Terremoto e ricostruzione: intascarono 1,6 milioni di euro, imprenditori condannati a risarcire
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La Corte dei Conti ha disposto che dovranno restituire il denaro al presidente della Regione. I due avrebbero “rendicontato, attraverso sovrafatturazioni, costi maggiorati per il ripristino di capannoni”

Il devastante sisma del 2012

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Modena, 17 agosto 2026 – Hanno chiesto e ottenuto sei milioni di euro di erogazioni pubbliche per ristrutturare immobili danneggiati dal devastante sisma del 2012 ma ne hanno utilizzati solo 4 milioni e 300mila per la effettiva ricostruzione degli edifici, trattenendo indebitamente, secondo le accuse, la differenza. I due imprenditori modenesi sono stati condannati in solido tra loro dalla Corte dei conti dell’Emilia-Romagna a pagare 1,6 milioni di euro in favore del presidente della Regione Emilia-Romagna, in qualità di commissario.
L’indagine della Guardia di Finanza
Infatti la Corte ha accolto parzialmente la richiesta della Procura regionale, che invece chiedeva la totale ‘restituzione’ della somma. La vicenda era emersa a fronte di una più vasta indagine della guardia di finanza per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche legate alla ricostruzione post sisma. In base agli accertamenti svolti dalle fiamme gialle, i due imprenditori sarebbero riusciti ad ottenere l’esorbitante cifra attraverso sovra fatturazioni, costi maggiorati per il ripristino e adeguamento di otto immobili adibiti a capannoni industriali nel distretto ceramicolo di Camposanto. In sostanza entrambi, per ottenere il contributo superiore al dovuto, secondo la Procura contabile, avrebbero sovrastimato i danni provocati dal sisma del maggio 2012, dal momento che gli immobili in loro possesso sarebbero risultati degradati già prima del terremoto, per poi far si che la ditta incaricata dei lavori rendicontasse costi maggiorati tramite sovra fatturazione.
La richiesta di contributo
La richiesta dei fondi risale al 1 aprile 2014 quando, secondo quanto ricostruito dalle indagini della guardia di finanza, i due imputati avevano richiesto un contributo pubblico di 8.852.966 euro allegando alla domanda tutta la documentazione tecnica prevista, tra cui una serie di atti firmati da un architetto che è stato assolto dai giudici contabili (al pari dell’impresa che ha eseguito i lavori e del suo legale rappresentante), e precisando di “aver già ricevuto, per i danni causati dal sisma, un indennizzo assicurativo di 810.000 euro“.
Ricalcolata la somma
Nel 2015 è stato poi concesso ai due imprenditori un contributo di oltre cinque milioni di euro ma nel 2016 è stata presentata “istanza di adeguamento del contributo già concesso per effetto di una variante progettuale in corso d’opera prescritta dall’Ausl, con il risultato che, nel 2017, la somma è stata ricalcolata in cinque milioni e 889mila euro. Le richieste della procura sono state accolte solo in parte dai giudici contabili secondo i quali i due imprenditori avrebbero effettivamente acquisito in maniera indebita 1,6 milioni di euro a fronte di un incasso di 5 milioni e 900.000, spendendo quindi solo una parte della somma ottenuta e quindi dimostrandosi “dolosamente consapevoli dell’illecito arricchimento e impossessandosi della differenza, somma per la quale devono essere condannati“. Da qui la contestazione del danno erariale, che però non tiene conto, ovviamente, del denaro effettivamente utilizzato per l’intervento di ripristino degli immobili danneggiati.
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