Troppo dolore per i parenti, la strage di Crans-Montana sarà commemorata altrove

«Non vogliamo che l’anniversario della morte dei nostri figli venga fatto a Crans-Montana. E non vogliamo che alla cerimonia sia presente nessuna delle persone indagate». È la richiesta avanzata da diverse famiglie svizzere delle vittime del rogo di Capodanno, che hanno chiesto alle autorità di poter ricordare i propri cari lontano dal luogo della tragedia. E il governo del Canton Vallese le ha ascoltate. Il prossimo primo gennaio, a un anno dall’incendio del locale “Le Constellation”, in cui persero la vita 41 persone e altre 115 rimasero ferite, la commemorazione ufficiale non si terrà a Crans-Montana, ma a Grône, una cittadina a una ventina di chilometri di distanza. Una scelta che prova a rispettare il dolore di chi, da quella notte, non riesce più a guardare quei luoghi con gli stessi occhi.

Gli italiani

Per molte famiglie italiane, però, anche venti chilometri di distanza non bastano. Al momento non hanno intenzione di partecipare alla commemorazione. «Non ce la sentiamo di tornare lì dopo quanto accaduto», è il sentimento che emerge tra i genitori dei ragazzi italiani morti nell’incendio. Tra loro le famiglie di Chiara Costanzo, 16 anni, di Milano, Achille Barosi, anche lui sedicenne milanese, Riccardo Minghetti, 16 anni, di Roma, Giovanni Tamburi, 16 anni, di Bologna, e Sofia Prosperi, la quindicenne italo-svizzera; e quella di Emanuele Galeppini, 17 anni, di Genova. Sei nomi, sei storie interrotte nella notte in cui avrebbero dovuto festeggiare l’arrivo del nuovo anno.

La scelta di non tornare, almeno per ora, riguarda anche alcune famiglie dei giovani rimasti gravemente feriti, da quella di Giuseppe Giola a quella di Francesca Nota. Per loro il ricordo di Crans-Montana è legato non soltanto alle ore dell’incendio, ma anche ai mesi successivi, trascorsi tra ospedali, attese e notizie sulle condizioni dei figli. La commemorazione, dunque, rischia di trasformarsi in un ritorno troppo doloroso.

La decisione

Inizialmente la cerimonia era stata organizzata al polo sportivo di Crans-Montana, nei pressi del centro congressi Le Régent. Proprio lì, nelle ore successive all’incendio, si erano ritrovati i familiari dei ragazzi, in attesa di sapere se i propri figli fossero vivi, feriti o dispersi. Un luogo che per molti è diventato inseparabile dal ricordo di quelle ore. Da qui la richiesta delle famiglie svizzere di individuare un’altra sede, accolta dal Consiglio di Stato vallesano. «Abbiamo esaminato tutte le alternative possibili nelle vicinanze e siamo giunti alla conclusione che nessuna soddisfa i requisiti per una cerimonia di questo tipo», ha spiegato il presidente del governo cantonale Christophe Darbellay. La scelta è così ricaduta sulla sala Recto-Verso di Grône, una struttura in grado di accogliere fino a 800 persone. Sono stati invitati i familiari delle vittime, i sopravvissuti, i feriti e quanti intervennero quella notte per prestare soccorso, dai vigili del fuoco ai sanitari, fino agli agenti di polizia. Prevista anche la presenza di rappresentanti delle autorità svizzere e straniere.

Le richieste

C’è poi un’altra richiesta da parte delle famiglie che le autorità hanno deciso di accogliere: nessuna delle persone attualmente indagate nell’inchiesta sull’incendio sarà invitata alla commemorazione. «Posso confermare che non ci saranno», ha assicurato Darbellay. Tra gli esclusi figurano anche il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, e il municipale responsabile della sicurezza pubblica, Patrick Clivaz, coinvolti nell’inchiesta. La cerimonia si svolgerà così alle 10 del mattino del primo gennaio 2027. Per chi resterà a Crans-Montana sarà predisposta una trasmissione pubblica in diretta, come già avvenuto durante la giornata di lutto nazionale del 9 gennaio a Martigny. Ma per una parte delle famiglie italiane il primo anniversario potrebbe trascorrere lontano dalla Svizzera.

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