Valeria Cittadin, il sindaco «castigatutti»: quattro assessori silurati e lo scontro col vescovo. «Non cambierò per tenere la poltrona. Un lavoro ce l’ho già»

Quattro assessori silurati, altri due che hanno lasciato spontaneamente la giunta. E, come se non bastassero gli scontri politici, adesso anche quello con il vescovo. Valeria Cittadin si è guadagnata la fama di «sindaco castigatutti», poco incline alla mediazione e pronto a rompere i rapporti quando qualcosa non funziona come vorrebbe. Ma, arrivata al giro di boa del mandato, il primo cittadino – lei preferisce declinarsi al maschile come Giorgia Meloni che ha scelto di farsi chiamare «il presidente del Consiglio» nelle comunicazioni ufficiali di Palazzo Chigi – non ha alcuna intenzione di cambiare. Anzi, se deve trovare un errore nelle decisioni prese finora, è quello di aver aspettato troppo. 


Sindaco Cittadin, quattro assessori revocati, altri due che se ne sono andati da soli e adesso anche lo scontro con il vescovo. È proprio un «sindaco castigatutti»? 

«Io non cambierò mai questo mio modo di essere, perché ritengo di avere un impegno prima di tutto con i cittadini. Possono anche non capire alcune mie scelte, ma so che le faccio per far funzionare nel modo migliore questa amministrazione. Sono consapevole che a volte metto in bilico anche la mia poltrona di sindaco. Ma un posto di lavoro ce l’ho. Se scelgo di fare il sindaco voglio farlo secondo i valori che mi appartengono, prima di tutto onestà e coerenza». 


Ma quattro assessori cacciati in poco più di due anni non sono pochi. 

«Quando revoco un assessore è perché il suo operato ha a che vedere con la faccia del sindaco. Se qualcosa compromette la mia immagine in termini di coerenza, anche di onestà a volte, oppure vedo un modo di operare che non mette al primo posto il bene dei cittadini ma qualcos’altro, non riesco più a lavorare in squadra. Voglio accanto persone delle quali mi fido». 


Alcuni hanno però lamentato decisioni calate dall’alto, senza confronto. 

«Credo che chi dice che siano arrivate all’improvviso lo faccia forse un po’ in malafede. Quando comincio a interrompere un rapporto si vede, si sente. Forse c’è stato un solo assessore che ho revocato come un fulmine a ciel sereno, il primo. Gli altri avevano capito che qualcosa si era spezzato. Non è vero che non sapevano. Forse non pensavano che lo facessi». 


Non si è mai chiesta se il problema possa essere anche il suo carattere? 

«Mi scopro particolarmente severa. Quando vedo intorno a me persone che remano nella stessa direzione riesco a lavorare con loro. Quando vedo delle défaillance, no. È come un rapporto di coppia: quando ti accorgi che non hai più lo stesso obiettivo, le cose non funzionano. E per me l’obiettivo deve restare la città». 


Un carattere che le aveva già creato problemi alla Cisl, dove lavorava e dove era stata commissariata. 

«Sì, proprio per il mio carattere: a volte per me è nero o bianco. Sono stata commissariata, non espulsa, poi sono tornata e ho concluso la mia esperienza come segretario organizzativo della Cisl del Veneto. Ma in politica sei molto più esposto. Io non ho un partito che mi protegga e spesso il sindaco è una persona sola». 


Quattro revoche dopo, c’è qualcosa di cui si è pentita di aver fatto? 

«Paradossalmente, il mio pentimento potrebbe essere quello di aver aspettato troppo. A volte mi sono presa più tempo quando sarebbe stato giusto non farlo. E tutte le volte in cui non ho seguito soltanto le mie valutazioni, forse ho commesso qualche errore in più». 


Insomma, la accusano di essere troppo drastica e lei invece rimpiange di non esserlo stata abbastanza? 

«Quando ho delle sensazioni e non le seguo, a volte finisco per sbagliare». 


E arriviamo al vescovo. Anche qui la sua reazione è stata durissima. Si è sentita attaccata? 

«Ho sempre ascoltato le sue puntualizzazioni senza obiettare, perché ho rispetto della sua figura e non ho mai voluto creare uno scontro. Sapevo già che quel giorno sarei andata a messa e avrei ricevuto un appunto, perché era successo anche la settimana precedente, alla chiesa della Rotonda, sugli stranieri, sui migranti e sul populismo della politica locale. Stavolta, però, mi sono offesa. Che mi venga contestata durante una predica persino la mancata nomina del garante dei detenuti, senza che io possa replicare, mi sembra una posizione impari che non accetto». 


Che cosa l’ha offesa di più? Essere criticata come sindaco o come cattolica? 

«È proprio questo che non accetto, anche come cattolica: che si mettano in contrapposizione la sicurezza e il rispetto delle regole con l’essere umani, cattolici e accoglienti. Conosco famiglie straniere che vivono nella nostra città, lavorano, pagano le tasse e rispettano le regole: queste persone le accoglierò sempre. Ma l’accoglienza senza regole non ha senso. Il permissivismo non significa essere accoglienti. I paletti vanno messi». 


Con il vescovo non sarebbe stato meglio chiarirsi direttamente? 

«Una decina di giorni prima eravamo stati insieme a cena e avevamo parlato tranquillamente. E poi è stato lui per primo a pubblicare la predica con la ripresa nei miei confronti. La mia è stata una risposta. Il vescovo predica il Vangelo ed è giusto che lo faccia, ma non può poi esprimere valutazioni sull’operato dell’amministrazione comunale dal pulpito». 


Quindi nessun passo indietro?

«I buoni rapporti con il vescovo si possono assolutamente riallacciare. Ma penso che abbia sbagliato. Tutti possiamo sbagliare. Questa cosa mi ha offeso». 


E le opposizioni che hanno difeso il vescovo? 

«Mi stupisce che a farlo siano proprio le forze politiche che vorrebbero togliere i crocifissi dalle scuole, che sono favorevoli all’utero in affitto, fanno togliere la carne di maiale dalle mense scolastiche e hanno sempre sostenuto la separazione tra Stato e Chiesa. Adesso vengono a fare lezioni a me di moralità e di buoni rapporti con il vescovo». 


Mancano due anni e mezzo. Dopo tutte queste battaglie, avrebbe voglia di ricandidarsi? 

«Ci sono giorni in cui penso al tempo che non esiste più per me e che, arrivata alla fine dei cinque anni, potrei finalmente prenderne un po’ per me stessa. Ma se i cittadini desiderassero avermi ancora come sindaco, mi lascerei subito lusingare. Sarò molto combattuta. L’amore per i cittadini e per questa città potrebbe convincermi».

 
E le voci di un avvicinamento a Vannacci e su un futuro a Roma? C’è chi ha notato che il suo post riportava un simbolo simile a quello del generale

«La locandina con quel simbolo l’ho realizzata con l’intelligenza artificiale e non mi ero nemmeno accorta della somiglianza. Giuro! A Roma mi piacerebbe andare in gita per due o tre giorni. Ma io voglio fare il sindaco. E chissà, può darsi che lo faccia anche per gli altri cinque anni successivi a questi». 
Quattro revoche e parecchi scontri dopo, il bilancio personale non contiene abiure. Cittadin rifarebbe quasi tutto: addirittura, qualche volta, pure un po’ prima.