Ucciso a casa della prof. La confessione del killer: «Volevo buttarlo nel fiume»
«Eravamo da giorni in quella casa sotto l’effetto di droghe, non ricordo con precisione quello che è successo. Mi hanno detto che mi aveva preso dei soldi, abbiamo litigato, l’ho ucciso, ma involontariamente». E ancora: «Quando ci siamo accorti che era morto abbiamo cercato di farlo sparire». Sono andati a comprare il telo, i sacchi, la candeggina, i guanti, il coltello, il cemento. Hanno sezionato il cadavere, «volevamo gettarlo in un fiume, ma non ce la facevo più: sono uscito, ho chiamato mia madre, le ho detto di raggiungermi e di chiamare la polizia». A parlare, durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip, è Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, di origine brasiliana.
È stato fermato per l’omicidio di Fabio Colapietro, 39 anni, poi fatto a pezzi nel tentativo di far sparire il corpo. È stata sua madre a chiamare la polizia: lui ha subito confessato. Venerdì sera i vigili del fuoco hanno recuperato nel fiume Dora alcuni resti di cui il gruppo si era già sbarazzato.
La casa degli orrori, a Torino, era stata presa in affitto da una professoressa di italiano, Nicole Formichetti, 47 anni, originaria di Rieti, arrestata per occultamento e distruzione di cadavere. Quando gli agenti della squadra mobile sono entrati nel suo appartamento hanno trovato in salotto blocchi di cemento con dentro vari arti, pronti per essere fatti sparire. Altri parti del cadavere erano in bagno, chiuse in grandi sacchi neri. Un lavoro che andava avanti da giorni, testimone anche il cattivo odore che i vicini avevano avvertito nel palazzo, in via Gulli 46.
Si erano trovati domenica scorsa per una festa e avevano assunto di tutto: «MDPHP, crack, funghi allucinogeni, cannabis e alcol», ha aggiunto De Oliveira. La professoressa conosceva solo Keith Butig, 22 anni, filippina transgender nota anche con il nome di Sara, arrestata a sua volta. Era stata lei a portare in casa l’assassino. «Ma io non ho fatto niente. Quando è successo tutto ero in un’altra stanza. Ho solo comprato i sacchi neri», ha detto. Nicole Formichetti è ancora sconvolta. Davanti al gip si è avvalsa della facoltà di non rispondere, con lo sguardo fisso nel vuoto.
Negli ultimi tempi la sua vita era cambiata: gli amici erano preoccupati. Un amore che per lei era tutto era appena finito, lasciandole un vuoto dentro. Prima c’era stato il trasloco, poi l’inizio di una nuova vita, che però è subito diventato un abisso. Nell’istituto dove insegnava, a Ciriè, a settembre non si era presentata per motivi personali. Nel palazzo la vedevano sempre più spesso sotto l’effetto di alcol. «In quell’appartamento era un viavai di gente sempre diversa», hanno detto i vicini.
Quello di domenica non era il primo festino, ma l’ennesimo. Domenica sera, dopo giorni trascorsi tra alcol e droga, Fabio Colapietro sarebbe uscito per comprare altri stupefacenti. Al suo ritorno avrebbe cercato di prendere del denaro del giovane brasiliano e qui la situazione sarebbe degenerata. Sembra che De Oliveira abbia ucciso Colapietro soffocandolo, ma sarà l’autopsia a sciogliere ogni dubbio. I partecipanti al festino ci avrebbero messo un po’ a capire che l’uomo era morto: avrebbero anche cercato di rianimarlo per ben due ore. Poi, presi dal panico, avrebbero deciso di sbarazzarsi del corpo.
La Formichetti e Sara si conoscevano da tempo: vivono nella stessa zona e sono amiche. Anche Colapietro sarebbe un conoscente di Nicole. Sarebbe stata Sara, secondo la ricostruzione, a portare nell’appartamento De Oliveira. Colapietro conosceva Sara, ma non il 26enne. Sarebbe arrivato in via Gulli portando droga: sembra fosse il corriere di uno spacciatore.
La Procura ha chiesto che tutti gli indagati restino in carcere. Il gip si è riservato. Adesso l’indagine dovrà ricostruire quelle ore una per una.
© RIPRODUZIONE RISERVATA