Una ricompensa al gallaratese Rodolfo Friguelli, morto per un salvataggio in montagna: “Onore al suo coraggio”
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Il 61enne, residente in provincia di Varese, perse la vita a febbraio 2026 sul Monte Rosa tentando un soccorso ad un altro scialpinista caduto. Famiglia e istituzioni ora chiedono il premio ufficiale al valor civile

Rodolfo Franguelli

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Gallarate (Varese), 30 luglio 2026 – Morì tentando di salvare uno scialpinista: chiesta la ricompensa al valor civile – il più alto riconoscimento dello Stato per gli atti di eccezionale coraggio– per Rodolfo Franguelli. Il 28 febbraio il sessantunenne stava salendo verso il Colle Vincent,sul Monte Rosa, in Valle d’Aosta. Alle richieste di aiuto di due scialpinisti francesi che avevano perso di vista il loro compagno, precipitato in un crepaccio, senza esitare Franguelli e due amici si erano fermati a prestare soccorso.
Durante il tentativo di salvataggio il fronte del crepaccio aveva ceduto e Franguelli era volato a sua volta nel ghiaccio, da dove era stato recuperato solo quattro giorni dopo. Ora la famiglia chiede che quel gesto venga riconosciuto e ricordato. Accogliendo la richiesta, la Regione Valle d’Aosta e il Comune di Gressoney-La-Trinité hanno inoltrato la domanda a Roma.
Cosa è la ricompensa
Le ricompense al valor civile testimoniano un’elevata virtù civica, segnalando i loro autori come degni di pubblico onore. Il riconoscimento viene conferito con decreto del presidente della Repubblica, su proposta degli Interni. Molto conosciuto e stimato a Gallarate, lo sport per Fringuelli non era solo competizione ma disciplina interiore, allenamento alla resistenza. Per anni aveva gareggiato nel ciclismo con gli amici di Bicitime, condividendo chilometri e sacrifici.
Il passato di Fringuelli
Nel 2019 una caduta in allenamento lo aveva quasi ucciso: salvato per un soffio, aveva subìto l’asportazione di un rene. Aveva comunque continuato a pedalare fino all’ultima gara, il 26 giugno 2021, poi aveva scelto di lasciare le competizioni.Da allora la montagna era diventata il suo orizzonte privilegiato. Amava il silenzio delle vette, la fatica lenta delle salite, il contatto diretto con la natura, i boschi e la neve. Socio della sezione di Gallarate del Club Alpino Italiano e membro del gruppo Colibrì, amava anche viaggiare in camper con la moglie Antonella e le tre figlie, l’ultima diciottenne quest’anno.
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