Urbanistica a Milano e le richieste edilizie bloccate. Lo spettro del commissario: “Il Comune dia risposte o ci penserà il Tribunale”

Milano, 22 agosto 2026 –  Per la prima volta, nell’urbanistica milanese, spunta l’ipotesi della nomina di un “commissario ad acta” che prenda in mano una pratica e dia una risposta al costruttore, positiva o negativa, al posto del Comune.

Il caso al centro di una sentenza del Tar, che ha accolto il ricorso dell’impresa in un’odissea simile a quella di altre 150 operazioni bloccate in attesa del titolo edilizio per ritardi e “inerzia” dell’amministrazione, riguarda un progetto promosso dalla società Lambretto Immobiliare in via Cletto Arrighi 16, zona Lambrate: la demolizione di un’ex area industriale dismessa e la costruzione di residenze.

La sentenza del Tar

“In presenza di una domanda di permesso di costruire convenzionato – si legge nella sentenza del Tar della Lombardia – l’amministrazione è tenuta non già necessariamente ad accogliere l’istanza ma certamente a definirla con una determinazione espressa, positiva o negativa, sorretta da adeguata istruttoria o motivazione”.

Risposta che dovrà arrivare all’impresa entro i prossimi 60 giorni, completando l’attività istruttoria: altrimenti “in caso di inottemperanza” il Tribunale amministrativo “provvederà, su istanza di parte, alla nomina di un commissario ad acta che provveda in luogo e vece dell’amministrazione inadempiente”.

La Sezione, presieduta dal giudice Gabriele Nunziata, in sostanza bacchetta la stasi negli uffici e stabilisce che i costruttori - e con loro le famiglie intenzionate ad acquistare casa sull’area - hanno il diritto ad avere una risposta in tempi ragionevoli.

Lo scenario delle inchieste

Lo scenario è quello delle inchieste che dal 2022 hanno messo sotto la lente progetti di rigenerazione urbana su aree dismesse portati avanti con il sistema ultrasemplificato della Scia alternativa al permesso di costruire, presunti abusi edilizi e vantaggi per i costruttori attraverso nuove costruzioni fatte passare per ristrutturazioni.

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Park Towers

Il primo processo arrivato a sentenza, con al centro la Torre Milano in zona Maggiolina, è sfociato nell’assoluzione per costruttori, architetti, funzionari ed ex dipendenti comunali, mentre quattro cantieri restano sotto sequestro.

Nel frattempo il Comune (alle redini dell’assessorato alla Rigenerazione urbana c’è ora la vicesindaca Anna Scavuzzo) ha corretto la rotta, con una serie di provvedimenti in linea con i rilievi sollevati dalla Procura, archiviando quel sistema della Scia finito al centro di un terremoto giudiziario. Solo che, nonostante promesse e garanzie fornite alle parti in causa, le pratiche restano bloccate e i titoli edilizi arrivano con il contagocce.

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Uno dei cantieri finiti sotto sequestro

Non ha più senso parlare di paura della firma, i ritardi sono diventati inaccettabili e la pazienza è esaurita”, spiega Alessandro Maggioni, presidente del Consorzio Cooperative Lavoratori, colosso milanese che porta avanti progetti con il modello cooperativo: Ccl conta 385 appartamenti bloccati, oltre a una settantina di altri alloggi destinati all’affitto, spalmati su cinque operazioni immobiliari in diverse zone di Milano.

I ricorsi dei costruttori

In questo scenario alcuni costruttori hanno presentato ricorsi al Tar, come la Lambretto Immobiliare assistita dagli avvocati Fabio Todarello, Francesco Schiano Di Cola e Federica Ferrara. È illegittimo, si legge nella sentenza, il “silenzio-inadempimento” del Comune rispetto all’istanza di rilascio di permesso di costruire convenzionato, seguita da una serie di solleciti caduti nel vuoto: la “stasi” dalla durata “potenzialmente indefinita” deve essere interrotta fornendo una risposta, positiva o negativa. In altri casi i giudici si erano già espressi sui tempi dei procedimenti, con un limite alle richieste di integrazioni: ora si alza l’asticella, con l’ipotesi di un “commissariamento“ della pratica.