Il Circolo della Bontà compie 15 anni: "Ora una casa per infermieri e sanitari a Varese"

Quindici anni dopo, il Circolo della Bontà torna là dove tutto era cominciato.
Era il 2 settembre 2011 quando la Fondazione veniva presentata alla città con l’obiettivo di costruire attorno agli ospedali una rete capace di unire sanità pubblica, imprese, professionisti, associazioni e cittadini. Oggi quella storia riparte da un progetto molto concreto: una casa per infermieri e operatori sanitari a pochi passi dall’Ospedale di Circolo.
È stato questo il cuore della conviviale del Rotary Club Varese dedicata ai quindici anni della Fondazione, una serata che ha riunito protagonisti di ieri e di oggi della sanità varesina e del mondo del volontariato.
Ad aprire l’incontro è stato il presidente pro tempore del Rotary Club Varese Vincenzo Salvatore, che ha ricordato il rapporto stretto tra il club e il Circolo della Bontà: «È una serata importante, che segna un sodalizio che risale negli anni», ha spiegato Salvatore, sottolineando come la Fondazione abbia una forte matrice rotariana e annunciando anche un contributo concreto del Rotary alle sue attività.
A fare gli onori di casa per la Fondazione è stato Gianni Spartà, presidente sin dalla nascita del Circolo della Bontà. Emozionato, Spartà ha riportato la memoria proprio a quel 2 settembre di quindici anni fa: «Eravamo qui a presentare alla comunità questa Fondazione», ha ricordato, citando l’allora direttore generale dell’ospedale e la necessità, già allora evidente, di «fare quadrato attorno agli ospedali».
Da quella intuizione nacque una realtà pensata non soltanto per raccogliere risorse, ma per mettere insieme competenze, sensibilità diverse e capacità progettuali. Nel corso della serata un filmato ha ripercorso alcuni degli interventi realizzati dalla Fondazione in questi anni: progetti negli ospedali, iniziative culturali, interventi per migliorare gli ambienti di cura e il rapporto tra strutture sanitarie e territorio.
Tra i progetti più recenti c’è il Giardino del Respiro, realizzato in prossimità della rianimazione dell’Ospedale di Circolo. Un esempio, secondo il direttore generale dell’Asst Sette Laghi Mauro Moreno, di come il contributo del terzo settore non sia soltanto economico: «Le fondazioni e il volontariato portano anche un pensiero esterno rispetto a quello dell’azienda», ha osservato Moreno. «Spesso riescono ad avere una lettura più vicina alle esigenze del paziente e aiutano a reindirizzare alcune attività verso una risposta più ampia».

Ma il progetto sul quale oggi si concentrano maggiormente le attenzioni è la futura Casa dei sanitari.
L’idea nasce da un problema sempre più evidente: rendere Varese attrattiva per infermieri, medici e altri professionisti della sanità che arrivano da altre regioni o dall’estero.
La città offre strutture ospedaliere di alto livello e la presenza dell’università, ma deve fare i conti con il costo della vita, in particolare con quello della casa, e con la vicinanza della Svizzera, un elemento che riduce l’attrattività per il personale.
«Dobbiamo riuscire a tenere qui i professionisti», ha spiegato Moreno. «Per alcune categorie lo stipendio è uguale a Varese, Bari o Ancona, mentre il costo della vita è molto diverso. Abbiamo bisogno anche di incentivi di questo tipo».
La risposta sarà un edificio destinato ad accogliere giovani sanitari con alloggi a canone agevolato. La struttura sorgerà a poca distanza dall’Ospedale di Circolo, tra via Lazio e via Rivarocci, in una palazzina oggi inutilizzata che verrà completamente riqualificata.
Il progetto è già arrivato a una fase avanzata. La gara per i lavori è stata conclusa e, terminate le verifiche amministrative, l’impresa incaricata avrà 415 giorni per completare l’intervento. A illustrare il progetto è stato l’architetto Adriano Veronesi.
L’edificio conserverà sostanzialmente il proprio aspetto esterno, mentre gli interni verranno completamente ridisegnati. Dove oggi ci sono grandi appartamenti verranno ricavate unità più piccole, pensate per uno o due occupanti. In totale saranno realizzati 14 alloggi, indicativamente tra i 35 e i 40 metri quadrati, dotati di zona cottura, spazi per il soggiorno, camera e servizi. Nel piano interrato troveranno posto locali comuni, lavanderia, deposito biciclette e locali tecnici. Saranno inoltre previsti interventi di efficientamento energetico e la sistemazione degli spazi esterni con parcheggi.

Il progetto vuole essere qualcosa di più di una semplice operazione immobiliare.
«Gli infermieri vogliamo metterceli in casa», ha sintetizzato Spartà.
Una frase che racchiude la filosofia dell’iniziativa: non limitarsi a cercare nuovi professionisti, ma costruire condizioni concrete perché possano scegliere Varese, restarci e mettere radici.
Secondo la Fondazione, quella della Casa dei sanitari potrebbe diventare anche un modello replicabile. Il patrimonio immobiliare inutilizzato o sottoutilizzato legato alle strutture sanitarie potrebbe infatti offrire nuove opportunità per affrontare il tema dell’abitare e dell’attrattività del sistema sanitario.
A quindici anni dalla sua nascita, il Circolo della Bontà celebra così il proprio anniversario guardando soprattutto avanti. Dalla raccolta di risorse alla progettazione di nuovi servizi, la sfida rimane la stessa indicata nel 2011: creare attorno agli ospedali una comunità capace di sostenere la sanità pubblica e le persone che ogni giorno la fanno funzionare.