Vanzina, amore capitale: «Roma, mille città in una». Il regista inaugura il Red Capet di Casa Messaggero

Nella battuta fulminante sempre pronta da figlio autentico della Capitale e nello sguardo ironico e preciso da regista e sceneggiatore che inquadra subito ogni cosa, esce guizzante non solo la sua Roma, cinematografica e non, ma anche il suo giornale. Così Enrico Vanzina, iconici e fluenti capelli bianchi sulla giacca blu, inaugura il Red Capet di Casa Messaggero, lo spazio in via del Tritone che anche oggi accoglierà i protagonisti della Settima arte in contemporanea con la Festa del cinema, tra cimeli di Cinecittà come la biga di Ben Hur e la Bocca della Verità che fa subito Vacanze romane e Hollywood sul Tevere. «Sono nato a Roma e Il Messaggero è la mia casa», risponde al direttore Roberto Napoletano che lo accoglie dopo il ciak “di inizio riprese” battuto dal vicedirettore Alvaro Moretti. 

LE RIPRESE

E frase non fu più che mai veritiera visto che proprio nel mitico salone della Cronaca, Vanzina ha girato l'ultimo film tratto dal suo libro La sera a Roma, avvincente giallo ambientato nella Roma fascinosa e decadente dell’aristocrazia nera, dei salotti, delle trattorie del Centro storico, dei giornali, del mondo del cinema. «Girarlo qui era il mio sogno», sottolinea il regista con un moto di emozione, «che si è trasformato in realtà. Ho avuto da qui una forza realistica, un tono di verità fondamentale per tutto il film». Attorno alla storia del giornalista, interpretato da Massimo Ghini, ne è uscito un ritratto personale, autobiografico e quindi inedito, della Città Eterna, che sarà presentato il prossimo 23 ottobre alla Festa di Roma. 

IL LEGAME

Ma non è solo questo a legare Vanzina al primo quotidiano della Capitale. «Io ho scelto di scrivere per Il Messaggero - racconta Vanzina che del giornale è una firma storica - Ho cominciato nel 1998. Lasciai il Corrierone, e lì c’ero dal ‘91, ma non poteva che essere così, non me ne sono mai pentito. Sono figlio del regista di “Un americano a Roma”, il Messaggero rappresenta l'anima di Roma, con una vocazione molto forte per il cinema e lo spettacolo. Non posso non sentirmi a casa. E poi ho sempre letto e apprezzato le sue grandi firme, da Roberto Gervaso a Piero Mei e Mario Ajello». Il cinema, la commedia all'Italiana, il nostro Paese in un rimando di specchi in cui la Storia s'intreccia con le mille storie che un tempo erano di celluloide e ora sono digitali. Ma al centro sempre la Città, la sua Festa del Cinema, che nacque tra qualche polemica con Venezia - ricordate? Festa o Festival? Ed erano i tempi del centrosinistra con o senza trattino - e ora porta un'ambizione davvero Eterna in tutto il mondo. 

IL MARCHIO

Roberto Napoletano lo incalza: «Si potrebbe fare di più?» Vanzina ricorda: «Quanta Roma c'è nel cinema mondiale. Non è solo il suo brand fortissimo, e basti per tutti il suo nome. Ma grandi e piccoli registi ammettono con orgoglio che se non ci fosse stato un capolavoro come Roma città aperta non avrebbero fatto cinema. Ma c’è di più. Ultimamente c'è stata una ricerca dei tour operator statunitensi: il 65% dei turisti americani decide un viaggio in base ai luoghi visti nei film. Allora credo che dovrebbe essere fatto uno sforzo in più, Il Messaggero punta tanto su Roma come perno dell'Italia. Si potrebbe coinvolgere di più la città, che poi sono mille città in una, con dei tour dedicati ai vari luoghi del cinema, un tour “Vacanze romane”, sì va bene, ma non solo. Penso a itinerari dedicati che coinvolgano vari quartieri citati in diversi film oppure che sappiano anche raccontare il prodotto cinema sorretto da un artigianato di eccellenza. E poi i truccatori e i costumisti solo per citarne alcuni». 

LE MAESTRANZE

Ed è proprio dalle magnifiche maestranze di Cinecittà - «Tutti amici, una grande famiglia» - che arrivano i due simboli cinematografici che fanno mostra di sé a Casa Messaggero. «Metto la mano dentro alla Bocca della Verità - non si esime Vanzina ricordando il sobbalzo che ebbe quando vide lo scherzo Di Gregory Peck in Vacanze Romane - Salire sulla biga? Che americanata, dai...», e saluta con un sorriso scanzonato da vero romano capitolino che si sente a casa sua.

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