che sarà prossima ad entrare in società con la “Spumanti Valdo” di Valdobbiadene, per ampliare ancora di più la gamma di vini. Chiude in pari l’azienda Russolo, con circa 1.500 quintali di uve per 17 ettari di terreno. 

Le stagioni


«Non c’è una stagione uguale ad un’altra, diceva mio nonno» afferma Nicola Pittaro dell’azienda “Pitars”. Eppure, la vendemmia di quest’anno ha ridefinito tempi, modi e azioni, prendendo in contropiede gli agricoltori. Tutte e quattro le cantine confermano di aver iniziato la raccolta a metà agosto (in un range che va dal 17 al 20), concludendo il tutto un mese dopo. Tornando indietro nel tempo, fa notare invece Rino Russolo, dell’azienda agricola “Russolo”, «i nostri anziani finivano di vendemmiare anche a novembre. Poi, sempre di più, la vendemmia si è anticipata, arrivando a compiere un salto enorme. Già l’anno scorso i primi segni, con un anticipo di dieci giorni». Il vero problema di questo salto non è tanto, come si potrebbe pensare, nel mero anticipo della ripresa vegetativa della vite, bensì «nel forte caldo, associato alla mancanza di piogge regolari – spiega Rino –, che causano periodi di siccità e stress da calore». Di qui, possibili scottature, stress idrico e una vite che, per difendersi, rischia di bloccare il ciclo vegetativo, maturando frutti in condizioni assai precarie. 

La crema solare per proteggere l'uva

Per proteggere i grappoli dai forti raggi del sole, l’intervento agronomico adottato quest’anno che ha accomunato le aziende “San Simone”, “Pitars” e “I Magredi” è stata una defogliatura meno aggressiva rispetto alle precedenti stagioni. Lasciare più parete fogliare alla vigna, infatti, garantisce una copertura d’ombra maggiore ai chicchi d’uva, diminuendo il rischio di scottature e proteggendo il prezioso succo contenuto al loro interno. Allo stesso tempo, tuttavia, ad incentivare la disidratazione dei grappoli ci hanno pensato anche la mancanza di piogge frequenti, scatenando uno stato d’allarme nella pianta. Quest’ultima, per garantire la sua sopravvivenza, piuttosto che spendere energie nella maturazione dei chicchi, tende non solo a bloccare il loro ciclo di maturazione, ma anche a riprendersi il succo per idratarsi. L’azienda “Russolo”, invece, è intervenuta con prodotti specifici per creare uno strato di protezione sui grappoli, una sorta di “crema solare” per le uve. 
Le alte temperature hanno anche causato una parziale evaporazione dell’acqua, orientando così i titolari verso nuovi approcci per irrigare le vigne. Allo stesso tempo, la posizione dei vigneti e l’età delle piante hanno fatto molta differenza. Alla San Simone, hanno reagito bene «le vigne più vecchie – racconta Anna Brisotto, una dei titolari –, che hanno radici profonde e sono collocate in zone più argillose, calcaree, ovvero un terreno che trattiene acqua».

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