Trump: 'Sospesi i raid all'Iran per dare una chance ma sono pronto a un'azione forte' - Notizie - Ansa.it
Donald Trump avverte: la pausa degli attacchi è stata decisa per dare una chance alla diplomazia, ma se fallisce è tutto pronto per un duro attacco all'Iran. Frustrato e all'angolo, il presidente appare sempre più "impantanato" in un conflitto che sta affondando anche il suo capo del Pentagono. La fiducia dei repubblicani e dei Maga nei confronti di Pete Hegseth sta infatti svanendo con il passare delle settimane, e anche all'interno del Dipartimento della Difesa ci sono molti malumori per la sua gestione e dubbi sulla sua adeguatezza a un incarico probabilmente è troppo grande per lui. Trump però lo difende: "Sta facendo un buon lavoro". Parole che non bastano di fronte a un conflitto che sembra essere sfuggito di mano all'amministrazione: la guerra doveva durare poche settimane e ormai è al quinto mese e, al momento, non si intravede una fine. Le trattative sono in corso e per facilitarle il commander-in-chief ha sospeso gli attacchi all'Iran dando una chance alla diplomazia. "Stiamo avendo colloqui proficui con l'Iran; vedremo cosa succederà. Ci sono buone probabilità che ne scaturisca qualcosa di concreto", ha detto Trump inviando però segnali contrastanti sulla tempistica. In un'intervista ad Axios ha infatti parlato di tempi ristretti per la diplomazia: "O le cose procedono rapidamente, oppure non se ne farà nulla". Poco dopo invece ha risposto di aver "molto tempo" a chi gli chiedeva quanta pazienza avesse con l'Iran. Ribadendo che gli Stati Uniti hanno decimato l'Iran, il presidente ha quindi minimizzato l'ipotesi che la Russia di Vladimir Putin abbia fornito a Teheran immagini sui siti americani in Medio Oriente.
"Non penso lo abbia fatto. Se lo ha fatto non ha funzionato. Lo chiederò a Putin", ha tagliato corto. Lo stop ai raid, ha poi precisato, non è dovuto alla carena di munizioni e armi: "Ne abbiamo anche se, a essere onesto, mi piacerebbe averne di più". I negoziati puntano a rilanciare i contatti per la definizione di un accordo complessivo e, nell'immediato, per risolvere il nodo dello Stretto di Hormuz. Trump lo vuole aperto e tutti i costi costi per allentare la pressione sull'economia anche a fronte dei nuovi attacchi degli Houthi agli impianti petroliferi sauditi. L'Iran invece non sembra intenzionato a mollare. Teheran infatti sta parlando della gestione dell'importante crocevia solo con l'Oman. "Questi colloqui non hanno alcun legame con gli Stati Uniti", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei. Il pugno duro di Teheran sullo Stretto complica la partita per Trump, che appare - riporta il New York Times - sempre più "impantanato" in Iran dove sta prendendo coscienza dei "limiti del suo potere". E' davanti a "nuovo bivio" e si ritrova - nota Cnn - con meno opzioni a disposizione e costi alti all'orizzonte per qualsiasi iniziativa decisione prenderà. I suoi margini di manovra si stanno restringendo e le alternative che ha sono "sempre peggiori". La sospensione degli attacchi all'Iran concede ai mediatori la possibilità di rilanciare le trattative e, allo stesso tempo, permette a Trump di guadagnare tempo per valutare le sue prosisme mosse. Un'operazione massiccia, come quella che ha paventato negli ultimi giorni, avrebbe delle significative ripercussioni sulla sua presidenza, già consumata dal conflitto. Un assaggio di quello che il commander-in-chief potrebbe decidere è arrivato dal suo social Truth, dove ha pubblicato una serie di foto agguerrite create con l'intelligenza artificiale. In una ha simulato attacchi all'isola di Kharg, in un'altra è alla guida di una unità americana con indosso un cappellino rosso con la scritta Fafo, "fuck around and find out" in riferimento alla dottrina della sua amministrazione del "provaci e vedrai cosa succede". Minacce a cui i repubblicani guardano con apprensione, temendo una nuova escalation che potrebbe compromettere in via definitiva le loro già limitate chance alla elezioni di metà mandato.
Houthi, attaccati con droni impianti petroliferi sauditi
I ribelli Houthi dello Yemen rivendicano nuovi attacchi con droni contro le infrastrutture petrolifere saudite. Gli attacchi si erano fermati dopo i raid che avevano colpito sabato impianti del colosso saudita Aramco.
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