Urso: puntare i fondi del Pnrr sulle materie prime critiche per rafforzare l’industria – Ecoblog

Modulo batteria su banco con campioni di minerali, scheda elettronica e bobina di rame in laboratorio industriale

Tecnici in stabilimento analizzano componenti per batterie e campioni di minerali, tema centrale della strategia sulle materie prime critiche.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha indicato in queste ore la necessità di riorientare una parte delle risorse del Pnrr verso la transizione ecologica e digitale, perché — ha spiegato — l’Italia e l’Europa devono rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e rendere più solide le filiere industriali in vista della nuova domanda di materie prime critiche.

Urso: “Serve una strategia industriale condivisa”

“Vogliamo costruire insieme una strategia industriale che ponga attenzione alla resilienza delle filiere e alla sicurezza dell’approvvigionamento delle materie prime necessarie alla riconversione”, ha detto Urso, richiamando il passaggio verso una “nuova era industriale ecologica e digitale”. Il ministro ha collegato il tema della competitività italiana a quello, più ampio, dell’autonomia europea nei settori strategici: batterie, semiconduttori, tecnologie verdi, infrastrutture digitali.

Il punto, nelle parole del titolare del Mimit, è evitare che la transizione industriale resti esposta a strozzature esterne, dai minerali utilizzati per le batterie fino ai componenti necessari alle reti e ai sistemi digitali. Una preoccupazione che, a Bruxelles, è ormai entrata stabilmente nell’agenda politica. Non solo energia, dunque. Anche litio, terre rare, cobalto, rame: materiali senza i quali la riconversione produttiva rischia di rallentare.

Il nodo delle materie prime critiche

Urso ha ricordato quanto emerso “l’altro giorno” al Consiglio Competitività, dove la Commissione europea ha richiamato l’attenzione dei ministri sul fabbisogno crescente di risorse minerarie. “Il bisogno di litio nei prossimi vent’anni aumenterà di 42 volte”, ha spiegato il ministro, citando le stime presentate in sede europea. Un dato che pesa, perché il litio è uno dei materiali centrali per la produzione di batterie elettriche e sistemi di accumulo.

Secondo quanto riferito da Urso, da qui al 2030 il fabbisogno di materie prime critiche necessarie per la tecnologia digitale crescerà di “4 o 5 volte” rispetto ai livelli attuali. Numeri che raccontano una trasformazione già in corso, ma anche una dipendenza ancora forte da Paesi terzi per estrazione, raffinazione e lavorazione. In Europa il tema è aperto da mesi: diversificare le fonti, rafforzare il riciclo, sostenere nuove filiere interne. E farlo in tempi stretti.

Pnrr, l’ipotesi di spostare risorse

Da qui arriva il ragionamento sul Pnrr, che per Urso deve essere adattato alla nuova cornice industriale. “Dobbiamo spostare risorse da capitoli e da obiettivi che difficilmente potranno essere raggiunti da qui al 2026”, ha affermato il ministro, “a capitoli che servono di più a sostenere la transizione ecologica e digitale”. Una frase che apre il dossier, già delicato, della rimodulazione degli investimenti.

Il riferimento è alla scadenza del 2026, il termine entro cui devono essere completati gli interventi finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il governo, nelle interlocuzioni con Bruxelles, ha già più volte indicato la necessità di concentrare fondi su progetti realizzabili e con impatto concreto sul sistema produttivo. Urso insiste proprio su questo punto: non disperdere risorse su obiettivi difficili da chiudere nei tempi, ma rafforzare quelli che possono accompagnare davvero la riconversione industriale.

Transizione verde e digitale, la partita europea

La linea del ministro si inserisce in una discussione europea più ampia sulla competitività dell’industria e sulla capacità del continente di reggere la sfida con Stati Uniti e Cina. La transizione verde, infatti, non riguarda solo gli obiettivi ambientali, ma anche la disponibilità di tecnologie, impianti e catene di fornitura autonome. Senza una base industriale solida, è il ragionamento che emerge dalle parole di Urso, il rischio è importare dall’estero una parte crescente del valore aggiunto.

Per l’Italia, Paese manifatturiero e grande trasformatore di materie prime, la questione è concreta. Automotive, meccanica, elettronica, rinnovabili: molti comparti dipendono dalla capacità di garantire forniture stabili e prezzi sostenibili. “Realizzabili davvero in un tempo così ristretto come quello che impone il Pnrr”, ha concluso Urso, tornando sul calendario. È lì, tra scadenze europee e fabbisogni industriali, che si giocherà una parte della politica economica dei prossimi mesi.