Trubbiani, triste anniversario. I Rinoceronti senza pace tra erbacce, rifiuti e vandali. La base in ferro è corrosa
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Sei anni fa moriva il grande artista ma la maledizione dell’opera continua. E dire che il suo nome è contenuto anche nel dossier come uno degli spiriti guida.

Sei anni fa moriva il grande artista ma la maledizione dell’opera continua. E dire che il suo nome è contenuto anche nel dossier come uno degli spiriti guida.

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Sei anni senza Valeriano Trubbiani. Il 29 agosto del 2020 se ne andava il grande artista nato a Macerata, ma che aveva scelto Ancona come sua città d’elezione. Un rapporto profondo quello tra il capoluogo marchigiano, con il suo mare, e Trubbiani. Tante le opere realizzate nella Dorica, come la bellissima croce astile nel Duomo, o quelle ospitate nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano, e ancora quelle che si possono ammirare all’esterno all’interno dell’Università Politecnica delle Marche a Montedago, o il grande sipario tagliafuoco alle Muse, un’opera unica in Europa per un teatro.
Ma la prima opera che viene in mente a qualsiasi anconetano è la "Mater Amabilis" di piazza Pertini, i ‘Rinoceronti’. Un capolavoro di cui si parla da decenni, e non per motivi artistici. La parola ‘degrado’, infatti, sembra associata alla "Mater Amabilis" come una maledizione. Il quadro che si presenta a chi decide di ammirare da vicino la scultura parla di sporcizia, rifiuti, scritte vandaliche e odori non proprio gradevoli (c’è chi continua a scambiare la zona posteriore del monumento per una latrina), per non parlare della sfilza di cassonetti che circondano tutto il monumento alla faccia del rispetto per l’artista. Passa il tempo, ma lo spettacolo è più o meno sempre lo stesso. L’intera superficie su cui poggiano le colonne è ricoperta di foglie secche e ramoscelli, tra i quali ogni tanto si intravedono mozziconi di sigarette e rifiuti vari (come lattine e tappi di bottiglie). Non c’è un singolo spazio tra le colonne risparmiato dai resti di questa vegetazione ‘rinsecchita’. C’è poi un altro problema, preoccupante non solo dal punto di vista estetico: la stessa base in ferro è corrosa in più punti, e anche sulla superficie delle colonne appaiono ‘macchie’ che denunciano il processo di corrosione in atto. C’è poi la vegetazione ‘viva’ (leggasi ‘erbacce’) che infesta l’area del monumento, e la ringhiera che la delimita. Come ‘chicca’ del degrado, tra la ringhiera e le colonne c’è una trappola per topi, che sembra buttata lì da qualcuno per sfregio, verrebbe da dire, o per pura stupidità.
Da decenni si discute di un trasferimento della scultura in un luogo più ‘idoneo’. Durante i recenti lavori di riqualificazione di piazza della Repubblica il sindaco Daniele Silvetti aveva valutato l’opzione di ricollocare la scultura proprio lì, davanti al Teatro delle Muse. Un luogo di passaggio tra porto e centro, e quindi l’ideale per farla ammirare dal maggior numero possibile di persone. Senza contare il legame con lo stesso teatro, il cui sipario tagliafuoco è firmato da Trubbiani, che tra l’altro lo considerava il suo capolavoro. Un’idea scartata, visto l’eccessivo impatto che la scultura avrebbe avuto sulla piazza, date le sue dimensioni. Lui, l’artista amato da Fellini, con cui collaborò per il film "E la nave va", quando gli si chiedeva di commentare le sorti della ‘Mater Amabilis’ preferiva glissare, per evitare polemiche, ma era chiaro che la situazione di degrado in cui versava il sito gli procurava un grande dolore.
Il nome di Trubbiani compare nel dossier di Ancona Capitale della cultura 2028, come uno degli ‘spiriti guida’ della città. Si spera che per l’occasione i ‘Rinoceronti’ siano finalmente valorizzati come meritano.
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