Transizione energetica, sprint nel 2026: il Mezzogiorno fa il pieno di investimenti

È il Mezzogiorno a trainare la nuova ondata di investimenti legati alla transizione energetica, l’area che si conferma sempre più come il grande hub energetico del Paese. Nei primi otto mesi del 2026 la Commissione tecnica Pnrr-Pniec del ministero dell’Ambiente ha espresso pareri di compatibilità ambientale su opere per 36,2 miliardi di euro, associate a una potenza complessiva di 19.481 megawatt. Un bel balzo in avanti rispetto allo stesso periodo del 2025, quando il valore dei progetti esaminati si era fermato a 25,55 miliardi e la potenza a 11.701MW. Tradotto in percentuali stiamo parlando di un aumento del 42% per gli investimenti e del 66% per la capacità energetica. Ma è la distribuzione territoriale delle autorizzazioni, contenuta nel report integrale pubblicato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

LA MAPPA

A offrire il dato più significativo che tocca da vicino il Mezzogiorno. Sommando Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna, oltre al progetto interregionale Puglia-Basilicata, si arriva a circa 31,7 miliardi di euro, pari a quasi l’88% del valore complessivo delle opere valutate. Ancora più elevata la quota sul fronte energetico: circa 17.400MW, quasi il 90% della potenza totale. La stessa relazione sottolinea come l’impatto potenziale degli investimenti riguardi soprattutto le regioni considerate a minore sviluppo dall’Unione europea. A fare la parte del leone è la Puglia, con oltre 18,27 miliardi di investimenti e 7.801MW, seguita da Sardegna, con 4,63 miliardi e 2.436MW, e Sicilia, con 4,26 miliardi e ben 3.950MW. A questi valori si aggiungono 1,85 miliardi in Calabria, 1,45 miliardi in Basilicata e oltre mezzo miliardo in Molise. La relazione del ministero individua proprio in Puglia, Sicilia e Sardegna le aree nelle quali si concentrano gli investimenti e la maggiore potenza potenzialmente installabile.

Più contenuto, ma comunque significativo, il dato della Campania. Nei primi otto mesi dell’anno sono arrivati al traguardo della valutazione ambientale progetti per 454,5 milioni di euro, con una potenza nominale complessiva di 381MW. Un dato che va comunque letto all’interno di una più ampia accelerazione degli investimenti infrastrutturali nel Mezzogiorno. La relazione della Commissione Via-Vas richiama, tra le opere di maggiore rilievo seguite nell’ultimo anno, anche la Napoli-Bari, con cinque procedure di verifica di variante e altrettante relative ai Piani di utilizzo delle terre. Il documento sottolinea inoltre l’apertura del tratto Napoli-Cancello, primo segmento entrato in esercizio di un collegamento destinato, a regime, a ridurre da circa 4 a 2 ore il viaggio fra Napoli e Bari, e a rafforzare l’integrazione del Sud nella rete ferroviaria nazionale e nel corridoio europeo Scandinavo-Mediterraneo.

PARERI POSITIVI

In totale, negli ultimi cinque anni, dal 2021 ad agosto 2026, la Commissione tecnica Pnrr-Pniec ha reso pareri per oltre 67GW, relativi a progetti che valgono più di 82 miliardi di euro di investimenti. Rispetto a questi pareri, i progetti per i quali è stato espresso il parere concorde del Mic e per i quali, quindi, il Mase ha potuto completare la fase di emanazione dei decreti hanno una potenza pari a 39GW e valgono 41 miliardi di euro, mentre risultano ancora in fase di definizione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero della Cultura progetti per una capacità di 24GW e 33 miliardi di euro di investimenti. L’accelerazione non riguarda soltanto il valore economico delle opere. Tra gennaio e agosto 2026 la Commissione Pnrr-Pniec ha espresso 481 pareri contro i 296 dell’analogo periodo del 2025, con un incremento del 63%. Le sole procedure Via-Pua sono passate da 241 a 342, +42%, mentre le verifiche di ottemperanza sono più che raddoppiate, da 40 a 84. A trainare l’attività sono soprattutto le rinnovabili: i pareri per gli impianti agrivoltaici sono saliti da 165 a 192 (+16,36%), quelli per il fotovoltaico da 29 a 47 (+62%), mentre l’eolico onshore è passato da 30 a 81, con un balzo del 170%.