Suprematisti minorenni inneggiano a terroristi, nazisti e violenza sulle donne sui social: 14 indagati. Diffusi anche manuali di fabbricazione di armi

VERONA - I video postati sui social di terroristi noti, poi l'inneggiamento a Hitler e alla violenza sulle donne. Sono 14 i minorenni indagati a vario titolo, per ipotesi di reato che comprendono l’istigazione a delinquere, la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, l’addestramento ad attività con finalità di terrorismo e i reati associativi con finalità di terrorismo, secondo le contestazioni formulate nell’ambito dell’inchiesta.

L’indagine, coordinata dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e condotta con il ROS dei Carabinieri, ha interessato gruppi social riconducibili agli ambienti accelerazionisti, suprematisti e neonazisti. Sequestrati armi bianche, materiale di propaganda e numerosi dispositivi informatici. Le attività investigative, delegate dalle Procure di Roma – ordinaria e per i minorenni – e dalla Procura di Venezia, hanno interessato 17 persone, 14 delle quali minorenni, residenti in diverse aree del territorio nazionale. Alle operazioni hanno inoltre partecipato i Carabinieri dei Comandi provinciali di Roma, Como, Catanzaro, Bologna, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo e Trento. Diciassette perquisizioni, tra persone, abitazioni e dispositivi informatici, in diverse province italiane. È il risultato dell’operazione eseguita il 24 settembre dagli agenti della Digos della Questura di Verona, coordinati dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, con il supporto delle Digos di Napoli, Benevento, Brescia e Trento e del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri. 

Le indagini partite dal monitoraggio dei social

L’attività investigativa è nata dal monitoraggio online di ambienti riconducibili all’area accelerazionista, suprematista e neonazista, con particolare attenzione ai contenuti diffusi attraverso i social network.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli indagati avrebbero partecipato a due gruppi nei quali venivano condivisi documenti, immagini, video e materiali di propaganda riconducibili all’ideologia nazista e alla supremazia della razza bianca.

Tra i contenuti individuati figurano manifesti e documenti prodotti da autori di attentati suprematisti, video celebrativi di esponenti del terrorismo di matrice suprematista, materiale di propaganda razzista e antisemita, contenuti di negazione dell’Olocausto e riferimenti celebrativi al nazismo, alle SS e al fascismo.

L’attività di monitoraggio avrebbe inoltre evidenziato la circolazione di materiale relativo all'uso di armi e alla realizzazione di ordigni esplosivi artigianali, oltre a indicazioni riconducibili a forme di addestramento e preparazione ad azioni violente.

Nel mirino due gruppi online

Una parte dell’inchiesta riguarda un gruppo privato denominato “Chat del Nuovo Ordine Europeo”. Al suo interno, secondo gli investigatori, sarebbero stati pubblicati e condivisi video, immagini e documenti di propaganda nazista e suprematista, contenuti di odio contro gli ebrei e materiale di negazione della Shoah.

Nello stesso spazio virtuale sarebbero stati diffusi anche manifesti riconducibili ad attentatori suprematisti e documentazione relativa alla costruzione di ordigni esplosivi.

Un secondo filone riguarda il gruppo denominato “F.F.I. – Fronte Fascista Italiano”. In questo caso, gli investigatori hanno rilevato la condivisione di messaggi razzisti e di contenuti di incitamento all’odio contro ebrei, persone di colore e omosessuali, oltre a materiale di negazione dell’Olocausto.

Sempre secondo la ricostruzione investigativa, nel gruppo sarebbero stati diffusi video di esecuzioni e massacri ai danni di minoranze etniche, materiale di propaganda riconducibile al gruppo suprematista The Base e documentazione relativa all’autoadestramento e alla preparazione di azioni violente.

I sequestri

Le perquisizioni hanno consentito di acquisire armi bianche, vessilli e oggettistica riconducibile alla simbologia nazista, oltre a numerosi dispositivi elettronici che, secondo gli investigatori, sarebbero stati utilizzati per la produzione e la diffusione dei contenuti oggetto dell’indagine.

L’attività investigativa prosegue ora attraverso l’analisi del materiale sequestrato, in particolare dei dispositivi informatici, che potrebbe consentire di ricostruire ulteriormente la rete di contatti e le modalità di diffusione della propaganda all’interno dei gruppi monitorati.