Vajont, scontro sulle centraline. Il sindaco di Erto e Casso: «Noi friulani e favorevoli, i bellunesi pensino al loro territorio, non saranno loro a dirci cosa fare»

BELLUNO - La “battaglia per l'acqua” sta diventando una guerra di trincea. Altro che scontro lampo: il Vajont si è trasformato in un conflitto di logoramento. E non mancano colpi di artiglieria pesante. Da una parte la “triplice alleanza” tra Comune di Longarone, Provincia di Belluno e comitato civico che anche lunedì hanno ribadito la loro contrarietà ai progetti di centraline idroelettriche avanzate da iniziative di aziende private, intenzionate a sfruttare l'acqua che esce dalla diga e si butta nel Piave. Dall'altra, il Comune di Erto e Casso che invece è favorevole a un impianto che sia rispettoso dell'ambiente e della memoria del disastro del 1963. Soprattutto, è favorevole al progetto di Welly Red, la ditta di Pordenone che intende piazzare una turbina nel tratto di Vajont che scorre in territorio ertano, totalmente all'interno dei confini friulani.

«Per quanto mi riguarda, quella centralina va fatta, perché nell'epoca in cui viviamo non possiamo permetterci di sprecare l'energia che potremmo ricavare da un salto d'acqua già esistente, senza grandi lavori e senza impatto ambientale. L'alternativa a quella centralina, oggi come oggi, passa per lo stretto di Hormuz» dice Antonio Carrara, sindaco di Erto e Casso. La sua posizione è netta, da mesi. Il problema è che altrettanto netta è la linea del comitato che si oppone alla centralina. E al comitato si sono alleati il Comune di Longarone e la Provincia di Belluno. È proprio qui che lo scontro si infiamma, fino a diventare istituzionale. Anche perché il sindaco di Erto e Casso lamenta uno “sconfinamento” improprio dei bellunesi in questioni che riguardano a suo dire esclusivamente il territorio friulano.

LA PROVOCAZIONE

«Come fa il presidente della Provincia, fuori da Belluno, a dire a noi cosa dobbiamo fare sul nostro territorio? Si occupi dei problemi del Bellunese» rimarca Carrara. «E lo stesso vale per il sindaco di Longarone: Erto non ha mai detto nulla sulla trasformazione del cimitero di Fortogna, che non a tutti piace». Poi porta un esempio. «Il presidente della Provincia è sindaco di Comelico Superiore, dove da anni sta portando avanti una battaglia per realizzare il collegamento sciistico con la Pusteria. Io potrei proporre un ordine del giorno contro quel collegamento, visto che rappresento la Fondazione Dolomiti Unesco, il cui comitato tecnico-scientifico ha dato parere negativo a quell'opera. Potrei, anche organizzare un gruppo di contrari alla seggiovia Comelico-Pusteria. Ma non lo faccio, perché so che quel collegamento è utile all'economia di quel territorio. Ecco, dovrebbe pensare allo stesso modo anche lui».

IL DEBITO

Il sindaco di Erto e Casso rivolge anche un invito al presidente della Provincia. Anzi, un auspicio: «Nell'ordine del giorno che approverà in consiglio provinciale la prossima settimana, contro la centralina sul Vajont, voglio sperare che inserisca in premessa anche il debito che la Provincia ha nei confronti del mio Comune. Perché le centrali idroelettriche lungo l'asta del Piave sfruttano da 60 anni l'acqua che esce dalla valle del Vajont e diventa elettricità da Soverzene in giù. I canoni idrici di quello sfruttamento se li prende tutti il Bellunese e a noi non viene riconosciuto nulla. E al comitato di Longarone che sta preparando il ricorso etico-morale al Presidente della Repubblica, dico solo una cosa: quando Mattarella leggerà il testo, spero si prenda il tempo di leggere anche la mia versione: troverò il modo di mandarla al Quirinale».