Tetto prezzi Eni, la destra esulta. Il Pd e Landini attaccano il governo: serve strategia, non spot

L’Eni mette il price cap sui carburanti e divide la politica. Il governo ringrazia, la maggioranza (e Calenda) esulta, mentre il Pd e il segretario Cgil Landini attaccano chiedendo una strategia sui prezzi dell’energia, non spot.

"Il Governo ringrazia Eni per l'importante iniziativa di porre un tetto massimo al prezzo di benzina e gasolio. Un lodevole atto di attenzione all'Italia, che va nella auspicata direzione di calmierare il caro carburante che, a causa del difficile contesto internazionale, sta colpendo le famiglie italiane". Lo afferma una nota di Palazzo Chigi.

Per FdI quella dell’Eni “è un’iniziativa di responsabilità”. Per Adolfo Urso, si tratta di “un segnale importante che spero raccolgano anche le altre compagnie petrolifere che operano nel nostro Paese”. Per il forzista Antonio Tajani è “un esempio di sistema Paese”. Per Maurizio Lupi (Noi moderati) è “un esempio virtuoso economia sociale di mercato”. "Mi pare un'ottima notizia”, commenta il leader di Azione Carlo Calenda.

Di tutt’altro avviso l’opposizione.

"Siamo ormai al mondo al contrario della destra: Palazzo Chigi ringrazia Eni per aver messo per trenta giorni un tetto al prezzo dei carburanti. L'iniziativa di Eni come qualsiasi contributo straordinario è comunque positivo e ogni centesimo risparmiato dalle famiglie conta. Ma la domanda è un'altra: è Eni che deve supplire alle scelte del governo o è il governo che deve indicare una strategia chiara alle grandi aziende partecipate dallo Stato?". Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia.

Attacca il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini: "È da mesi che stiamo chiedendo di abbassare il prezzo dei carburanti. Ma perché il governo non interviene sugli extraprofitti delle imprese e perché non riduce, non per un mese, ma stabilmente le accise? Senza fare spot".

Per Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, di Avs, "la decisione di Eni dimostra che il prezzo calmierato era possibile, come avevamo sempre chiesto noi. Il Governo ha invece dilapidato 2,8 miliardi di euro di soldi pubblici per il taglio delle accise, togliendo risorse a sanità e trasporto pubblico, quando avrebbe potuto intervenire con un decreto legge per calmierare direttamente il prezzo dei carburanti considerata l'emergenza legata alla guerra”.

Intanto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Urso e il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto, hanno convocato per giovedì 8 ottobre le società operanti nel settore della raffinazione per "valutare come le raffinerie nazionali possano aumentare la produzione dei principali prodotti per mitigare gli effetti dell'attuale scenario internazionale sull'approvvigionamento del Paese".