Sulle parole bigotte di Tajani stiamo sbagliando totalmente focus
Dato che i nostri politici hanno scelto di gareggiare tra loro per vedere chi più di tutti non ce la può fare, l’altro giorno il ministro degli Esteri Antonio Tajani se n’è uscito dicendo che il modello di moglie è la donna seria, che ha avuto pochi partner sessuali, che indossa le gonne lunghe. Una dichiarazione che è folle fare in questo momento storico, al punto che è più sensato immaginare che il ministro sapesse esattamente a che reazione sarebbe andato incontro, e l’abbia calcolata.
È ovvio infatti che si è scatenato un putiferio da ogni parte: quando mai nel 2026 andiamo ancora dicendo che la ragazza con la gonna corta è una poco di buono? E soprattutto quando mai è un ministro a dirlo?
L’immagine proposta da Tajani è quella dell’angelo del focolare, la donna morigerata che non è interessata ad attirare gli sguardi maschili, ma è desiderosa solo di compiacere il marito e occuparsi della famiglia. Cose che andrebbero considerate adatte a qualche eone fa.
Ma il punto del discorso erano le gonne corte?
L’indignazione sta quindi ruotando attorno a questo punto: il discorso di Tajani sarebbe sessista perché relegherebbe la donna, ancora una volta, al ruolo di genere dal quale faticosamente si sta liberando. Se con sessista intendiamo questo significato, cioè il sostegno dei ruoli di genere, certamente è così.
Però il discorso del ministro non è terminato con la frase sulla donna. Quella è la versione tagliata che gira ovunque, ed è la parte che è stata ripresa letteralmente e spalmata su ogni giornale e post di Instagram; ma il discorso si concludeva menzionando anche il modello maschile da cercare se una donna vuole sposarsi.
Il modello di marito è l’uomo che va al lavoro con la giacca e la cravatta, contrariamente al playboy che va in palestra. Entrambi i modelli, femminile e maschile indicano affidabilità: persone serie, che non vanno con qualcuno di diverso ogni notte, non stanno lì a pensare a essere appariscenti, ci tengono al lavoro e alla casa. Loro sono quelli che a casa ci tornano, quando li chiami ci sono.
E perché sceglie l’affidabilità? Perché paragona i mariti e le mogli modello alla destra, e i mariti e le mogli poco di buono alla sinistra. Visto così, il suo discorso è ancora più stupido.
Bigottismo e chiusura, ecco quali sono i cardini
Tutto questo polverone, quindi, non solo è, come sempre, un sottofondo che opportunamente distrae dalle questioni vere che colpiscono la quotidianità dei cittadini - e ce ne sono a iosa; ma è anche focalizzato sull’obiettivo sbagliato! Tajani non ha semplicemente detto che le donne devono stare a casa: ha promosso un modello di famiglia basato sulla castità, sulla dedizione e sulla serietà. Ci sarà anche del patriarcato in questa immagine, ma non c’è neanche lontanamente solo questo. C’è il rifiuto della sessualità, della vita individuale, dell’intreccio di cose ed esperienze; c’è perfino la simbologia vecchia come il cucco della cravatta contrapposta al fisico da palestra. Che in questo quadro rientri anche la donna che cura i figli è scontato.
Un’umiliazione politica neanche riconosciuta
E c’è un’altra operazione retorica che il ministro compie, senza che nessuno se ne accorga perché assordato dalla sirena del patriarcato lanciata a tutto spiano: screditare la parte politica avversa associandola a comportamenti moralmente riprovevoli. La sinistra non è seria perché oggi va uno, domani con un altro; si veste in modo bizzarro, fa tardi la sera, le piacciono le novità.
Questo è il succo del suo discorso: semplicemente rimettere al centro la retorica della morigerata serietà, forse anche in contrapposizione alla sguaiatezza di Vanacci, che fa il paio con la serietà politica, la fedeltà: noi non tradiamo il nostro marito o la nostra moglie, non siamo mica come quelli lì di sinistra. La cosa triste? La sinistra questa presa in giro non l’ha neanche capita.