Università, parità ancora lontana: nelle facoltà scientifiche si salva solo Medicina eppure le donne sono più brave
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Lauree Stem: scienze, tecnologia e matematica parlano ancora al maschile. Pavia e San Raffaele le uniche due eccezioni in Lombardia. Considerando il 110 e lode e la conclusione degli studi nei tempi previsti, le laureate ottengono risultati migliori dei colleghi uomini

Parità lontana, nelle lauree Stem si salva medicina Poche in ingegneria Scienze, tecnologia e matematica. Pavia e San Raffaele le uniche due eccezioni in Lombardia

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Milano, 27 agosto 2026 – Hanno i risultati migliori in termini di lodi e completamento degli studi in corso, ma le laureate nelle discipline Stem restano una piccola quota del totale, che è già troppo risicato rispetto al panorama delle lauree. Mentre si avvicina l’avvio del nuovo anno scolastico e accademico, i numeri mostrano un divario ancora difficile da colmare. In dieci anni, negli atenei lombardi c’è stato qualche progresso, ma gli stereotipi di genere continuano a pesare sull’orientamento verso scienza, tecnologia, ingegneria e matematica.
Lo squilibrio negli atenei lombardi
Guardando ai profili dei laureati 2025 raccolti da AlmaLaurea, negli atenei lombardi resta un forte squilibrio a favore del genere maschile. Considerando il complesso dell’area disciplinare Stem (scienze, tecnologia, ingegneria, matematica), tra chi si è laureato nel 2025 all’Università degli studi di Bergamo il 71% era uomo, il 28% donna (un aumento di 7 punti percentuali, però, rispetto al 2015); all’Università degli studi di Brescia, le percentuali sono analoghe, 74,2% i laureati e 25,8% le laureate (stabili rispetto al 27,5% di dieci anni fa). Attorno al 25% anche le laureate Stem della Liuc Carlo Cattaneo (erano il 29,2% nel 2015), mentre si sale al 42% all’Università dell’Insubria, al 40,3% in Bicocca e alla 48,3% alla statale di Milano.
Il sorpasso a Pavia e le specificità dei corsi
C’è, invece, il sorpasso all’Università di Pavia, dove le laureate Stem sono il 50,3% (erano il 42,7% nel 2015); andando nel dettaglio dei corsi di laurea, tuttavia, si nota una prevalenza al femminile soprattutto in scienze del farmaco (100%), scienze clinico-chirurgiche e pediatriche, biologia, mentre percorsi come ingegneria industriale, matematica, fisica e chimica sono a prevalenza maschile. Lo stesso vale per l’Università San Raffaele dove medicina e chirurgia vede la maggioranza di laureate. Al netto di alcune specificità all’interno dell’ampio mondo delle Stem, resta, dunque, il gap di genere da colmare. Il tema non è solo lombardo ma europeo. L’Unione europea, infatti, fatica a soddisfare la domanda crescente di competenze Stem, fondamentali per rafforzare la competitività e garantire la leadership tecnologica, in particolare in quei settori a più rapida crescita, come quello delle tecnologie digitali, tecnologie pulite o settori strategici come l’aerospaziale e la difesa.
Un gap che pesa sulle carriere
Quello di genere è un gap nel gap, che pesa sulle prospettive occupazionali delle donne: le lauree Stem sono, infatti, quelle che permettono di accedere alle carriere più brillanti ed internazionali (e sono anche le più ricercate dalle imprese, che non trovano candidati). Per altro, i risultati ribaltano gli stereotipi: considerando il 110 e lode e la conclusione degli studi nei tempi previsti come indicatori di performance positiva, le laureate ottengono risultati migliori dei colleghi uomini.
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