Mercato unico europeo, i nodi da sciogliere per attuarlo entro il 2027

Introduzione

Una guida pratica - intitolata The political conditions for delivering the One Europe One Market roadmap - per superare lo stallo al completamento del mercato unico, pubblicata dalla Fondazione Jacques Delors Friends of Europe, elenca i dossier nei quali emergono le principali linee di frattura tra Stati e interessi economici. Fra quelli elencati ci sono la vigilanza finanziaria europea all'Ets, le interconnessioni elettriche, il 'Made in Eu', l’Eu Inc, le fusioni, i fornitori tecnologici ad alto rischio e i fondi di coesione. In totale, il documento individua 16 punti di contrasto che i negoziatori dovranno risolvere per attuare 42 priorità della roadmap per il mercato unico entro la fine del 2027, illustrando per ciascuno le posizioni e gli interessi in gioco.

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Quello che devi sapere

Di cosa si occupa lo studio

L'analisi - che illustra i colli di bottiglia politici, gli attriti normativi e le differenti prospettive nazionali tra gli Stati membri che impediscono la piena integrazione del mercato -, è il risultato di una consultazione più ampia guidata dall'ex premier italiano e autore del rapporto sul futuro del mercato unico Enrico Letta e da Pascal Lamy, ex direttore generale dell'Organizzazione mondiale del commercio ed ex commissario europeo al Commercio. Inoltre la guida, per la quale sono stati coinvolti esperti e stakeholder degli istituti Jacques Delors, dell'Arel Single Market Lab e di Friends of Europe, organizza i progetti normativi della roadmap in cinque aree: Unione dei risparmi e degli investimenti, Unione dell'energia, Unione della connettività, mercato unico strategico e coesione sociale e territoriale.

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La vigilanza finanziaria dell’Esma

Sul fronte finanziario, il paper segnala una divisione tra Francia, Italia e Spagna - favorevoli a rafforzare la vigilanza europea attraverso l'Esma -, e centri finanziari più piccoli come Irlanda, Lussemburgo e Malta, contrari a trasferire ulteriori poteri dalle autorità nazionali. La Germania, tradizionalmente più prudente, si sarebbe avvicinata alle posizioni dei grandi Paesi.

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L’assicurazione europea dei depositi

Resta inoltre aperto il nodo dell'assicurazione europea dei depositi: Germania e Italia hanno storicamente incarnato le due posizioni opposte sulla necessità di ridurre prima i rischi nazionali oppure procedere parallelamente con la riduzione e la condivisione dei rischi.

Il tema dell’energia

Sull'energia emerge invece il contrasto sugli effetti delle interconnessioni: Paesi importatori ad alti prezzi come l'Italia beneficerebbero dell'accesso a elettricità più economica, mentre in Paesi a prezzi più bassi come la Francia l'aumento delle esportazioni potrebbe spingere al rialzo i prezzi interni.

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Il nodo dell’Ets

Sul futuro dell'Ets, economie manifatturiere e ad alta intensità di carbonio come Germania, Italia, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia chiedono maggiore attenzione ai costi per la competitività, mentre Paesi nordici e altre economie più avanzate nella transizione insistono sul mantenimento di un forte segnale di prezzo della CO2. Il paper rileva che l'Ets ha generato oltre 200 miliardi di euro di entrate dal 2013, meno del 10% dei quali destinato alla decarbonizzazione industriale.

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Le telecomunicazioni

Nelle telecomunicazioni il confronto riguarda l'armonizzazione europea dello spettro, i tempi dello spegnimento delle reti in rame e l'eliminazione dei fornitori ad alto rischio, con una contrapposizione tra chi chiede un phase-out vincolante e armonizzato e chi preferisce un approccio caso per caso basato sul rischio.

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Lavoro, concorrenza e sociale

Sul mercato unico strategico, i nodi sono la preferenza europea nel 'Made in Eu', la possibilità di tenere maggiormente conto della scala e della concorrenza globale nelle fusioni, Eu Inc. e le garanzie sui diritti dei lavoratori, oltre al confronto tra ricerca orientata verso AI, semiconduttori e biotech e ricerca aperta basata sull'eccellenza. Sul versante sociale, infine, il paper evidenzia le divergenze sulla tutela dei lavoratori mobili e sul ruolo della coesione nel bilancio Ue 2028-2034.

Letta: "Su mercato unico se falliamo non ci sarà un'altra possibilità"

"Se falliamo ora, non ci sarà un'altra possibilità", ha detto l'ex premier Enrico Letta intervenendo sul completamento del mercato unico europeo a una tavola rotonda organizzata dalla Fondazione Jacques Delors Friends of Europe. Secondo il presidente dell'istituto Delors "il test più importante" sarà il 28esimo regime: "Se vinciamo sul 28esimo regime al Parlamento in questi giorni, penso che cambierà tutto". Letta ha inoltre espresso attese basse sul fronte degli investimenti pubblici europei, con la fine di NextGenerationEU e "una discussione molto complicata" sul prossimo bilancio pluriennale. Sul prossimo Quadro finanziario pluriennale ha previsto "una sorta di accordo annacquato, con pochi soldi per gli investimenti pubblici". Anche sul fronte della sicurezza, pur in presenza di nuovi piani, Letta ha detto di non aspettarsi "un grande, grande, grande aumento degli investimenti pubblici". L'ex premier ha quindi insistito sulla necessità di superare la frammentazione del mercato europeo, indicando come priorità l'unione dell'energia, la connettività e l'unione dei mercati finanziari attraverso la Savings and Investments Union.

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