Trump: “Hormuz è America”. Il tycoon provoca l’Iran sui social. Ma per Teheran lo Stretto resta chiuso
Roma, 18 agosto 2026 – “Lo Stretto di Hormuz è un nuovo territorio degli Stati Uniti”. No, non è una banale fake news ma il nuovo (ennesimo) messaggio ‘stravagante’ pubblicato sui social dal presidente americano Donald Trump. Una boutade che immediatamente ha fatto scaturire la reazione della Repubblica islamica: “La sua illusione verrà presto corretta – ha scritto su X il vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi –, oppure correggeremo noi le illusioni di quest’uomo illuso”. Non pago, il presidente statunitense smentisce se stesso: se lunedì ha assicurato di avere un “canale diretto e riservato con i Pasdaran”, ieri ha affermato che non sono in corso e non sono previsti colloqui di pace con Teheran. Aggiungendo però che il blocco navale rimane pienamente in vigore, con lo Stretto di Hormuz che resta aperto, e che le “mine navali sono state rimosse o fatte brillare”.

Il presidente Usa Donald Trump
LE TRATTATIVE
Nessun passo avanti sul programma nucleare, Hormuz in gran parte chiuso, minacce statunitensi all’Oman. È questo lo stato dell’arte che tratteggia il Post sulla guerra con Teheran. Uno stallo, andato oltre i sessanta giorni previsti dal memorandum, che per il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è imputabile, prima di tutto, a Israele, il “principale oppositore all’attuazione dell’intesa”. E ha aggiunto: “Gli Usa ci implorano di negoziare alle nostre condizioni”. La diplomazia, inoltre, è certamente la via auspicata dal presidente turco Erdogan, come ribadito durante un colloquio telefonico con il tycoon.
LO STRETTO DI HORMUZ
Con il mancato prolungamento dell’intesa sul cessate il fuoco, la tensione nello Stretto di Hormuz schizza alle stelle. Trump minaccia l’Oman per l’accordo sul transito delle imbarcazioni con l’Iran, mentre i Pasdaran non escludono di forzare militarmente il blocco navale statunitense, se la diplomazia dovesse fallire. Per il capo negoziatore della Repubblica islamica, Mohammad Ghalibaf, lo Stretto resterà chiuso fino a quando non sarà revocato il blocco navale, rimosso l’embargo petrolifero e cessate le minacce.

Navi bloccate nello Stretto di Hormuz
LA STRISCIA DI GAZA
Il Board of Peace, riporta il sito israeliano Ynet, starebbe valutando l’ipotesi di cambiare strategia sul modello di graduale consegna delle armi da parte di Hamas, optando per una consegna unica, velocizzando così anche la procedura di ritiro dell’Idf. L’esercito dello Stato ebraico ha annunciato poi di aver ucciso domenica scorsa, in un attacco a Khan Yunis, il comandante Tareq Anwar Khamis Ra’i, uno degli uomini che aveva partecipato al massacro del 7 ottobre.
MEDIO ORIENTE SOTTO ATTACCO
In Iraq, un raid con droni ha colpito l’ufficio del premier del Kurdistan iracheno, Masoud Barzani, e la residenza del capo dell’intelligence regionale. Gli Houthi hanno invece colpito una raffineria di petrolio in Arabia Saudita, mentre Israele ha bombardato la base militare di Abu a–Duhur nei pressi di Idlib, in Siria. Per Damasco si tratterebbe di un “atto di aggressione ingiustificato”. Le difese aree degli Emirati Arabi Uniti si sono attivate per fronteggiare un attacco missilistico. Alcune esplosioni si sono sentite a Dubai.
VIOLENZE IN CISGIORDANIA
Il clima si fa sempre più incandescente, infine, in Cisgiordania: i coloni hanno attaccato un’ambulanza della Mezzaluna Rossa palestinese nella zona di Tel Rumeida, mentre il sindaco di Qusra, il villaggio sotto assedio da una decina di giorni, ha denunciato il rischio per le famiglie intrappolate nelle loro abitazioni di una grave carenza di cibo e medicinali.