Ucciso a 31 anni sulla soglia di casa, coltellate all’alba: “Un urlo, poi ho visto il sangue”
Montese (Modena), 2 agosto 2026 – Alba tragica dopo la festa cittadina. Un delitto ha turbato la comunità di Montese, sull’Appennino modenese, dove il paese stava celebrando la festa più importante dell’anno, dedicata alla Beata Vergine della Neve. Anche la vittima, Daouda Sangarè, 31 anni, sabato aveva partecipato. Una serata con gli amici terminata verso mezzanotte, quando l’uomo ha fatto rientro a casa, nella palazzina dove abitava da circa un mese con la moglie, che lo aveva raggiunto dall’Africa. Lì ha trovato la morte poche ore dopo.

Omicidio a Montese: gli investigatori sul posto
La ricostruzione degli investigatori
Da una prima ricostruzione, pare che il 31enne abbia aperto la porta all’assassino, quando fuori era ancora buio. Non è chiaro il perché di quella visita improvvisata nell’abitazione di via Righi, la strada che porta al centro del paese. Fatto sta che, al termine di una lite, Daouda è stato accoltellato a morte sulla soglia di casa al piano interrato. Alcune persone sarebbero state portate in caserma e sentite dagli inquirenti, non è chiaro se tra queste ci sia un sospettato, ma ufficialmente a questa sera non risultavano fermi giudiziari: sulla dinamica e il movente serrate indagini: al vaglio le telecamere della zona.
Un residente: “Ho sentito un urlo e ho dato l’allarme”
“Alle cinque e un quarto ho sentito un urlo – racconta un residente della palazzina, che ha dato l’allarme al 118 –, ma ho pensato che venisse dalla strada e non ci ho fatto tanto caso, più tardi, verso le 8, ho sentito le grida della moglie. Era insieme a un amico, era uscita di casa in lacrime dopo avere visto il marito a terra”. Nella situazione concitata e nel tentativo di chiedere aiuto, la donna si era chiusa fuori, perché il corpo del marito ferito a morte premeva contro la porta dall’interno. “Ho chiamato il 118. Ho preso un attrezzo dal garage e ho aperto la porta – racconta ancora il vicino –, per terra c’era sangue. La moglie non smetteva di piangere, l’ho fatta entrare nel mio appartamento e le ho dato un bicchiere d’acqua”.
Vicini e conoscenti: “Un grande dolore nel cuore”
Vicini e conoscenti non riescono a darsi una spiegazione. “Abbiamo un grande dolore nel cuore”, ripetono gli amici più stretti, che hanno subito raggiunto la palazzina. Tutti escludono che Sangarè si fosse fatto dei nemici. “Dao stava alla larga dai guai – dice Macan, uno degli amici –. Era un ragazzo molto tranquillo, non era certo uno con cui si litigava facilmente, anzi, faceva una vita abbastanza riservata, tutto casa e lavoro. Anche io esco poco, ma quando ci si incontrava, ci si fermava a fare due chiacchiere e scherzare. Una persona bravissima, non posso immaginare nessuno che potesse avercela tanto con lui da arrivare a ucciderlo”.
Faceva il saldatore nella ditta di ricambi agricoli: “Mai un problema”
Un altro amico racconta che è stato lui a suggerirgli alcuni anni fa di raggiungerlo a Montese perché dove abitava in precedenza, a Massa Carrara, non trovava lavoro. Dal 2021 faceva il saldatore nella ditta di ricambi agricoli Bernabei a Salto. “Mai problemi, né ho notato atteggiamenti strani. Non aveva vizi, non beveva ed era molto rispettoso della sua religione”, spiega il titolare. Sul cellulare conserva ancora le foto che un paio di anni fa il 31enne gli inviò del suo matrimonio in Africa. Da qualche settimana Daouda – originario della Guinea, ma nato e cresciuto in Costa d’Avorio – si era trasferito dalla frazione al paese in una casa più grande. Disperata la moglie, più volte sorretta dai carabinieri. Sul posto, oltre al 118 con l’elicottero, sono arrivati i militari e la Scientifica per i rilievi. Il sindaco Carlo Castagnoli confida che sia fatta chiarezza.
(ha collaborato
Valentina Reggiani)