Tutte avrebbero voluto essere e vestirsi come Jerry Hall
Ci sono donne che hanno avuto uno stile e altre che, molto più raramente, hanno avuto un’epoca addosso. Jerry Hall appartiene alla seconda categoria. Capelli biondi e gambe interminabili, sorriso da Hollywood e una certa ostinazione texana nel portare tutto fino in fondo. Hall non è mai sembrata “vestita”. Sembrava piuttosto che gli abiti fossero stati inventati per starle dietro. A settant’anni, compiuti il 2 luglio 2026, la sua traiettoria continua a funzionare come un manuale di glamour senza istruzioni per l’uso: Saint Laurent, Chanel, Thierry Mugler, Bill Blass, Dior; Studio 54, Annabel’s, Cannes; Bryan Ferry, Mick Jagger, Andy Warhol. Dispositivi attraverso cui l’abito diventa spettacolo.
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Jerry Hall e Mick Jegger, 1978
La storia comincia quasi per caso. Nel 1974 Hall arriva in Francia dal Texas con una valigia e poco di cui riempirli; a Saint-Tropez, mentre indossa un bikini crochet rosa metallizzato e tacchi alti, viene notata e avvicinata da un talent scout. Lo ha raccontato lei stessa al TheGuardian: era partita verso Parigi a sedici anni con l’idea, piuttosto cinematografica, di diventare modella, dopo avere visto Caccia al ladro (1955) e avere associato la Costa Azzurra alla promessa di una vita diversa. Il dettaglio del bikini conta: Hall entra nella moda già perfettamente equipaggiata per il suo futuro, cioè con una capacità istintiva di trasformare l’abbigliamento in una scena. A Parigi divide un appartamento con Grace Jones e Jessica Lange, frequenta la notte, viene fotografata da Helmut Newton e nel giro di pochi anni diventa una presenza fissa sulle copertine: a 21 anni ne aveva già collezionate quaranta.
Il primo grande indizio arriva però da una copertina discografica. Nel 1975 Bryan Ferry sceglie Hall per Siren dei Roxy Music: la modella appare come una creatura marina, dorata e irreale, fotografata sugli scogli di South Stack, in Galles. Non è più soltanto una modella che indossa un vestito; è un’immagine che costruisce un mondo. Ferry e Hall stanno insieme per due anni, e lei entra in un circuito estetico in cui musica, moda, fotografia e celebrità cominciano a diventare indistinguibili.

Jerry Hall e Mick Jegger, 1980 circa
Poi arriva Mick Jagger, e con lui la trasformazione definitiva da supermodel a personaggio. Dal 1977 Hall è una presenza costante accanto al cantante dei Rolling Stones. Insieme frequentano lo Studio 54 di New York, le spiagge delle Barbados, Parigi e Cannes. Ma sarebbe riduttivo leggere la sua moda attraverso gli uomini della sua vita: è il contrario. Sono i suoi vestiti a costruire la leggenda. Nel 1978 appare in un abito giallo strapless con gonna a balze; nel 1980 esce con Jagger in un abito nude ricoperto di paillettes, mentre sulle passerelle alterna Saint Laurent e Thierry Mugler. Alla sfilata Mugler del 1980 indossa bustier e gonna di chiffon con spacco; da Saint Laurent porta silhouette tonali e sofisticate. È precisamente qui che il suo stile diventa interessante: Hall sa passare dalla pelle nera lucida alla costruzione sartoriale senza cambiare personaggio.

Jerry Hall sfila per la collezione prêt-à-porter Autunno/Inverno 1995-1996 di Thierry Mugler durante la Paris Fashion Week, 6 marzo 1995.
Gli anni Ottanta le appartengono con una certa insolenza. Karl Lagerfeld da Chanel la porta in passerella nella haute couture del 1985, in un abito di chiffon con mantello; Bill Blass la veste di plaid teatrale; Dior arriverà più avanti, nel 1993, con un tailleur blu e un cappello sproporzionato. Nel frattempo Hall frequenta i luoghi in cui il dress code è una forma di selezione sociale, tra cui il noto club Annabel’s. Il fotografo Richard Young, che per anni lavorò fuori dal club londinese, ha definito Hall una sintesi quasi perfetta del glamour degli anni Ottanta: in una fotografia scattata ad Annabel’s, la vede come l’incarnazione di un decennio in cui per entrare in certi salotti gli uomini dovevano essere in black tie e le donne, semplicemente, scrumptious, “deliziose”.

Jerry Hall presenta un look della collezione Haute Couture Primavera/Estate 1985 di Chanel, a Parigi, 29 gennaio 1985.
Ma il vero talento di Hall sta nella capacità di non farsi imprigionare dall’immagine della bombshell. È stata musa di Karl Lagerfeld e Thierry Mugler, soggetto di Andy Warhol e Lucian Freud, attrice –dal Batman del 1989 alle produzioni teatrali londinesi – e presenza mondana per decenni. È stata anche una delle modelle che hanno reso possibile quella mutazione fondamentale della moda contemporanea in cui la modella non presenta più semplicemente il vestito: lo incorpora, lo ingigantisce, gli dà una biografia. Il Washington Post, nel 2016, osservava come la memoria collettiva l’avesse fissata in una manciata di immagini: capelli biondi, gambe, grandi sorrisi, outfit ad alta intensità, fotografie di party. Ma quella fissazione è proprio parte del fenomeno Hall: la sua immagine è diventata un archivio di ispirazioni.

Jerry Hall sfila con un look di Thierry Mugler durante una sfilata da Bond’s, a Times Square, New York, 6 maggio 1980.
Ed è forse questo il motivo per cui oggi vorremmo ancora vestirci come lei. Non per replicare gli anni Settanta, né per trasformarci in una copia di una supermodel. Piuttosto per recuperare una certa idea di vestirsi che la moda contemporanea ha progressivamente sterilizzato: l’abito come eccesso, come carattere, come rischio calcolato. Hall poteva mettere un completo di velluto rosso di Saint Laurent, un abito nude di paillettes, un bustier di Mugler, un mantello di chiffon Chanel o un tailleur da ippodromo e sembrare sempre la stessa persona. Il segreto non era la coerenza. Era l’intensità.
Nel 2024, Hall è tornata alla sfilata Saint Laurent con la figlia Georgia May Jagger, entrambe in nero. Nel 2025 è comparsa alla presentazione di Completedworks per la primavera estate 2026, interpretando una sensitiva. E nel 2026 continua a frequentare gli eventi in abiti di velluto nero, pellicce rosa, silhouette nette.
Harper's Bazaar Fashion List


