Umidità, infiltrazioni, muri scrostati. L’urlo di Domenico, inquilino delle case popolari di Brugora: io, malato, ostaggio del degrado
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Besana, il pensionato vive in un edificio di corte di proprietà pubblica pieno di problemi e guasti strutturali. Per ripararli gli è stato chiesto di pagare il 50 per cento delle spese: “Mi dispiace, ma non posso”

Domenica, 68 anni

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Besana in Brianza – A guardarla da fuori, la casa di corte di via Cavour, a Brugora, sembra avere tutto quello che ci si aspetta di bello da un angolo della Brianza. Ma basta avvicinarsi per accorgersi dei segni del tempo. Umidità, infiltrazioni, muri scrostati. È in uno degli appartamenti di edilizia pubblica ai civici 9, 11 e 13 che vive Domenico Schepis, 68 anni. Una situazione di particolare fragilità, aggravata da gravi patologie e una disabilità del 100 per cento. Nel suo alloggio, spiega, le criticità sono numerose. Il citofono non funziona e l’illuminazione delle parti comuni a tratti. Gli infissi non chiudono bene, facendo entrare spifferi e umidità. Il rubinetto del water sgocciola, quello della doccia è difettoso, le pareti interne presentano muffa e il termostato è difettoso. “Mi è stato detto che per fare i lavori dovrei partecipare al 50% della spesa – racconta – ma non capisco perché”.
La richiesta di un nuovo alloggio
E c’è poi la richiesta, presentata dal 2019, di avere un altro alloggio. Una necessità legata anche alle sue condizioni di salute: per raggiungere il bagno bisogna attraversare la camera da letto, circostanza che, secondo anche il medico di base, non sarebbe compatibile con la sua sicurezza. Gli era stato proposto un appartamento in via Cavour 22, che aveva però rifiutato perché troppo piccolo. I problemi non riguardano solo il suo appartamento: alcune grondaie e canalette danneggiate fanno finire l’acqua piovana direttamente sulle pareti. In alcuni punti ci sono infiltrazioni dal tetto, muri deteriorati e crepe profonde alla base dei balconi di tre appartamenti ancora vuoti.
Le parole del sindaco
Il sindaco Emanuele Pozzoli spiega che i progetti di riqualificazione sono già stati predisposti. Le risorse arriveranno dalla vendita di un altro immobile comunale in condizioni fatiscenti. Per rendere possibile l’operazione, l’amministrazione ha lavorato insieme ad altri sindaci lombardi per modificare il parametro regionale che limitava la quota di patrimonio comunale cedibile. “Una volta venduto quell’immobile avremo le risorse per finanziare il progetto”, spiega Pozzoli. Sul caso di Schepis, il sindaco ricorda invece la precedente proposta di trasferimento: “Può continuare a confrontarsi con gli assistenti sociali e valutare insieme a loro la scelta migliore”.
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