Ucciso a colpi di cacciavite mentre torna a casa dopo la spesa. Spuntano minacce di morte alla sorella, caccia all'ex
UDINE - Lo ha aspettato nascosto dietro una siepe, poi gli è piombato addosso mentre tornava a casa con le borse della spesa. Pochi istanti, un'aggressione violenta e ripetuti colpi al torace con un oggetto tagliente, probabilmente un cacciavite. È morto così, in via Castions di Strada a Udine, un uomo di 65 anni di origine marocchina, Abdellatif Bensefiyan, vittima di quello che gli investigatori ritengono essere stato un vero e proprio agguato.
Omicidio a Udine: chi è il sospetto killer
A tenderglielo, secondo la prima ricostruzione, sarebbe stato un 32enne, anch'egli di origine marocchina e residente a Rive d'Arcano (Ud), che ora è ricercato in tutta la zona. Il giovane potrebbe essere armato. L'allarme è scattato alle 19.48, quando è stata segnalata l'aggressione. Il 65enne era appena rientrato nella zona di casa con la spesa quando sarebbe stato sorpreso dal 32enne, che avrebbe atteso il suo passaggio nascosto dietro una siepe. L'aggressore lo avrebbe quindi colpito più volte al torace, prima di allontanarsi rapidamente a piedi. Accanto al corpo è stato trovato un cacciavite, immediatamente sequestrato dai carabinieri. L'oggetto presenterebbe tracce di sangue e potrebbe essere l'arma utilizzata per l'omicidio, anche se gli accertamenti sono ancora in corso e non è escluso che possa essere stato impiegato un coltello. I soccorsi sono stati tempestivi. I sanitari del 118 hanno prestato le prime cure al ferito e lo hanno trasportato d'urgenza all'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. Le condizioni dell'uomo erano disperate e, nonostante i tentativi di salvarlo, il 65enne è morto poco dopo il ricovero. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Comando provinciale di Udine, insieme ai militari del Ris e al sostituto procuratore Letizia Puppa. La zona è stata isolata per consentire di effettuare tutti i rilievi, repertare eventuali tracce e ricostruire con precisione i momenti dell'aggressione. Gli investigatori stanno inoltre acquisendo le immagini delle telecamere presenti nella zona e ascoltando le persone che potrebbero avere visto qualcosa.
Il movente passionale
Dietro l'agguato ci sarebbe una vicenda personale che da settimane aveva fatto salire la tensione all'interno della famiglia. Il 32enne avrebbe avuto una relazione con la sorella della vittima, una donna di 38 anni, rapporto interrotto circa un mese fa. Una fine che il giovane non avrebbe accettato, continuando a cercare la donna e a manifestare la propria rabbia. Tre giorni fa, secondo quanto riferito agli investigatori, il 32enne si sarebbe presentato sul luogo di lavoro della 38enne nel tentativo di incontrarla. Davanti al rifiuto della donna, avrebbe pronunciato minacce di morte. Un episodio che assume ora un peso ancora maggiore nell'inchiesta. Ma il clima di paura, secondo i familiari, sarebbe ulteriormente peggiorato nelle ultime ore. Giovedì il 32enne avrebbe danneggiato l'automobile di un altro familiare della donna, rompendo i vetri e tagliando le gomme. L'uomo avrebbe inoltre minacciato anche il figlio del proprietario della vettura.
La paura della famiglia della vittima
A raccontare il terrore vissuto dalla famiglia è stato il cognato della vittima, che ha spiegato come da giorni tutti vivessero nella paura, con il 32enne che li avrebbe tenuti in scacco perché incapace di accettare la fine della relazione con la donna. Un clima diventato insostenibile al punto che proprio ieri l'uomo si era recato dai carabinieri per denunciare i danneggiamenti subiti e la situazione di intimidazione. Sono elementi che dovranno essere verificati e inseriti nel quadro dell'indagine, che ora procede con la ricerca del responsabile. Il 32enne, dopo l'aggressione, si è allontanato a piedi. I carabinieri stanno battendo la zona e verificando ogni possibile spostamento, anche attraverso le immagini della videosorveglianza e le testimonianze. Al momento non viene ipotizzato l'intervento di un complice. Ed è proprio questo uno degli elementi sui quali fanno leva gli investigatori: se davvero il giovane ha lasciato la zona da solo e a piedi, senza l'aiuto di qualcuno, ritengono che non possa essersi allontanato di molto.
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