Uccide la suocera, parla la moglie di Marigo: «Ci hanno abbandonato quelli che dovevano aiutarci. Mio marito è una brava persona»

PADOVA - «Ci hanno abbandonato, quelli che dovevano aiutarci con mia madre». Cinzia Zamboni è la moglie di Enrico Marigo e la figlia di Maria Zanasca. Ed è, a sua volta, la vittima dell’omicidio della disperazione di domenica a Villatora di Saonara quando, poco dopo l’ora di pranzo, Enrico Marigo, a mani nude, ha chiuso naso e bocca a Maria Zanasca fino a quando la 96enne, malata di demenza senile e difficile da gestire da mesi, ha smesso di respirare. «Mio marito è una brava persona, un ottimo marito, un buon padre e un bravo nonno. Io avevo detto che mia mamma non stava bene – ha aggiunto la donna, in lacrime, al microfono del TgR Veneto – che avevamo bisogno di assistenza. Continuavano a dirci di cosa fare della mamma, di come agire ma non le hanno dato il punteggio minimo sufficiente (per accedere all’assistenza medica in una casa di riposo, ndr) e noi allora dovevamo fare tutto. E continuare, continuare, continuare e questo è stato...».

Uno sfogo che sa di denuncia sociale che apre il tema delle famiglie in difficoltà nella gestione di anziani ammalati e allettati. Lei e suo marito infatti, un anno e mezzo fa, avevano lasciato la loro casa di Padova, in zona Stanga, per trasferirsi nell’appartamento della 96enne in modo di starle vicino al meglio e seguirla nella sua malattia. La situazione è però diventata irrespirabile in quell’appartamento al piano terra della palazzina al civico 9 di via Bolzano. Così come ha detto Enrico Marigio quando, dopo l’omicidio, ha chiamato il 112 e ha confessato ogni cosa ai carabinieri, chiedendogli di andare a prenderlo: «Ho ucciso mia suocera, ho perso la pazienza, non ce la facevo più» sono state le parole della disperazione.

La sindaca: «Non ci ha dipinto la situazione in maniera drammatica»

Allo sfogo della figlia della vittima risponde il sindaco di Saonara, Michela Lazzaro, che non ci sta a passare come quella che si è voltata dall’altra parte di fronte alla necessità: «Lo scorso febbraio la famiglia di via Bolzano 9 è venuta in Municipio chiedendo la possibilità di inserire Maria Zanasca in una lista d'attesa per un posto in una Rsa – ha risposto il primo cittadino – L'Ulss, che stabilisce le graduatorie, ha valutato in una certa maniera la posizione della signora per diversi fattori: in primo luogo vivendo con due persone autosufficienti seppur non giovanissime, si abbassa il livello di criticità. Questo dettaglio ha rallentato il percorso di inserimento».

Su un altro punto poi ha voluto fare chiarezza: «Quando la figlia dell'anziana uccisa, Cinzia Zamboni, è venuta alla casa comunale per presentare la richiesta non ci ha dipinto la situazione in maniera drammatica, non è emerso alcun disagio sociale. Domenica purtroppo ci siamo trovati davanti ad un fatto compiuto senza avere margine di intervento».

La chiamata: «Venite, ho ucciso mia suocera»

Portato in caserma domenica sera, dopo le 22, Enrico Marigo davanti agli inquirenti non ha ripetuto quella frase choc pronunciata all’ora di pranzo durante la chiamata al 112: «Venite, ho ucciso mia suocera, ho perso la calma non ne potevo più». Il pensionato in corsa ha cambiato strategia difensiva. Un’ora prima del faccia a faccia con gli uomini dell’Arma, ha sollevato dall’incarico l’avvocato d’ufficio Enrico Cogo del foro di Padova per ingaggiare il legale Francesco Russo di Santa Maria Capua Vetere del foro di Caserta. Un nome suggeritogli dai suoi parenti.

L'interrogatorio

Marigo, dalla fedina penale immacolata, ha così deciso di non rilasciare la sua versione dei fatti agli investigatori. Almeno fino ad oggi quando dovrà comparire davanti al Gip per l’interrogatorio di garanzia. La Procura per lui ha chiesto la custodia cautelare in carcere e il 70enne attualmente si trova dietro alle sbarre di una cella della casa circondariale Due Palazzi. Il giudice per l’indagine preliminare dovrà se convalidare l’arresto e lasciarlo in carcere.

ha collaborato Cesare Arcolini