Terrorismo, perquisizione e sequestri. Indagato un giovane pakistano

Terrorismo, perquisizione e sequestri. Indagato un giovane pakistano

di Mario Diliberto

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lunedì 28 settembre 2026, 20:07 - Ultimo aggiornamento: 20:08

Rimbalzano anche a Taranto i riflessi di un’indagine che punta ad individuare cellule del terrorismo islamico sul territorio italiano. In azione, nei giorni scorsi, gli investigatori della Digos jonica, guidati dal dirigente Paolo Favia. 
Gli inquirenti hanno effettuato una serie di perquisizioni su delega del pubblico ministero Maria Vallefuoco, della Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Nel mirino della Dda un cittadino pakistano di trentuno anni, attualmente residente in una struttura per l’accoglienza degli stranieri richiedenti asilo. Proprio in quella struttura nei giorni scorsi si sono presentati gli uomini della Digos per eseguire il decreto di perquisizione e sequestro firmata dal pm salentino che indaga sull’inquietante ipotesi di “associazione con finalità di terrorismo anche internazionale”. 
L’operazione della Digos rappresenta il picco di un’attività investigativa partita nei mesi scorsi sulla base del costante monitoraggio del web per intercettare eventuali fiancheggiatori e complici del terrorismo islamico. 
Stando a quanto si è appreso, il giovane pakistano residente a Taranto è stato agganciato dai controlli dell’antiterrorismo a giugno scorso. Durante le indagini svolte nel procedimento, in particolare attraverso l’analisi dei contenuti dei post condivisi dall’indagato nel social network “TikTok”, gli investigatori ritengono di aver raccolto elementi tali da far supporre l’adesione dello straniero ad ideologie che rimandano a movimenti già dichiarati di matrice terroristica. Non solo, gli inquirenti hanno monitorato anche il traffico whatsapp del sospettato riuscendo ad individuare una chat denominata 313. 
Un elemento ritenuto particolarmente significativo dagli investigatori dell’antiterrorismo. Il numero 313 ha un significato di rilievo nella dottrina musulmana di orientamento sciita, rappresentando il numero esatto di compagni, generali o leader che comporranno l’esercito dell’Imam Mahdi, il dodicesimo e ultimo Imam, delegato a ristabilire la giustizia nel mondo al momento del suo ritorno alla fine dei tempi. 
A indirizzare i sospetti verso il giovane pakistano, gli esiti delle verifiche sul suo traffico on line. Si è accertata, inoltre, un’assidua frequentazione della rete da parte del giovane, che avrebbe visitato profili social relativi alle battaglie degli Sciiti, oltre alla la visualizzazione di immagini e video nei quali si ritraggono armi da guerra ed attività correlate alla compravendita oltre che al loro metodo di utilizzo. 
L’attività investigativa, poi, ha evidenziato che il 31enne ha condiviso diversi filmati dedicati ad un ex comandante di una brigata militante sciita, già dichiarata come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e dallo stesso Pakistan. Una organizzazione che, secondo le informazioni dell’antiterrorismo, sarebbe stata finanziata e addestrata dai Pasdaran iraniani. 
Un quadro fosco che hanno convinto il magistrato salentino a procedere con perquisizioni e sequestri. E così l’altro giorno la Digos guidata dal dirigente Paolo Favia ha ispezionato l’alloggio dell’uomo, con la possibilità di estendere i controlli anche ad eventuali vetture utilizzate dall’uomo o ad altri locali a lui riconducibili. Durante la perquisizione al giovane, che è assistito dall’avvocato Andrea Salinari, sono stati anche sequestrati due smartphone che ora saranno radiografati dagli esperti del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Polposta. 
Non è la prima volta, peraltro, che l’ombra del fondamentalismo islamico si allunga su Taranto. Ad ottobre di due anni fa venne arrestato in città un ragazzo di 17 anni, di nazionalità tunisina, sospettato di addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale. Nella stanza del giovane vennero trovati e sequestrati alcuni fogli con istruzioni, disegni e calcoli per la progettazione e realizzazione di un razzo. Vennero recuperati anche quadri e disegni riproducenti vessilli dell’Isis, mentre nel suo telefono vennero scovati numerosi video e foto che rappresentano azioni compiute in passato dagli uomini del califfato.
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