Transizione energetica, in Europa boom delle auto elettriche: una su tre è zero emission

L’estate appena conclusa non è stata incandescente solo dal punto di vista climatico. Acea, l’Associazione dei Costruttori di Auto in Europa, ha divulgato i dati delle immatricolazioni di agosto ed anche le dinamiche di mercato s’infiammano. A livello continentale la transizione energetica nel settore della mobilità non è una “nicchia” come in Italia. L’andamento dell’ultimo mese, però, è lo stesso sorprendente con le vendite di vetture “full electric” che hanno fatto un deciso balzo in avanti. Avrà influito il prezzo dei carburanti alle stelle? Sicuramente ha dato una mano alla conversione, ma si tratta di un trend consolidato in atto da tempo rimasto costante durante tutto l’anno. 

La crescita

. È vero che le consegne di BEV sono cresciute del 52,2% ad agosto, ma nei primi 8 mesi dell’anno sono aumentate nei paesi dell’UE, più i 3 dell’Efta (Svizzera, Norvegia e Islanda), più il Regno Unito del 38,8%. Nell’ultimo mese le immatricolazioni di vetture solo a batteria sono passate da 159.794 del 2025 alle 243.207 di quest’anno. Il raffronto con le altre motorizzazioni è evidente: le diesel sono solo 48.586, le benzina 154.345, esclusivamente le auto con una qualsiasi forma di ibridizzazione, ma prive di spina sono un filo avanti con 273.266. Per arrivare alle 832.637 targhe totali ci sono le 94.133 plug-in (PHEV), cioè ibride-ricaricabili, una tipologia che in Italia vale più delle BEV pure, mentre in Europa rappresenta meno della metà.

I numeri

Insomma, che le elettriche diventino la prima tipologia sembra ormai una questione di mesi. Guardando il totale annuo a fine agosto le BEV sono state 2.133.364 contro 1.536.615 dei primi 8 mesi del 2025. Nell’ultimo mese la auto con la spina, cioè le full electric più le plug-in (sarebbero le ECV o NEV, auto a “nuova energia”) stanno viaggiando verso metà del mercato in diversi importanti paesi europei: 44,9% nel Regno Unito (BEV al 30,4% e PHEV al 14,5%), 44,5% in Francia (BEV al 38,3% e PHEV al 6,2%), 44,4% in Germania (BEV al 32,4% e PHEV al 12,0%) e 27,7% in Spagna (BEV al 13,4% e PHEV al 14,3%). L’Italia, come al solito, è ultima fra i 5 grandi paesi con 18,4% (BEV al 6,4% e PHEV al 12,0%) nonostante la spinta degli incentivi che c’è stata nella prima metà dell’anno. Nel totale mercato europeo la quota di ECV o NEV è stata del 40,5% (BEV al 29,2% e PHEV all’11,3%). Al netto dell’Italia la quota BEV, cioè full electric, sale addirittura al 31,3%. Se la media continentale delle BEV è ormai vicina ad un terzo del totale mercato sono impressionanti i dati di alcuni paesi soprattutto nel Nord Europa: le BEV in Norvegia ad agosto sono state il 98,7% del totale, in Danimarca l’85,9%, in Islanda il 78,2%, in Finlandia il 51,6%. Vicine alla metà delle vendite anche Olanda (48,9%), Belgio (46,2%) e Svezia (44,6%). Poi viene la Francia con il 38,3%, ma pure il Portogallo (36,1%) le BEV hanno superato il terzo del totale mercato. L’Italia è fanalino di coda con appena il 6,4% di share, dopo di lei solo 3 paesi: Polonia, Cipro e Croazia.

Un quadro quasi imbarazzante per quella che era la patria del motori e che tuttora ospita la Motor Valley.

L'analisi

Eppure nell’Unione Europea è ancora in vigore la normativa Cafe (Corporate Average Fuel Economy) che stabilisce multe o crediti ambientali per Costruttori dal 2025 in avanti. C’è anche una virtuale graduatoria che stabilisce ammende virtuali ai vari paesi per valutare il loro comportamento ecologico. Una deroga consente di non fare i conti anno per anno, ma di effettuare il punto triennale, il primo alla fine del 2027. Gli specialisti di Dataforce hanno ipotizzato la situazione a fine agosto, poco dopo metà percorso. In totale l’Europa automobilistica avrebbe accumulato 14,4 miliardi di debiti e poco più di 13 miliardi di crediti. Questa volta in testa alla lista dei debiti ci siamo noi: l’Italia a 4,438 miliardi, la Polonia a 2,816, la Germania a 2,477, la Spagna a 1,835. Fra i virtuosi il top è la Francia con 2,503 miliardi di crediti, seguita dall’Olanda a 2,376, la Norvegia a 2,355, la Danimarca a 1,775 e la Svezia 1,516. Il livello medio di emissioni del mercato tedesco, il più grande d’Europa (4,7 milioni di veicoli immatricolati nel periodo gennaio 2025-agosto 2026), è riuscito a scendere sotto i 100 grammi/km (esattamente 99,1) su un limite fissato a 93,6. L’Italia è a 111, 17 grammi/km in più rispetto al limite che, per le nostre vendite, valgono un’ammenda di quasi 4 miliardi e mezzo. La Polonia che è un mercato più piccolo del nostro ma ha un livello di emissioni di CO2 medio altissimo che tocca i 123,3 grammi/km (quasi 30 in più del consentito) dovrebbe pagare attualmente oltre 2,8 miliardi. Per fortuna che la Norvegia ha un mercato “piccolo” (275 mila veicoli nei 20 mesi presi in considerazione) altrimenti, con le emissioni medie di CO2 di appena 3,7 gr/km, avrebbe fatto saltare il banco dei crediti. I debiti e i crediti su base nazionale hanno un puro valore teorico che illustra come si sono mosse la varie nazioni, mentre le vere multe le dovrebbero pagare i costruttori. In questa speciale graduatoria quello messo peggio è il Volkswagen Group, seguito da Stellantis e Mercedes. I Costruttori virtuosi sono nell’ordine Tesla, BYD e Geely. 

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