Tassa di soggiorno a Venezia, aumento fino a 9 euro. Gli albergatori: «Rivedere anche il contributo d'accesso»

VENEZIA - Se a Venezia aumenterà l'imposta di soggiorno, anche il contributo d'accesso dovrà essere rimodulato, magari estendendolo a tutto l'anno. Lo chiede l'associazione degli albergatori veneziani, preoccupati da una possibile ricaduta negativa che un rincaro dell'imposta potrebbe avere sulle strutture della terraferma, che patirebbero la concorrenza degli hotel dei Comuni vicini. Ieri all'incontro a Ca' Farsetti, dove gli assessori Michele Zuin e Silvia Peruzzo Meggetto hanno illustrato la proposta di rincaro, per l'Ava, c'era il direttore Daniele Minotto. «Per gli alberghi del centro storico le nuove tariffe avranno un'incidenza relativa - riferisce -. Per il cliente di un quattro o un cinque stelle, pagare 8 o 9 euro, invece di 5, cambia poco. Diverso è il caso di Mestre e degli alberghi che lavorano con i grandi gruppi. Anche i 3 euro, in questo caso, possono fare la differenza, soprattutto perché le strutture dei Comuni vicini hanno imposte di soggiorno sensibilmente più basse. Per un certo tipo di clientela, a quel punto, sarebbe più comodo andare in un hotel di Dese, Marcon o Quarto d'Altino. Per questo abbiamo chiesto con forza all'amministrazione comunale che l'aumento dell'imposta di soggiorno vada di pari passo con quella del contributo d'accesso». Altro fronte aperto per l'amministrazione comunale che, come noto, vorrebbe aumentarlo sensibilmente. Ma per questo serve una norma nazionale. Uno dei grandi temi di trattativa con Roma per il sindaco Simone Venturini, che nei mesi scorsi aveva ipotizzato un possibile ticket da 30/50 euro. «Anche senza applicare i 50 euro, basterebbe estendere l'attuale contributo a tutto l'anno - continua Minotto - In questo modo gli alberghi di Mestre resterebbero competitivi: i loro ospiti non dovrebbero pagare il contributo, a differenza di quelli dei Comuni vicini. Un modo per riequilibrare la tassa di soggiorno». Le altre richieste dell'Ava riguardano soprattutto la comunicazione e il riutilizzo delle risorse in più. «A spanne stimiamo che possa arrivare un gettito di 15 milioni in più - calcola Minotto - E condividiamo l'idea del Comune di utilizzare parte di queste risorse per finanziare eventi che contribuiscano a destagionalizzare gli arrivi».

La valutazione degli albergatori

La prospettiva che il Comune abbia più risorse da investire viene valutata positivamente un po' da tutte le categorie che sono state interpellate ieri. «Si tratta di un'imposta con un obiettivo, va finalizzata ad obiettivi legati al turismo - avverte il presidente di Confedilizia, l'avvocato Giuliano Marchi - mi sembra positivo utilizzarla, ad esempio, per garantire una maggiore pulizia della città o per cercare di differenziare gli arrivi nel corso dell'anno». Cna Venezia, da parte sua, torna a chiedere più attenzione per il mondo dell'artigianato. «L'ultima categoria produttiva che risiede a Venezia e contribuisce a farne una città vera - ribadisce il direttore Giampaolo Toso - Va bene utilizzare questi soldi per realizzare foresterie per i lavoratori del turismo, ma ci sono anche le esigenze di tanti artigiani con i loro laboratori. E poi c'è la logistica da rafforzare: penso ai trasporti per l'isola di Murano, dove ci sono sempre più alberghi e chi lavora nel settore del vetro, in certi orari, fatica a salire in vaporetto. Non si possono penalizzare i pendolari». Il tema annoso della difficile convivenza tra residenti e turisti. C'è poi il fronte più prettamente burocratico dell'imposta di soggiorno, sollevato tra gli altri da Abbav Venezia, associazione dei gestori di locazioni turistiche. «Abbiamo trovato un'amministrazione più propensa al dialogo. E questo ci ha fatto molto piace - premette Eliana Avenali - Ma non abbiamo avuto risposta alla nostra richiesta di sburocratizzazione. La contabilità di questa imposta non può restare in capo ai gestori. Abbiamo una nostra proposta alternativa».