Ubriaco al bancomat, patente di guida ritirata e tre mesi di arresto
Un controllo quando ormai era sceso dall'auto e si trovava a piedi davanti a un bancomat. Eppure per lui sono scattate ugualmente le conseguenze previste per chi guida in stato di ebbrezza: tre mesi di arresto e sei mesi di sospensione della patente. Il ricorso presentato dall'automobilista non è servito: il giudice ha confermato la condanna.
La vicenda arriva da Mansuè, in provincia di Treviso, e ruota attorno a una questione tutt'altro che banale: si può essere condannati per guida in stato di ebbrezza anche se al momento dell'alcoltest non si è più al volante? Nel caso in questione la risposta è stata sì.
Ubriaco al bancomat, ma l'auto era già parcheggiata
Secondo quanto ricostruito dalla Tribuna di Treviso, l'uomo, residente nella zona di Motta di Livenza, era stato trovato in stato di ebbrezza nei pressi di un Postamat. Era a piedi e la sua automobile risultava parcheggiata già da oltre un quarto d'ora. Proprio su questo elemento si è basata la difesa.
In sostanza, l'automobilista sosteneva che non fosse possibile dimostrare che il tasso alcolemico riscontrato al momento del controllo fosse quello che aveva mentre era al volante. Un'obiezione che però non è bastata a far cadere la contestazione.
Il giudice ha infatti ritenuto sufficienti gli elementi raccolti per collegare lo stato di ebbrezza alla guida avvenuta poco prima. Il ricorso è stato quindi respinto e sono rimaste ferme le conseguenze: tre mesi di arresto e patente sospesa per sei mesi.
Perché si può perdere la patente anche se si viene trovati a piedi
L'articolo 186 del Codice della strada punisce chi si mette alla guida con un tasso alcolemico superiore ai limiti consentiti. Ma c'è un'altra regola importante: per dimostrare il reato non è indispensabile che gli agenti sorprendano materialmente l'automobilista mentre sta guidando. La giurisprudenza ha più volte riconosciuto che la guida precedente può essere dimostrata attraverso le circostanze concrete: la posizione dell'auto, le testimonianze, quanto accaduto immediatamente prima del controllo e la vicinanza temporale tra il momento in cui il mezzo è stato parcheggiato e quello dell'accertamento.
In altre parole, scendere dall'auto non cancella ciò che è successo pochi minuti prima.
Il quarto d'ora che non salva l'automobilista
Ed è proprio questo il passaggio più interessante del caso trevigiano. L'uomo aveva sottolineato di avere parcheggiato da almeno quindici minuti quando venne sottoposto al controllo. Ma non esiste una soglia temporale oltre la quale l'accertamento diventa automaticamente inutilizzabile. Il trascorrere di alcuni minuti può essere valutato dal giudice, soprattutto perché il livello di alcol nel sangue cambia nel tempo, ma ciò non impedisce in assoluto di ricostruire quale fosse la situazione durante la guida.
Secondo la ricostruzione accolta dal giudice, l'uomo aveva guidato fino al luogo in cui aveva parcheggiato poco prima del controllo. Ed è per questo che il fatto di essere stato trovato ormai a piedi davanti al bancomat non è bastato a salvargli la patente.