Una firma per sostenere il commercio di vicinato. Confesercenti: "Dopo il Covid chiuse 111 mila attività"

Tutelare il commercio di vicinato e i negozi di prossimità. Confesercenti alza il tiro e avanza una legge di iniziativa...

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Tutelare il commercio di vicinato e i negozi di prossimità. Confesercenti alza il tiro e avanza una legge di iniziativa popolare per tutelare i piccoli esercizi e i presidi chiedendo di istituire delle ‘Zes’ (Zone economiche speciali) con sgravi fiscali e agevolazioni. A firmare anche il sindaco Matteo Lepore e Luisa Guidone, assessora al Commercio: l’obiettivo a livello nazionale è raccogliere 50.000 firme entro novembre e nelle scorse settimane è arrivata anche la sigla di Michele de Pascale, presidente della Regione. "Senza un intervento forte si rischia di favorire la desertificazione", sottolineano da Confesercenti.

Secondo l’associazione negli ultimi sei anni, dal Covid in poi, "in Italia hanno chiuso 111.455 attività commerciali per una perdita di ricchezza di oltre 16 miliardi". La proposta di legge arriva quindi per "ribadire la funzione del commercio di prossimità come infrastruttura territoriale". "Nonostante ci siano diverse iniziative sul territorio, alla fine i dati sono drammatici – racconta Loreno Rossi, direttore di Confesercenti –. La chiusura delle attività nei piccoli comuni sta accelerando: ci sono mille comuni in Italia dove manca un esercizio di prossimità, il negozio di alimentari o un punto di riferimento. Se andiamo avanti di questo passo il rischio è che fra qualche anno ci siano intere zone senza servizi. Non è solo un tema di commercio, ma è anche un tema sociale. Il vero problema restano le regole di ingaggio: non sono uguali per tutti".

"Oggi il piccolo commercio oggi fa i conti con competitor e costi fissi: si tratta di dare a chi lavora in questo comparto la possibilità di poter sopravvivere", fa il punto Massimo Zucchini, presidente di Confesercenti, che poi sulla movida aggiunge: "La città notturna è morta. Dopo mezzanotte non c’è più niente, ormai è diventato un coprifuoco. La sensazione è che, calando la frequentazione delle persone che ‘utilizzavano’ la città per divertimento, è aumentata la percezione d’insicurezza".

Per il sindaco, soprattutto rispetto alla zona di via Riva di Reno, "bisogna aspettare che arrivi il tram": "Ci sarà un primo capolinea e verranno tante persone, ma il modello commerciale non è sempre quello della movida. Sarei cauto nel dire che vogliamo aperture serali dappertutto". In via Riva Reno per l’assessora Guidone "le vetrine chiuse non sono tante": "C’è una dimensione di prossimità che va salvaguardata".

fra. mor.

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