Timothée Chalamet va in montagna in Italia e ci regala il perfetto look da trekking
Nessun red carpet, nessuna premiere cinematografica, nessuna paparazzata a bordo di un campo da basket o mano nella mano con la compagna Kylie Jenner. Questa volta Timothée Chalamet ci regala una serie di outfit da una prospettiva inedita. O forse sarebbe più corretto parlare di altitudine. Perché a fare da sfondo in questa rassegna fotografica condivisa dalla star c'è l'Italia, più precisamente le Dolomiti. L'attore ha infatti pubblicato sul suo profilo Instagram un carosello di immagini che racconta un viaggio alla scoperta del noto gruppo montuoso. Non un trekking in solitaria, ma, come rivela lui stesso nella caption del post, un'avventura condivisa con suo padre.
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Un ritiro lontano dai riflettori e da qualsiasi località turistica o paesaggio urbano in cui sarebbe stato molto facile essere intercettato da paparazzi o fan in cerca di un selfie. Qui, invece, Chalamet si immerge nella natura e nella compagnia di chi gli sta accanto da tutta la vita. E l'unico obiettivo incaricato di documentare il viaggio è quello del suo telefono. Sono proprio questi scatti spontanei a regalarci uno scorcio più autentico sullo stile dell'attore franco-americano. Inoltre, fuori dai completi sartoriali e dagli outfit studiati per il grande schermo, offre qualche spunto facilmente traducibile anche nel nostro guardaroba per le prossime passeggiate ad alta quota.
Il look da montagna secondo Timothée Chalamet
Zaino in spalla, specialità alpine, gelati e pizze immancabili – dopotutto siamo in Italia – rifugi rivestiti di legno, grotte da esplorare e paesaggi mozzafiato fanno da cornice a un Timothée Chalamet in vesti meno consuete. Non tanto per l'estetica in sé, in cui ritroviamo parte di quei codici che negli ultimi anni sono diventati sua cifra, quanto per il modo in cui li adatta a un contesto decisamente più outdoor.
I must have della montagna ci sono, con un guardaroba pensato per affrontare giornate di trekking in un clima ancora estivo ma che, ad alta quota, diventa imprevedibile. E lui non si fa cogliere impreparato, alternando capi prettamente tecnici, come giacche antivento impermeabili, a pezzi più personali, costruendo una serie di divise funzionali ma tutt'altro che anonime.
Le felpe sono un punto fermo e lui le sceglie firmate Polo Ralph Lauren, come raccontano l'iconico logo sul petto e la costruzione leggera e traspirante, con collo alto per ripararsi dagli sbalzi termici. Quando le temperature salgono, però, finiscono nello zaino, lasciando spazio a canotte oversize e t-shirt volutamente sgualcite dall'effetto used, attraversate da schizzi di colore e grafiche irregolari. Ad arricchirle collane sottili con ciondoli insoliti, tra cui una spilla da balia, e piccoli punti luce come orecchini.
Gli occhiali da sole sono gli stessi durante tutto il viaggio, un paio di Oakley con montatura color sabbia e lenti specchiate in una tonalità rosso-arancio fluo, mentre sotto ai top si alternano bermuda e pantaloni della tuta. I cappelli con visiera sono onnipresenti: prima New era, poi Supreme, caratterizzati da fantasie astratte o d'ispirazione militare.
Emerge, dunque, il Timothée Chalamet che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni. Quello che continua a dividere chi rimpiange i tempi di Chiamami col tuo nome, quando abbracciava un'estetica più fluida e romantica, espressione di una mascolinità che non aveva bisogno di ostentare durezza per risultare sensuale, e chi invece apprezza la sua evoluzione post A Complete Unknown e Marty Supreme. Quest'ultima, si traduce in uno stile più ruvido e meno poetico degli inizi, un guardaroba più rilassato e decisamente Y2K, che molti hanno inevitabilmente ricondotto anche alla relazione dell'attore con Kylie Jenner, icona della cultura pop contemporanea, chissà, qualche influenza potrebbe averla avuta.
A chiudere il quadro, il taglio wolf cut volutamente spettinato – in questo, Jacob Elordi fa scuola da tempo – e da quella combo di baffo e pizzetto poco marcata e altrettanto irregolare che contribuisce a dargli un'aria nonchalant. La concessione più ordinaria, se così vogliamo definirla, sono le scarpe da trekking. D'altronde, su questo fronte, il margine di sperimentazione stilistica è annullato quando le giornate prevedono ampi sentieri e valichi da attraversare a piedi.
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