Vannacci, flop alle suppletive: la Calabria non è la Sassonia, l'effetto-Fn che non c'è e il rischio che l'onda dei sondaggi svanisca in fretta

Detto che è un voto locale, e che come tale andrebbe trattato, e che serve un po' di equilibrio da parte di tutti quei commentatori, analisti, politici, che hanno davvero pensato che un'elezione suppletiva a Reggio Calabria "valesse" politicamente come le elezioni in Sassonia-Anhalt o in Pomerania, di sicuro però il voto sullo Stretto qualcosa ci dice, ovviamente su Vannacci.

1) Intanto che, "tra palco e realtà", quasi sempre vince la realtà.

E che poi sono belli i sondaggi, gli engagement sui social, le ospitate tivù, ma poi le elezioni sono quella cosa in cui ci si presenta agli italiani - o ad una porzione di essi - e si cerca di farsi votare. Che, come sa chi fa politica, è spesso un mestiere a sè. Si puo' andare benissimo nei talk show, funzionare alla grande sui Reel di Instagram o TikTok e poi beccare pochissime preferenze in cabina elettorale. Piazze piene, urne vuote, si diceva un tempo. Ora ci sono i social, ma il senso è lo stesso. Di sicuro, alla prima vera prova dei fatti, Vannacci ha perso. Di più: dati alla mano, non ha portato alcun valore aggiunto. Il centrodestra, anche con un candidato accusato di essere stato calato dall'alto, ha vinto con oltre il 50% dei consensi, il generale galleggiava a metà spoglio appena sopra o appena sotto il 10, il suo candidato - Giannetta, strappato a Forza Italia - sulle 6 mila preferenze quando alle regionali (circoscrizione Calabria Sud, bacino simile a quello del collegio in cui si votava) ne aveva prese circa 10 mila. Certo, l'affluenza era più del doppio (52% alle regionali, 22,3% adesso) ma il dato porta una riflessione: l'effetto-generale, o Fn, non c'è stato. O, se c'è stato, è stato solo parziale. Quel 10% appartiene tutto o quasi tutto a Giannetta, che lo avrebbe preso quasi con qualunque partito.

2) L'errore politico di Vannacci è evidente. Grave, per chi dovrebbe essere esperto in tattiche militari. Ma, come ama ripetere l'ex parà, "non esiste piano che resista al primo colpo di cannone", e così è stato. Il piano era evidente: testarsi in Calabria, ottenere un grande risultato, far perdere il centrodestra e alzare la posta in gioco. Un'operazione chirurgica, per mostrare una forza che non si ha, o mostrarsi più grossi di quello che si è. Un gioco di ombre, pero', che non ha retto appunto "al colpo di cannone" degli elettori calabresi e del radicamento sul territorio del governatore Occhiuto, dell'ex sindaco Cannizzaro, persino del patron della Lazio e della Reggina Calcio Claudio Lotito. Questa, invece, diventa una battuta d'arresto che porta il centrodestra a fare delle riflessioni in vista delle politiche e il generale ad avere meno potere negoziale.

3) La riflessione che va fatta, e che stanno facendo diversi sondaggisti (vedi Noto), è sul tipo di "consenso" che puo' avere Vannacci. Un elettorato molto "volatile", "emotivo", influenzato da mille fattori. E che sembrerebbe, sempre secondo gli analisti, aver raggiunto già il suo apice. Due indizi che ancora non fanno una prova: la frenata nei sondaggi dove, dopo un periodo di crescita continua, il generale si è fermato; il calo anche dei nuovi followers o comunque delle reazioni sui social. Detta più brutalmente, l'effetto novità, che in politica funziona sempre, ovviamente va affievolendosi. E, di solito, dopo quello, arriva il momento dei contenuti sui quali Vannacci - al di là della remigrazione, tra l'altro difficilmente realizzabile (per fortuna) - non sembra avere molto da dire. Metteteci le affermazioni e le mosse che allontanano il voto femminile (dalle esponenti politiche spogliate con l'Ia, al negazionismo sul femminicidio) ed ecco che, improvvisamente, la presunta forza del generale rischia di scomparire, per tornare ad essere niente più che un voto di protesta, nella misura di quelli che ci sono sempre stati, cioè con una percentuale a cavallo del 3%.

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