Una notte all’edicola tra arte, aperitivi e dj set. I chioschi dei giornali adesso attirano i ragazzi
Si sorseggia un caffè, si beve un drink, si ascolta musica e, nel frattempo, si sfogliano i giornali. Non siamo al bar, ma davanti a un’edicola. Solo che qui il chiosco cambia volto con il passare delle ore. Al mattino c’è chi si ferma per il quotidiano, nel pomeriggio arrivano gli universitari per l’aperitivo, la sera si resta per una birra, un dj set o una mostra. Tutt’intorno, però, ci sono ancora giornali e riviste. E l’idea di base è proprio questa: reinventare l’edicola senza farla smettere di essere un’edicola. Un modello che sta conquistando soprattutto i più giovani e che, da Roma a Milano, Torino e Napoli, sta trasformando i vecchi chioschi dei giornali in piccoli punti di ritrovo urbano.
L’ultima apertura
L’ultima ha aperto da pochi giorni nella Capitale, al civico 90 di corso Trieste. Si chiama Piovra e dietro il progetto ci sono tre amici, due avvocati e un chirurgo ortopedico, cresciuti insieme e legati dall’amore per il quartiere in cui vivono. A gestire il chiosco, invece, c’è Bruno Barbaro, 38 anni, attore. «Volevamo creare un luogo di aggregazione, ma inizialmente non avevamo affatto pensato a un’edicola», racconta Simone, uno dei soci. Poi l’incontro con il vecchio proprietario del chiosco e l’idea di rilevarlo. A una condizione: «A quel punto volevamo che rimanesse quello che è sempre stato».
Più del 70% dello spazio è ancora occupato da quotidiani e riviste e, assicurano i proprietari, in questi primi giorni Piovra è già diventata una delle edicole che vende di più nella zona. Solo che accanto ai giornali ora ci sono anche bibite e drink confezionati, musica ed eventi. E la clientela cambia con il passare delle ore. «La mattina vengono soprattutto gli abitanti del quartiere e i professionisti. Nel pomeriggio arrivano i più giovani, quando escono dall’università». A pochi passi infatti ci sono la Luiss, la Sapienza e il liceo Giulio Cesare. L’aperitivo non nasce per sostituire i giornali, ma per continuare a venderli. «Con la sola attività tradizionale non saremmo riusciti a sostenere i costi e ad arrivare a un anno di apertura. Quello che facciamo la sera è funzionale a mantenere aperta l’edicola tutto il giorno e a garantire un servizio editoriale al quartiere». Alle 22, però, si chiude: «Non vogliamo disturbare nessuno e vogliamo che ogni mattina i residenti trovino tutto pulito».
La mappa
Per rimettere in sesto il chiosco, che era in condizioni precarie, i tre soci hanno investito circa 80 mila euro di tasca propria. E ora vogliono allargare lo spazio anche fuori: al II Municipio hanno presentato una richiesta per installare, a proprie spese, cinque panchine, sia sul marciapiede che sullo spartitraffico di corso Trieste. Non tavolini da locale, ma posti dove fermarsi, magari con un giornale appena comprato.
Piovra potrebbe non rimanere sola. «Stiamo già parlando con altri edicolanti che hanno difficoltà a tenere aperti i loro punti vendita», raccontano i soci. Nel mirino ci sono altre zone di Roma, dai Parioli al Flaminio fino a Vigna Clara. «Ci piacerebbe replicare il progetto. Noi facciamo tutt’altro nella vita, ma crediamo molto in questa idea». Nella Capitale, del resto, “Piovra” è arrivata per ultima in una piccola costellazione che conta ormai almeno sei chioschi contemporanei. Prima c’erano già Santedicola, Erno, Vertice, Ada ed Emporio 5.0: nomi diversi, quartieri diversi e formule che cambiano, ma con lo stesso principio. Quotidiani e magazine convivono con libri, fotografie, mostre, pop-up, incontri e aperitivi. L’edicola, insomma, non è più soltanto il posto in cui entrare, comprare e andare via. Diventa un posto in cui fermarsi. E proprio questo sembra piacere alla Generazione Z abituata a leggere le notizie scorrendo lo schermo di uno smartphone, ma che quando esce cerca ancora luoghi fisici nei quali incontrarsi. A Milano il modello è già diventato una piccola rete con 13 punti. Solo la realtà Civic conta nove chioschi, da Brera a Garibaldi, da San Babila alla Darsena, fino a Porta Nuova, Poli e NoLo, pensati come spazi di comunità nei quali la carta stampata resta protagonista. Poi ci sono esperienze indipendenti come Mille, a Porta Romana, che affianca alla vendita di quotidiani e riviste incontri con giornalisti, autori, podcaster e creator; AEdicola Lambrate, diventata anche libreria indipendente e spazio culturale all’aperto; Nss edicola e l’Edicola Castello di Cadorna, dove magazine e pubblicazioni convivono con mostre e presentazioni live.
Che la Gen Z possa ancora mettersi in fila davanti a un’edicola, del resto, Milano lo ha dimostrato pochi mesi fa. Per l’uscita del film “Il Diavolo veste Prada 2”, centinaia di ragazzi hanno aspettato anche due ore sotto il sole davanti al chiosco rosso di piazza Giovine Italia per portarsi a casa una copia di “Runway”, la rivista immaginaria diretta da Miranda Priestly diventata per l’occasione un vero magazine di carta. Le circa 900 copie distribuite ogni giorno andavano esaurite rapidamente. A Napoli, in piazza San Pasquale, Nss edicola ha fatto del chiosco un punto d’incontro tra editoria, cultura digitale, mostre, collaborazioni e party. Nel corso dell’anno da lì sono passati eventi, dj set e progetti legati alla moda, alla musica e persino alle community di runner. A Torino la formula si spinge fino all’arte, con chioschi trasformati in minuscoli spazi espositivi e luoghi per appuntamenti culturali come Ridicola. Non esiste ancora un censimento nazionale di queste “nuove edicole” e forse sarebbe difficile perfino stabilire quali sono. Ma il tratto comune è evidente: la carta non sparisce, cambia quello che le succede intorno.
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