Un'antica lotta è all'origine dei tanti modi per spegnere i geni - Biotech - Ansa.it
Mentre la vita parla un unico linguaggio universale per attivare i geni, per spegnerli ne usa tanti anche molto diversi tra loro. All'origine di questa stranezza c'è un'antica lotta, che va avanti da ben due miliardi di anni: quella tra i genomi degli organismi e il Dna parassita in essi contenuto, cioè quelle sequenze di materiale genetico che sfruttano il loro ospite per replicarsi. Nel genoma umano, ad esempio, costituisce circa la metà dell'intero Dna, e deve essere tenuto a bada per garantire la sopravvivenza. Ad affermarlo è lo studio pubblicato sulla rivista Nature Genetics guidato dal Centro di Regolazione Genomica (Crg) dell'Istituto di Scienza e Tecnologia di Barcellona (Bist), che potrebbe avere implicazioni anche per la ricerca su malattie dovute a una regolazione genica alterata.
"Le istruzioni della cellula per l'attivazione dei geni sono essenzialmente le stesse in un essere umano, un anemone di mare e un'ameba del suolo", afferma Arnau Sebé-Pedrós, che ha coordinato la ricerca. "Invece, le istruzioni per silenziare geni e altri elementi genomici si sono evolute continuamente a partire dal nostro ultimo antenato eucariotico comune. Diversi rami della vita hanno sviluppato cassette degli attrezzi differenti per svolgere la stessa funzione".
I ricercatori hanno condotto la prima analisi dettagliata della cromatina, l'impalcatura proteica che regola le modalità di lettura del Dna, in diversi importanti rami della vita finora trascurati, come quelli di amebe, alghe e anemoni di mare. La firma di un gene attivo è pressocché identica in tutte le specie esaminate, mentre quella di un gene spento no: in alcune specie, ad esempio, etichette molecolari diverse vengono usate per elementi genetici diversi, in altre le stesse modifiche si accumulano sulle stesse regioni del genoma e, in altre ancora, un'etichetta che negli animali segnala l'attivazione è stata riadattata per la disattivazione.
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