Una supercolonia di formiche lunga 6.000 km attraversa anche l'Italia
Un formicaio situato sulla Riviera di Ponente e un altro nascosto tra la vegetazione della costa atlantica spagnola condividono una chimica impercettibile. Le due colonie condividono lo stesso "odore di famiglia": un codice di sostanze chimiche invisibile ai nostri occhi, ma fondamentale per loro. Tra le due sponde corre una striscia continua di seimila chilometri che attraversa Italia settentrionale, sud della Francia, Spagna e Portogallo.
Si tratta dell'infrastruttura sotterranea della supercolonia di formica argentina (Linepithema humile), la più grande società cooperativa mai documentata nel regno animale al di fuori di quella umana. Introdotta accidentalmente in Europa poco più di un secolo fa attraverso le stive delle navi commerciali cariche di piante dalla regione del fiume Paraná, la specie ha trovato nel clima mediterraneo l'ambiente ideale per una proliferazione senza precedenti. Negli habitat d'origine in Sudamerica, le popolazioni di questa formica mantengono elevati livelli di diversità genetica e sono divise in colonie territoriali che si combattono ferocemente. Nei territori europei di invasione, la storia è andata diversamente. Come documentato dalle prime ricerche condotte dall'entomologo Laurent Keller dell'Università di Losanna e da colleghi delle università di Parigi-Sud e Copenaghen, gli esemplari introdotti in Europa hanno subito un drastico collo di bottiglia genetico. La perdita di variabilità negli idrocarburi cuticolari, le molecole superficiali che gli insetti utilizzano per identificare i propri simili, ha azzerato l'aggressività intercoloniale. Inserite in una griglia di milioni di nidi interconnessi, miliardi di lavoratrici provenienti da punti opposti del continente si riconoscono come compagne di nido, condividendo cibo, larve e regine senza scatenare conflitti.
L'assenza di guerre interne ha trasformato la supercolonia in una rete ecologica altamente invadente. La facilità con cui le formiche argentine monopolizzano le risorse di cibo, come la melata prodotta dagli afidi, ha causato un progressivo spiazzamento delle specie di formiche native e un'alterazione delle comunità di piccoli invertebrati locali. Analisi successive hanno persino evidenziato come queste formiche, abilissime operaie capaci di creare città sotterranee, condividano profili chimici e comportamentali con analoghe supercolonie presenti in California e in Giappone, delineando un unico blocco cooperativo distribuito su scala globale. Gli equilibri di questa immensa rete urbana ipogea restano tuttavia esposti al rischio di instabilità. La vicinanza con colonie secondarie meno estese provoca periodici scontri ai margini dei territori, mentre la ridotta variabilità genetica rende l'intera popolazione vulnerabile all'attacco di patogeni specifici o a mutazioni che potrebbero riattivare l'incapacità di riconoscersi.
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