Synology ActiveProtect Manager 2.0 e DP5200: backup più sicuri, AI e gestione fino a 120.000 workload
Torniamo a parlare di Synology, questa volta però in ottica protezione dei dati aziendali. Il produttore infatti ha ampliato il proprio ecosistema ActiveProtect con il tanto atteso ActiveProtect Manager 2.0, nuova versione della piattaforma centralizzata per il backup e il disaster recovery, affiancata dall’appliance ActiveProtect DP5200.
L’obiettivo è quello di rendere più semplice la gestione di infrastrutture distribuite, cloud e ambienti virtualizzati, senza rinunciare però a strumenti pensati per affrontare anche scenari di attacco ransomware.
La novità interessante riguarda soprattutto l’ampliamento delle piattaforme supportate, ma non solo; in questo caso si evidenzia una maggiore attenzione alla sicurezza dei backup, con crittografia dello storage e funzioni di protezione basate sull’Intelligenza Artificiale che Synology sta sviluppando per le successive evoluzioni della piattaforma.
In tale contesto emerge anche il nuovo DP5200, soluzione che porta tutto questo all’interno di un’appliance rack 1U pensata per aziende in crescita, filiali, uffici remoti e MSP.
Indice:
- ActiveProtect Manager 2.0 amplia la protezione a cloud e virtualizzazione
- La sicurezza passa dalla crittografia dello storage e anche dall’AI
- Synology DP5200 porta ActiveProtect in un appliance 1U
- WORM, air-gap e regola 3-2-1-1-0
- Prezzo e disponibilità
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748,99€ActiveProtect Manager 2.0 amplia la protezione a cloud e virtualizzazione

Il cuore dell’annuncio di Synology è rappresentato da ActiveProtect Manager 2.0, che estende la capacità della piattaforma di gestire workload distribuiti tra infrastruttura locale e servizi cloud. Rispetto alle precedenti versioni, il software amplia il supporto a piattaforme come Proxmox VE e Nutanix AHV, oltre ad ambienti IaaS come Amazon EC2 e Microsoft Azure e al servizio SaaS Google Workspace.
Questi si aggiungono alle integrazioni già disponibili con VMware vSphere, Microsoft Hyper-V e Microsoft 365, creando un ambiente decisamente più ampio per la gestione centralizzata delle copie di sicurezza. Il vantaggio, soprattutto per le aziende che utilizzano infrastrutture ibride, è quello di poter amministrare workload differenti attraverso una singola piattaforma, evitando di dover ricorrere a strumenti separati per ogni ambiente.
La gestione non riguarda soltanto la creazione dei backup, ma anche le operazioni di ripristino; ActiveProtect Manager 2.0 introduce infatti maggiore flessibilità nel trasferimento dei workload tra ambienti differenti, compresi cloud e infrastrutture on-premises.
Uno degli aspetti più interessanti di APM 2.0 riguarda proprio il disaster recovery. Synology ha introdotto la possibilità di utilizzare destinazioni remote come Amazon S3 e Azure Blob Storage per conservare copie dei dati e, in determinati scenari, effettuare il ripristino direttamente verso ambienti cloud.
Questo significa che un backup archiviato su storage remoto può essere utilizzato per riportare operativo un workload su Amazon EC2 o Azure VM, senza dover necessariamente recuperare prima i dati su un’infrastruttura fisica locale; la stessa architettura può inoltre essere sfruttata per migrare workload tra piattaforme differenti, aumentando la flessibilità nella gestione dell’intera infrastruttura.
La sicurezza passa dalla crittografia dello storage e anche dall’AI
Tra le novità introdotte da ActiveProtect Manager 2.0 c’è anche la crittografia software a livello di volume. Il meccanismo è pensato per proteggere i dati a riposo, quindi anche nel caso in cui le unità di archiviazione vengano sottratte fisicamente o l’intero dispositivo finisca nelle mani di soggetti non autorizzati.
Synology indica inoltre la possibilità di applicare una gestione dei permessi più granulare attraverso il controllo degli accessi basato sui ruoli. In questo modo non tutti gli amministratori devono necessariamente avere accesso alle stesse funzioni: è possibile differenziare, ad esempio, le autorizzazioni relative a backup, ripristino, sola consultazione e gestione completa della console.
Il passaggio più interessante dell’evoluzione di ActiveProtect riguarda però la trasformazione del backup da semplice strumento di recupero a elemento attivo nella strategia di sicurezza. Synology ha previsto funzioni di rilevamento delle anomalie basato su AI e machine learning, capaci di analizzare le diverse versioni dei backup per individuare comportamenti anomali.
Synology ha inoltre previsto l’integrazione con software antivirus di terze parti come Microsoft Defender, Bitdefender ed ESET, così da poter effettuare una scansione dei backup prima del ripristino. A questo si aggiunge Auto Fallback, che in presenza di malware nell’ultimo backup permette di tornare automaticamente alla versione più recente considerata pulita.
Synology DP5200 porta ActiveProtect in un appliance 1U

A completare l’aggiornamento software arriva il nuovo ActiveProtect DP5200, un’appliance rack da 1U pensata per organizzazioni che hanno bisogno di centralizzare la protezione dei dati senza occupare troppo spazio nel data center. Il dispositivo può essere utilizzato come server di backup standalone per proteggere i workload presenti all’interno di una singola sede oppure come server di gestione centrale per coordinare infrastrutture distribuite.
In quest’ultimo caso, una singola istanza può arrivare a gestire fino a 1.000 server e 120.000 workload, questo almeno secondo le specifiche Synology. Il DP5200 può quindi trovare posto non soltanto nel data center principale, ma anche in filiali e uffici remoti, mantenendo una gestione centralizzata attraverso ActiveProtect Manager.

La configurazione hardware conferma senza dubbio l’impostazione enterprise di Synology; il processore Intel Xeon D-1726 e i 16 GB di memoria di base possono essere affiancati da un’espansione fino a 64 GB, mentre la presenza di due porte 10 Gbps permette di evitare che la rete diventi il principale collo di bottiglia durante le operazioni di backup e ripristino.
Sul fronte dello storage, la configurazione ufficiale prevede quattro HDD da 12 TB in RAID 5 e due SSD M.2 da 800 GB in RAID 1; il dato di 36 TB va quindi letto nel contesto di questa configurazione RAID, senza confonderlo con la capacità complessiva nominale dei quattro dischi.
Caratteristiche Synology DP5200
- Formato: rack 1U
- CPU: Intel Xeon D-1726
- Memoria: 16 GB, espandibile fino a 64 GB
- Storage: 4 × HDD da 12 TB in RAID 5
- SSD: 2 × M.2 da 800 GB in RAID 1
- Capacità: fino a 36 TB nella configurazione indicata
- Gestione centralizzata: fino a 1.000 server o 120.000 workload
- Rete: 1x 1GbE RJ-45 per gestione + 2x 10GbE RJ-45 per trasferimento dati
- VM ripristinate integrate suggerite: 2
- Backup source suggerito: 21,5 TB
WORM, air-gap e regola 3-2-1-1-0
Il DP5200 non si limita comunque alla capacità di archiviazione e integra una serie di meccanismi pensati per aumentare la resilienza delle copie di sicurezza, tra cui storage WORM immutabile, air-gap logici e autenticazione multifattore.
L’approccio segue la cosiddetta regola 3-2-1-1-0, una strategia che punta a mantenere più copie dei dati su supporti e destinazioni differenti, includendo almeno una copia isolata e una verifica che non presenti errori. L’idea dell’azienda quindi è creare una catena di backup che rimanga utilizzabile anche nel caso in cui i sistemi produttivi vengano compromessi.
Non meno rilevante, anzi un ulteriore punto a favore dell’offerta Synology, è rappresento dalla gestione centralizzata. Un’azienda con più filiali potrà infatti distribuire appliance nei diversi siti e mantenere una supervisione centralizzata dei workload, senza dover configurare ogni sede come un ambiente completamente indipendente.
La possibilità di arrivare a 120.000 workload e 1.000 server monitorati porta il sistema su una scala decisamente superiore rispetto alle classiche soluzioni di backup destinate a piccoli uffici, senza omettere che il formato 1U rende il DP5200 relativamente semplice da integrare all’interno di rack già presenti.
Prezzo e disponibilità
ActiveProtect Manager 2.0 è disponibile senza costi aggiuntivi per i dispositivi della serie DP, mentre il nuovo DP5200 è disponibile attraverso la rete globale di distributori e partner Synology. L’azienda al momento non ha reso noto il prezzo per il mercato italiano del DP5200, quindi da questo punto di vista bisognerà attendere indicazioni da parte del produttore.
Sembra comunque abbastanza evidente che Synology punta su un’idea precisa, ovvero rendere la protezione dei dati aziendali più centralizzata e meno dipendente dalla singola infrastruttura. ActiveProtect Manager 2.0 amplia il perimetro verso cloud e virtualizzazione, mentre il DP5200 porta tutto questo in un’appliance 1U progettata per crescere insieme alle esigenze dell’organizzazione.
