Trump minaccia il carcere per le fonti sulle munizioni e "attacca Hegseth" | Il Fatto Quotidiano.it

Trump: “Nessuna scarsità di munizioni, carcere per chi fa queste dichiarazioni”. E se la prende con Hegseth

Le notizie sulla scarsità di armamenti che affliggerebbe gli arsenali dell’esercito americano come conseguenza della guerra all’Iran agita la Casa Bianca, al punto che Donald Trump è arrivato a minacciare le fonti dei giornalisti che hanno scritto gli articoli sul tema. “Gli Stati Uniti possiedono enormi quantità di ‘munizioni’, soprattutto di certi tipi – ha scritto il presidente Usa sul suo social Truth – . Inoltre, grandi quantità vengono prodotte e spedite negli Stati Uniti secondo necessità. Le aziende del settore della difesa stanno costruendo il maggior numero di impianti e fabbriche nella storia del nostro Paese. I ‘responsabili’ (“leakers”, ndr) di queste dichiarazioni traditrici vengono braccati. Saranno richieste lunghe pene detentive!”.

La frustrazione di Trump riguardo al conflitto scatenato in tandem con Israele contro Teheran è evidente. Due fonti informate hanno riferito al Washington Post che la scorsa settimana a Camp David il tycoon ha chiesto spiegazioni a Pete Hegseth sulla grave carenza di missili a lungo raggio e di intercettori che ha contribuito alla decisione di Trump di rinunciare, negli ultimi giorni, a lanciare nuovi attacchi contro la Repubblica Islamica. Il segretario alla Difesa si sarebbe difeso attribuendo al suo vice, Stephen Feinberg, la responsabilità. Interpellata dal Washington Post sullo scontro, Karoline Leavitt ha definito la storia una “fake news al 100%”. “Il presidente Trump ha la massima fiducia nel segretario Hegseth”, ha assicurato la portavoce della Casa Bianca.

Ma il capo del Pentagono attraversa un momento non facile. Fonti informate hanno riferito al Wall Street Journal che il suo candidato per la carica di capo di stato maggiore dell’esercito potrebbe essere a rischio a causa delle obiezioni sollevate dalla senatrice dell’Iowa Joni Ernst e da altri repubblicani. Hegseth sta spingendo per la nomina di Christopher LaNeve, ma alcuni nel partito obiettano che egli ricopra il grado di generale a quattro stelle da soli sei mesi mentre solitamente ne servono almeno 18 prima di assumere la massima carica.

La notizia dei dubbi sul generale è l’ultimo segnale della resistenza dei repubblicani del Congresso all’agenda di Hegseth. Alcuni esponenti del partito hanno fatto sapere ad esempio che non sosterranno il bilancio da 1.500 miliardi di dollari, una cifra senza precedenti, proposto dal segretario. Altri hanno espresso frustrazione per la guerra con l’Iran, le minacce del Pentagono di ridurre il contingente di truppe in Europa e per la decisione di Hegseth di rimuovere generali pluridecorati.